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venerdì 7 dicembre 2012

Natale è alle porte

 Eh, già, Natale è alle porte e lo si capisce da tre cose: oggi a Milano ha nevicato. Oggi era Sant'Ambrogio, e c'è stata la prima della Scala col Lohengrin di Wagner (io l'ho immaginata così, poi ho scoperto d'essermi sbagliata). E da domani per tradizione si allestisce l'albero di Natale.
C'è chi l'ha già fatto, per la verità.
Io un tempo lo facevo molto prima.
Anzi, fosse stato per me avrei cominciato a fare l'albero subito dopo ferragosto.
Ma adesso non è più tanto facile.
Soprattutto perché non so dove metterlo.
Insomma, mi serve un posto dove i gatti non possano raggiungerlo.
E mangiarselo.
Una volta l'avevo messo a terra: tempo venti minuti e me l'hanno buttato giù. Ci si sono arrampicati, hanno strappato le decorazioni, hanno fatto un gran casino, insomma.
Ma dove metterlo, al di fuori della loro portata?
Loro sono gatti, si arrampicano.
Potrei infilarlo in cima alla libreria.
Ma lì non c'è spazio, e poi non lovedrei più neanch'io.
O ancora, potrei appenderlo al soffitto a mo' di lampadario.
È un'idea, no?...


sabato 18 agosto 2012

Nuova veste grafica


Anche se ormai veleggiamo spediti verso settembre e l'autunno, la calura di questi giorni mi ha spinto a rinnovare il look del blog. Vi piace il nuovo banner? ^____^

PS: prima che qualcuno me lo faccia notare, lo so benissimo che la storia delle mutande in frigo la diceva Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza. Infatti la mia è una citazione assolutamente voluta ;)

mercoledì 28 marzo 2012

Novità

Sapete che cos'è? No????
Be'... facciamo che ve lo dico fra un po' :-P
La vostra latitante
IsaBella

domenica 25 dicembre 2011

Christmas with the yours

Ci risiamo.
Fra poco, come di consueto in questo periodo, ci sarà l'ennesima riedizione di quell'usanza comune nota come “pranzo di Natale”.
Che angoscia. Che ansia.
Dal pranzo di Natale ognuno si aspetta cose diverse, ma quelle cose vuole che siano fedeli a sé stesse e costanti nel tempo.
Una variazione corrisponde a un alto tradimento.
“Come sarebbe a dire quest'anno niente tortellini in brodo? I tortellini in brodo li ho sempre mangiati. Si devono mangiare. Altrimenti non è Natale.”
Come se fossero i tortellini in brodo (o il panettone coi canditi, o la minestra di pollo e verdure, o chi per esso) a determinare la festività.
Ma non è questo ad angosciarmi.
Quel che mi angoscia di più è l'annuale incontro con LA FAMIGLIA!
Non so se avete anche voi quest'impressione, ma in occasioni del genere a me pare che i difetti di ognuno sembrino mettersi in mostra più del solito, quasi venissero esaltati dall'evento. I miei difetti, soprattutto...
Altro inghippo: quando torno in FAMIGLIA (per le feste di Natale io e G siamo ospiti dai miei) a me sembra sempre di tornare indietro nel tempo. Come se anni di lavoro ed esperienza venissero annullati da un magico colpo di spugna. Di colpo e di botto non sono più la donna autonoma e sicura di sé che tutti conoscono e ammirano (ehm...) ma torno una bimbetta impacciata e timorosa, che ha talmente tanta paura di sbagliare anche le cose più banali che poi, inevitabilmente, finisce con lo sbagliarle davvero.
Questo perché la FAMIGLIA ha un'immagine cristallizzata di noi. Ci conosce da una una vita e pensa che noi siamo sempre gli stessi. Non ha la più pallida idea che possiamo essere cambiati, e che abbiamo anche fatto tanta fatica per cambiare. Perciò se tu eri un bimbetto brufoloso e scemo, ghiotto di dolci e appassionato solo di giochi turbolenti, la FAMIGLIA sempre così ti vedrà. Anche se tu ormai sei un figo intelligentissimo, plurilaureato, amante dell'arte e che detesta i dolciumi.
Quando io torno in FAMIGLIA smetto di essere adulta e autonoma. Se voglio un caffè extra devo chiedere il permesso. Se devo uscire bisogna avvertire un mucchio di gente, e se qualcuno non è d'accordo (“Eh, no, fra un po' si pranza!”) mi tocca anche soprassedere. Non posso fumare in casa. Questo mi angustia. Devo andare sul balcone, e anche così una ramanzina da parte di qualcuno mi arriva sempre. Ogni volta che mi accendo una sigaretta parte uno spot antifumo Pubblicità Progresso... Se scatto una foto c'è sempre qualcuno che chiede perché cavolo la sto facendo. E “Fatti miei!” non è mai una risposta accettata. Potrei dire che è per lavoro. Ma quando mi sento una bimbetta impacciata mi riesce difficile parlare di lavoro. E poi le bimbette impacciate non lavorano.
Però in certi momenti è confortevole.
L'altra notte mi stavo addormentando nella mia vecchia cameretta, con la testa sul mio vecchio cuscino, guardavo le luminarie del palazzo di fronte che mi sembravano le stesse di quando avevo otto anni (probabilmente lo sono). La stessa cameretta dove davo le mie feste delle medie. Quella dove sognavo cosa avrei fatto da grande. Quella dove ho dato il mio primo bacio (causa gioco della bottiglia a una delle suddette feste delle medie). E mi sono sentita proprio come allora, con un mucchio di fantasie ancora da realizzare e tanta speranza di farcela. Mi è sembrato quasi di essere ancora in quel periodo, come se tutta la vita trascorsa nel frattempo non fosse che un sogno.
Poi mi sono girata e ho visto G che mi dormiva placidamente accanto.
E allora ho capito che non era stato solo un sogno.

NELLA FOTO: l'albero non è più quello di quando ero piccola, ma quest'angioletto ce l'ho da quando andavo all'asilo.

mercoledì 26 ottobre 2011

La parola di oggi è... DISORDINE

Disordine, s.m.: Perturbamento dell'ordine, stato di confusione. Sinonimi: confusione, caos, scompiglio, sconvolgimento, disorganizzazione, disservizio, negligenza, eccesso, sfrenatezza, sregolatezza, dissolutezza. Contrari: moderazione, calma, tranquillità, equilibrio, ordine, sistemazione, organizzazione.

Okay, tanto vale confessarlo. Io sono disordinata. Disordinatissima. Un caos. Uno stato di confusione, scompiglio, disorganizzazione e chi più ne ha più ne metta.
Sono sempre stata così, inutile negarlo. E più cerco di correggermi più divento disordinata. Più cerco di essere ordinata più il caos sembra travolgermi.
La sapete quella vecchia storia di noi disordinati? “Ma il mio è un disordine organizzato. In realtà sembra tutto sottosopra, ma quando mi serve qualcosa so sempre dove cercarla.” La conoscete, no?
Balle! Non è vero niente! È solo una scusa! Almeno per quanto mi riguarda.
Il mio è un disordine disordinato e basta.
Io le cose le perdo eccome.
Le perdo continuamente.
Ora, per esempio, ho perso una scheda di memoria della macchina fotografica, e mi dispiace perché dentro c'erano delle foto a cui tenevo e che non avevo ancora salvato.
Ma come ho fatto a perderla? La tengo sempre nella macchina fotografica, com'è stato possibile che l'abbia levata e messa chissà dove senza neppure accorgermene?
Oppure... ho un'altra teoria. Me l'hanno fregata i gatti e adesso ci stanno cercando foto compromettenti per ricattarmi e ottenere spuntini extra in cambio del silenzio.
Sì, dev'essere andata così...

PS: qualcuno una volta mi disse che il caos delle mie cose non fa che riflettere il caos che ho nel cervello. Se è così, allora devo cominciare a far ordine dalla testa... difficilissimo!!!

lunedì 24 ottobre 2011

Può sempre andar peggio...

Polemica, oggi sono polemica.
Non lo sono quasi mai, di solito sono scema e basta. Ma ogni tanto essere polemica mi va.
Non dovrò mica giustificare anche questo?
Che brutta cosa dover giustificare le emozioni.
“Perché ridi per questo?”
“Perché piangi per quell'altro?”
“Come mai questa cosa ti piace?”
“Come fa a non piacerti quest'altra cosa?”
A me è sempre capitato. Fin da quando ero piccola se ero contenta o triste dovevo sempre spiegare perché. “Perché sì” non era mai una risposta accettata...
Come se fosse davvero possibile spiegarlo. Come se fosse davvero possibile dare una giustificazione plausibile che spieghi perché uno guardando Titanic piange e un altro, guardando lo stesso film, ride (come me!!!), o sbadiglia. O se ne va. O altro (a scelta).
Però è così, tutte le volte che uno prova un'emozione di un qualunque tipo, sia in negativo che in positivo (e la esprime pubblicamente, questo forse è il punto importante), sbuca sempre qualcuno che non è d'accordo. Che ne sembra in un certo senso infastidito. Per così dire.
C'è sempre di più. C'è sempre d'altro.
Muore il tuo campione preferito e tu piangi (ogni riferimento a fatti reali non è casuale ma... assolutamente voluto)? E c'è sempre quello che ti ricorda che c'è gente che sta peggio... che c'è chi guadagna di meno e muore lo stesso (per esempio...). E poi perché piangi per lui e non per quell'altro? Eppure quell'altro era altrettanto famoso/ricco/importante/eccetera... se non di più!
Perdi il tuo gatto/cane/criceto/pesce rosso adorato? Puntuale arriva quello che ti ricorda che tanta gente muore e tu stai lì a piangere per il gatto/cane/criceto/pesce rosso ecc...
Soffri per un motivo che tu solo sai ma che in qualche modo ti tocca nel profondo? Ecco che arriva chi ti dice che c'è chi sì che soffre, altro che tu... che ci sono motivi ben più alti per piangere... eccetera, eccetera, eccetera...
Lo so che c'è chi sta peggio. Lo so che ci sono cose peggiori nella vita, non sono scema e non ho gli occhi foderati di salame (cosa che, tra l'altro, se sei animalista, è già da sé fonte di dolore). Lo so che il mio gatto/cane/criceto/pesce rosso era solo un gatto/cane/criceto/pesce rosso. Lo so che il mio campione del cuore era ricco/famoso/riverito/pieno di donne/eccetera. Lo so che quel gatto/cane/criceto/pesce rosso/campione/cantante/attore/chi più ne ha più ne metta se la passava bene in vita. Ma la sua scomparsa mi rattrista. Questa cosa in particolare mi porta dolore. Mi colpisce. Mi affanna. Mi fa venir voglia di dire: sì, questa cosa mi addolora!
Anche se, lo so, c'è di peggio.
C'è sempre di peggio.
Anche se perdessi la persona a me più amata (e sgratt sgratt, spero di no!!!), lo so che ci sarebbe sempre chi sta peggio di me.
Ma questo non m'impedirebbe di soffrire lo stesso.
Perfino se (per dire) quella persona cara se la fosse cercata.
Che poi la cosa curiosa è che queste richieste di giustificazioni arrivano solo sulle tragedie. Sulle cose brutte, perlomeno.
Se io dico: “Oggi sono felice perché il mio lui mi ha dato un bacio come non me lo dava da mesi.” mai qualcuno che venga a dire: “Eh, ma guarda che c'è gente che si sollazza di più!”
O se dico “Questo mese (io sono libera professionista e non ho un reddito fisso: scusate, lo so che è un male, ma mi va così da anni...) ho guadagnato 200 euro più del solito, che bello!!!”, non viene mai il tipo a dirti: “Ma con tutta la gente che guadagna milioni tu gioisci per 200 euro?”.
Questo non capita mai.
Strano, vero?
Lo so che è bello e gratificante giudicare agli altri, ci fa sentire grandi... io certe volte lo faccio perfino quando vado al supermercato e guardo cosa comprano quelli che stanno davanti o dietro di me. È bello sentirci migliori pensando che noi notiamo cose più importanti. Che facciamo scelte migliori. Che noi sì che sappiamo per cosa vale ridere o piangere e gli altri no, gli altri sono stupidi e/o superficiali...
Però non so se sia giusto... non lo so davvero.
(E poi basta perché ho usato troppi puntini di sospensione e io detesto i puntini di sospensione...)

...e niente illustrazioni, che non sono in vena... sono solo addolorata. Punto.

sabato 22 ottobre 2011

Metodi antistress

C'è chi si mangia le unghie, chi si tormenta i capelli, chi si morde le labbra, chi mastica penne e matite, chi rumina chewing-gum... io giocherello con la gommapane. Voi l'avete mai fatto?

venerdì 21 ottobre 2011

Colori, colori...

Oggi gira così. Mi andava di pitturare il blog color glicine. E di dargli un'aspetto un po' retrò.
Cose che capitano con le mezze stagioni (che, come tutti sanno, non ci sono più)...
Che ve ne pare? ^___^

mercoledì 31 agosto 2011

Equivoci...

Stanotte, causa caldo (perché anche se la temperatura s'è lievemente abbassata io patisco ancora il caldo) mi sono svegliata, mi sono voltata verso la mia dolce metà (alias G... quello che non vuol comparire ma che, avrete capito, è la mia dolce metà) e sono rimasta sbigottita. Perché ho visto questo:
“Oddio!”, mi son detta, “Che pancia ha messo su! E che strani rumori emette dal ventre! Tutta colpa mia. Con i miei stupidi esperimenti culinari lo sto trasformando in una mongolfiera! Ah, ma da domani si cambia. Da domani dieta per tutti. Non posso permettere che il mio Principe Azzurro si trasformi nella caricatura del Tenerone!”
Poi ho guardato meglio. E mi sono resa conto di cos'era quella preoccupante escrescenza. Questo:

Accidenti, per un motivo o per un altro i gatti riescono sempre a farmi preoccupare!

martedì 30 agosto 2011

Perché?

Perché non mi lasciate mai commenti nel blog?
Perchéééé????? :-((((

lunedì 29 agosto 2011

L'intervista...

Fin da ragazzina io ho una fantasia... una delle tante, intendo. No, tranquilli, non è roba erotica. Questa qui non lo è. Insomma, ogni tanto immagino di essere una scrittrice famosa e qualcuno m'intervista. Dev'essere una fantasia comune a molte ragazzine, anche se credo che quelle normali sognino di essere più che altro cantanti, attrici, modelle e così via (non so cosa sognino adesso le ragazzine, e forse preferisco continuare a non saperlo...). Comunque siccome poi da grande un paio di volte m'è capitato davvero di essere intervistata (sorvoliamo il perché) mi sono resa conto di un fatto stupefacente. Quando mi fanno le domande io non so che rispondere. Davvero. Tra l'altro, questo capita spesso anche in vari contesti sociali, quando conosco gente nuova che mi fa domande esistenziali. Tipo “Qual è il tuo colore preferito?”. Boh?!?
Perciò vedete che faccio bene ad allenarmi alle interviste, caso mai dovesse capitare di nuovo.
Oggi mi alleno col questionario di Io Donna. Vediamo un po'...

DOMANDA: Il tratto principale del suo carattere?
RISPOSTA: Ah, ehm... be', ecco...
D.: La qualità che preferisce in un uomo?
R.: La... mah?
D.: E in una donna?
R.: È... uhm... uh?
D.: Il suo miglior amico?
R.: Non ho capito la domanda!!!
D.: L'ultima volta che ha pianto?
R.: Vediamo, sarà stato... fra cinque minuti???
D.: Autore preferito?
R.: Sicuramente si tratta di... no, potrebbe essere... ma forse... va' un po' a saperlo...
D.: Attore e attrice preferiti?
R.: Mah? Dipende...
D.: La canzone che fischia più spesso sotto la doccia?
R.: Questa la so. Nessuna! Perché io non ho la doccia, ho la vasca da bagno (fiùùùù! Almeno una è andata!)
D.: Se dovesse cambiare qualcosa nel suo fisico, che cosa cambierebbe?
R.: Il girovita (e due!!!)
D.: Il dono di natura che vorrebbe avere?
R.: Una fortuna sfacciata. No, poi diventerei antipatica. Allora una grande intelligenza. Ma così poi pensate che non sono già intelligente. Vediamo... quanto tempo mi date per pensarci?...


Mi sa che devo studiarmela meglio...

lunedì 11 luglio 2011

X-Women...

E riparliamo di salottini prova. Ci sono tornata recentemente e anche stavolta m'è venuta voglia di sbattere la testa contro lo specchio.
Ma non è tanto coi salottini prova che ce l'ho (pure se con quelle lampade roventi che fanno contrasto con le temperature polari, date dall'aria condizionata, nel negozio un po' di fastidio me lo danno ancora).
Piuttosto è con le taglie degli abiti.
Non mi ci trovo, secondo me c'è un inghippo.
Datemi pure della complottista, ma sono sicura che da qualche anno a questa parte le taglie siano cambiate.
Sono scivolate tutte verso il basso.
Un tempo mi ricordo che c'erano 3 taglie fondamentali: la S, la M e la L, ovvero Small, Medium e Large (piccola, media e grande).
Adesso si parte da XXS. E poi si va su fino alla XXL.
Ok, fin qui niente di male.
Se ci fosse un'effettiva corrispondenza.
Ma com'è che se prendo in mano una L mi pare piccola?
Perché non è davvero una L. È una M travestita da L!!!
Così la M in realtà è una S... e la XXS cos'è in realtà? Una taglia baby?
Ora, io ammetto di non essere un fuscello, ma sono sicura di avere una taglia abbastanza nella media. Insomma, ci sono molte donne più grosse di me, se io devo rivolgermi alla XL loro come dovrebbero vestirsi? E poi, se io porto una 46 tu, fabbricante di vestiti maledetto, perché mi porti una 46 ma ci scrivi sopra che è una 50? Per fare cifra tonda? Non è che così mi invogli molto a fare acquisti, sai?
Se un cambiamento di taglia volevi fare, dovevi farlo al contrario. Cioè, la 46 restava una 46 ma tu ci scrivevi sopra 42. Così magari a me veniva voglia di prenderne di più. Magari. Prezzo permettendo, voglio dire...
Vabbé, in sostanza quei pantaloni neri erano assai carini, ma la L che in realtà è una M stretta non mi stava, e la XL, che in realtà è una M abbondante, non c'era perché è una taglia che finisce subito (ci credo! Dev'essere tra le più diffuse!). Perciò io non li ho comprati e tu hai perso un'occasione.
Tiè! Così la prossima volta impari!
 
...lo so, per una che non scrive da tanto questo post di ritorno fa un po' schifo... ma con questo caldo non sono riuscita a pensare a nulla di più intelligente...

lunedì 13 giugno 2011

mercoledì 1 giugno 2011

Sopravvissuta! Ovvero... tanti auguri a me!

Finalmente comincio a riprendermi. Da cosa? Dal mio compleanno! Non ve l'avevo detto? Il 24 è stato il mio compleanno (anzi, colgo l'occasione per ringraziare nuovamente per gli auguri). Naturalmente non vi dirò MAI quanti anni ho compiuto. Saperlo è anche del tutto irrilevante, tra parentesi. Insomma, non è della mia età che voglio parlare, ok? Ma della difficoltà di organizzare un... cos'era, un rinfresco? Un ricevimento? Una festa? Un incontro? Sì, quella cosa lì, dai... per i parenti.
Non è stata una mia idea, quella di organizzare i festeggiamenti familiari a casa mia. Io non l'avrei mai fatto, ma ho ricevuto “una proposta che non potevo rifiutare”. Per non correre il rischio di ritrovarmi con una testa di gatto nel letto (io sono abituata ad averci i gatti interi, nel letto), ho accettato.
Il compleanno è stato martedì, ma la festa l'abbiamo fatta sabato 28. Così ho potuto farmi il mio bel colloquio di venerdì con una certa tranquillità (a proposito, tutto bene su quel fronte). E intanto sono riuscita a guadagnarmi qualche giorno in più per preparare casa.
Ok, tanto vale che ve lo confessi. Io sono un po' disordinata. Un po' tanto, d'accordo (detesto quando G sbircia da sopra le mie spalle quello che scrivo e fa anche commenti). E detesto fare i mestieri. Motivo per cui ai miei parenti non piace venire da me. Il che è un ulteriore incentivo a non fare i mestieri, a mio avviso.
Comunque stavolta non c'era scampo.
Naturalmente G mi ha aiutata. Lui nei mestieri è anche più bravo di me. Ok, ok, la dico tutta: in realtà io ho aiutato lui... un pochino. Per esempio, non camminavo in corridoio subito dopo che lui aveva lavato in terra. Meglio di niente, no? E poi è tanto carino, G, quando si veste da piccolo casalingo, col grembiule di Snoopy, i guanti di gomma e uno strofinaccio sulla spalla. Gliel'ho detto, glielo dico sempre, anche stavolta. Gli ho fatto gli occhi languidi, lui mi ha minacciato con lo scopino del WC (“Ti pare il momento giusto?”, ha borbottato, “Ho ancora un mucchio di cose da pulire!”) e io ho cercato di dirottare la mia torbida fantasia su più casti pensieri, tipo il mio innocente, e imminente, colloquio.
Sto uscendo fuori traccia, come mi dicevano a scuola quando cambiavo arbitrariamente l'argomento delle composizioni.
Del resto saltare di palo in frasca è il mio sport preferito. Anzi, è proprio l'unico sport che pratico.
E così sabato c'è stato questo benedetto ricevimento.
In una casa piccola è difficile ospitare tanti parenti, ma i miei sono diabolici e sono riusciti a entrare lo stesso.
Avevo dato come orario di “apertura delle danze” le otto di sera. Il che vuol dire cha mamma e papà si sono presentati, come da copione, alle sette e mezza. Loro sono quel tipo di persone che quando ti danno appuntamento a mezzogiorno in realtà intendono le undici e mezza. E si seccano per il ritardo se tu arrivi davvero a mezzogiorno.
C'era anche la mia mitica zia Ramona, con quel poveruomo (che resti tra noi, a me fa davvero pena) dello zio Osvaldo. G è sceso dall'alto della sua imponente statura per farle (alla zia Ramona) il baciamano. La zia, che è piccina e magrolina e riesce a guardarlo solo dal basso, è andata in brodo di giuggiole e io per vendetta gli (a G) ho assestato un calcio in uno stinco. Se io non faccio nulla per piacere ai miei parenti, perché dovrebbe farlo lui? Questa è concorrenza sleale, ecco!
I gatti sono andati a nascondersi sotto al letto assieme ai miei fumetti e a una ciotola piena di tonno, e la festa ha avuto inizio.
Vale, la mia deliziosa sorellina, ha nuovamente equivocato sul significato del termine “cena informale”. Si è presentata con dei tacchi + plateau vertiginosi e un abito nero tutto luccicoso e scollato. Aveva così tanto profumo addosso che il mio non si sentiva più. E il mio era uno Chanel, mica cotiche. Nonostante la presenza inamidata del suo compagno (che lei si ostina a chiamare “fidanzato” perché pensa di avere ancora vent'anni), Vale ha continuato imperterrita a fare gli occhi dolci a G per tutta la sera. Chissà, forse ha già dimenticato il clamoroso picche che lui le diede anni fa. O forse non lo fa apposta, per lei è semplicemente impossibile non cercare di sedurre tutti gli umani maschi e adulti che incontra. Spesso, a onor del vero, ci riesce. Qualche volta no. Ma non se ne accorge.
Comunque anche sabato non ha ottenuto niente a fare la cascamorta con G, ma immagino che questo per lei sia assolutamente irrilevante.
La cugina Vanessa (cugina di mamma, non mia direttamente) evidentemente credeva che io non avessi preso nulla da offrire agli ospiti, ed è arrivata con intere teglie piene di stuzzichini. La cugina Vanessa pensa di essere l'unica a saper far da mangiare, ed è anche molto permalosa. Perciò abbiamo mangiato per prime le sue leccornie. Anche se io e G avevamo già fatto scorta abbondante di formaggi, salumi e altre cose da offrire (perché era un rinfresco in piedi, non una cena seduta).
I prosecchi sono scomparsi alla velocità della luce, così come i digestivi finali. Io ho qualche sospetto su chi possa aver contribuito a tale sparizione, ma sono una personcina discreta e terrò la bocca chiusa.
Mamma e zia Ramona hanno fatto il giro della casa, per controllare che io non viva abbandonata a me stessa. Ovviamente hanno trovato da ridire.
“Guarda qua”, si è accigliata zia passando un dito su una mensola, “ci sono ancora tracce di polvere. Ma tu non ci tieni proprio alla casa? Le pulizie non le fai?”
“Veramente...”, ho balbettato confusa, “le pulizie le ha fatte G...”
A questo punto zia Ramona è impallidita e a momenti mi sveniva tra le braccia. Un uomo che fa le pulizie di casa? Per lei è inconcepibile.
“Eh, sì”, mi sono giustificata io, “di solito è lui che ci pensa a queste cose.”
Lei si è voltata a guardarlo, sgranando gli occhi.
Giuro, pareva che si trovasse al cospetto di un'apparizione mistica. Se le fosse spuntato davanti lo yeti in persona non avrebbe potuto essere più sbalordita.
“Tu fai le pulizie???”, gli ha chiesto, con lo stesso tono in cui avrebbe potuto domandargli: “Tu sei un marziano???”
“Eh, già!”, ha ammesso G con un sorriso fascinoso a 64 denti (32 sono troppo pochi).
Zia Ramona ha scosso la testa, e mi sembra di averla sentita mormorare: “Poveraccio! Ora capisco perché non se la vuole sposare!”
E comunque è passata, domani è festa e potrò starmene in panciolle per un po'. E in frigo abbiamo ancora un mucchio di avanzi.
Qualcuno vuole un po' di formaggio?

NELLA FOTO: una torta con candeline, ma non quella del mio compleanno. Non vi dico quanti anni ho compiuto, ma comunque sono un po' più di cinque!

sabato 28 maggio 2011

Cinque cose che...

Cinque cose che... mi fanno veramente ribrezzo:

1) Gli uomini depilati (bleah! Che orroreeee!)
2) Pestare una lumaca a piedi nudi (argh!)
3) Il wasabi (mi fa annodare i neuroni)
4) Le zanzare (piccole bastarde succhiasangue)
5) L'odore degli energy drink (sembra quello dello sciroppo per la tosse)

domenica 22 maggio 2011

Facciamoci brutte...

Ci sono cascata ancora.
Ci casco sempre.
Venerdì ho un colloquio di lavoro e io... l'ho detto a mia mamma.
Non avrei dovuto farlo, lo so. Lo so benissimo.
Ma come si fa a non raccontare certe cose alla propria madre?
Una è sempre lì ad aspettarsi un complimento. Un “brava, congratulazioni, sei proprio la figlia che ho sempre desiderato”.
Invece lei mi ha squadrata da capo a piedi e ha esclamato: “E come intendi presentarti?”
Sì, perché per lei l'aspetto è più importante del contenuto. E tutte, dico tutte, le volte che ho dei colloqui lei pretende di plasmare il mio look in maniera da farlo risultare “vincente”. Secondo lei. Non che sia del tutto sbagliato, se non fosse che esagera.
E poi lei ha idee completamente diverse dalle mie.
Tutte le volte che passo dalle sue mani ne riemergo devastata. Non migliorata. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco più. Anzi, certe volte letteralmente mi spavento.
Davvero.
Fatto sta, che ora sono stata precettata per giovedì: mi rifarà un restilyng totale.
Chissà come ne riemergerò? Ho quattro ipotesi, e tutte mi risultano inquietanti.
Spero di sopravvivere...
Ipotesi 1: Moira Orfei? No, la cofana no!!!
Ipotesi 2: la cagnolina Has Fidanken? Può darsi: ha parlato di bigodini...
Ipotesi 3: una Bratz? Ogni tanto lei si fissa col look "gggiovane"...

Ipotesi 4: Floradora? È quello che temo di più!!! ;___;

giovedì 5 maggio 2011

Paranoica io? Può darsi...

Come nell'altro post già v'ebbi a dire
La paranoia assilla la mia mente
Sì che'l pensarvi non mi fa dormire...


Come appunto dicevo, e come forse vi sarete accorti, io sono un pochetto paranoica. Soprattutto in questo periodo. Dev'essere un effetto collaterale della primavera.
“Se mi guardo allo specchio, io mi sputo in un ecchio”, come cantava Renzo Arbore.
Perciò meglio non guardarsi.
L'altro giorno l'ho fatto. E non a casa mia, ma in un salottino di prova di un grande magazzino.
Se mi guardo nello specchio di casa mia certe volte riesco a trovarmi discretamente accettabile.
Nei salottini di prova no, mai.
I salottini di prova dei grandi magazzini devono essere stati progettati da un sadico.
Ci sono sempre quelle luci fortissime che mi fanno venire in mente le lampade da interrogatorio nei telefilm americani.
“Confesso, confesso tutto!”, mi viene da esclamare tutte le volte che entro in un salottino di prova.
Quei faretti emanano un calore estremo, e quando provo qualcosa già vedo il mio volto imperlato di sudore, simile più che mai a una candela che si scioglie.
E poi una luce tanto forte sembra fatta apposta per mettere in evidenza ogni minimo difetto.
Ogni punto nero diventa un cratere.
“Sono un mostro!”, ho esclamato l'altro giorno quando mi sono vista allo specchio sotto quei riflettori. Il mio naso non pareva più un naso, ma una fragola.
Ero quasi tentata di rimanermene lì a schiacciarmi punti neri fino alla chiusura del negozio, ma poi alla fine sono riuscita a resistere a questo malsano impulso.
Era il mio vecchio complesso della racchia che faceva capolino.
Ne ho sempre sofferto, ma di solito è latente.
Ci sono momenti, però, in cui le crisi esplodono in tutta la loro virulenza. Sono momenti che G teme particolarmente, perché in questi eventi lui si trova in una scomoda posizione. Esattamente in quella di uno a cui venga detto: “Attento! Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te!”
E certe volte anche quello che non dirà.
In realtà non ha vie di scampo. Ogni sua reazione non farà che peggiorare la situazione.
Immaginiamocela, questa situazione.
Io mi guardo allo specchio ed esclamo, affranta, “Ma sono orrenda!”
Cosa può rispondere lui?
Se risponde: “Ma no, tesoro! Sei bellissima!”, è evidente che sta esagerando, che mente. Suscitando il mio sconforto.
Può dire: “Ma che dici? Sei molto carina, invece!”, oppure: “A me piaci così!”
Sbagliato. La mia reazione potrebbe essere: “Allora lo pensi anche tu che non sono bella!!!”
Potrebbe addirittura venirgli in mente di rispondere: “Ma tu hai tante altre qualità che ti rendono speciale!”
Pessimo! È come confermare le mie paranoie. “Praticamente mi stai dicendo che sono davvero una racchia!”, è il mio primo pensiero.
Può anche non rispondere affatto e cercare di svicolare. Questo però non migliora affatto la situazione, tutt'altro.
A volte, quando mi vede così, G non fa altro che sospirare e andare a prendersi un analgesico, preparandosi alla battaglia.
La verità è che G non può farci proprio niente, non è una cosa che dipende da lui.
È una cosa privata tra me e lo specchio. E quell'infame che ha progettato i salottini di prova dei grandi magazzini!

NELLA FOTO: la piccola Kara si guarda allo specchio senza pensieri. Lei non ha MAI dubbi sulla propria avvenenza!

venerdì 22 aprile 2011

La parola di oggi è... SERVIZIEVOLE

Rileggendomi il mio post precedente m'è venuto un dubbio: non è che sembra che io abitualmente tratti G a pesci in faccia, vero? Non è così, ve l'assicuro. Io con lui sono la creatura più dolce e tenera del mondo. E G è pronto a confermarlo. Anche sotto minaccia, se necessario.
Non sono servizievole, tutto qui.
E siccome sono una fanatica del vocabolario, sono andata a controllare anche questa parola.
Ecco qui:
Servizievole è chi chi presta volentieri la sua opera, il suo aiuto. Però deriva da Servizio, ovvero Atto del servire e condizione di chi è servo, soggetto, suddito.
Per un missionario (non inteso come posizione amorosa) questa è un'aspirazione. Per me no.
Questo mi fa tornare in mente un episodio.
Eravamo a cena da zia Ramona. Io, G e il resto della mia famiglia. Diciamo che io e G eravamo i più giovani. Gli altri convitati erano vecchi parenti anziani.
Ora, bisogna premettere che nonostante il suo astio per la metà maschile del genere umano in generale, e per suo marito Osvaldo in particolare, la zia Ramona ha un debole per G. Un po' è anche perché lui ci sa fare. Con le mie parenti, notoriamente ipercritiche, usa gli stessi subdoli metodi seduttivi che i miei gatti usano con me quando vogliono della pappa in più. Solo che ha più successo, perché i miei gatti con me non la spuntano mai. O quasi.
Comunque, la faccenda si è scatenata perché io, a cena, mi sono macchiata di un crimine gravissimo: non ho servito G! Tutte le altre vecchie anziane parenti servivano i loro consorti prendendo il cibo dal vassoio di portata per disporlo sui rispettivi piatti, solo io non lo facevo.
“Ma come”, ha cinguettato zia Ramona con un sorrisetto carico di biasimo, “non servi da mangiare al tuo maritino?”
Per motivi che ho già spiegato io e G non siamo sposati, ma zia Ramona preferisce sorvolare su questo doloroso (per lei) argomento.
“Non vedo perché dovrei farlo io”, ho risposto, “quando è perfettamente capace di provvedere da solo.”
Non è un bambino, diamine. È in grado di tagliarsi l'arrosto senza ficcarsi le posate negli occhi!
Il sorrisetto di zia Ramona s'è smorzato. “Ma tesoooro”, ha esclamato severa, “non sei per nulla servizievole, sai?”
“No, non lo sono. Perché sono la sua compagna, non la sua sguattera.”
Zia Ramona ha sussultato, e poi mi ha ammonito agitando il ditino: “Così rischi grosso, però. Prima o poi G finirà col lasciarti per una ragazza più affettuosa.”
“Io sono affettuosa. Sono estremamente affettuosa. Sono atrocemente affettuosa”, ho sbottato puntando un coltello alla giugulare di G, “vero che sono affettuosa? Vero?!?! Dillo! Dillo, maledetto bastardo!!!”
Scherzo, ovviamente. La mia reazione non è stata così focosa.
Invece ho respirato a fondo, ho contato mentalmente fino a dieci e poi ho risposto, sorridendo e sbattendo le ciglia: “Io sono affettuosa. Ma dimostro il mio affetto in altri modi. Vero, amore?”
Gli ho accarezzato un ginocchio e gli ho schioccato un bacio sulle labbra. Senza lingua, ovviamente!
La zia Ramona ha fatto la boccuccia a culo di gallina e ha sussurrato: “Oh!”
Poi ha capito, è arrossita fino alla radice dei capelli, e ha esclamato: “OOOH!
Lo zio Osvaldo ha ridacchiato.
G ha mimato un attacco d'asma e si è versato da bere.
Mamma ha borbottato qualcosa in un orecchio di papà. Non l'ho sentita, ma doveva essere una frase del tipo: “Ma perché quella sera non siamo andati a teatro invece di rimanere in casa a fare lei?”
Gli altri vecchi anziani parenti hanno prontamente cambiato discorso.
Ma la zia Ramona questa faccenda non se l'è scordata. E prima o poi me la farà pagare, lo so.

martedì 19 aprile 2011

Buchi neri e universi neonati

Un buco nero in una rappresentazione artistica della NASA.
È il titolo di un libro di Stephen Hawking. Li avete mai letti i suoi libri? Io verso i venticinque anni ne andavo matta. Però erano ingannevoli. Mi davano l'illusione di poter capire l'astrofisica. Chiudevo il libro e mi congratulavo con me stessa, esultante: “Urrà! Ho capito tutto! Sono una scienziata anch'io!”
Due giorni dopo già non mi ricordavo più niente.
A tutt'oggi non sarei in grado di spiegare la teoria della relatività ristretta (E=MC2, per intenderci), nonostante l'abbia studiata innumerevoli volte.
Dicevo, dunque, dei buchi neri.
In casa mia dev'essercene uno dove le cose scompaiono.
E non solo le cose, perché spesso quel che perdo è la connessione internet o il campo dei telefoni.
Qualche volta mi perdo un gatto. Lo cerco dappertutto e non lo trovo. E poi all'improvviso eccolo che sbuca fuori di nuovo.
Dov'era?
Mi capita di perdermi documenti, matite, telecomandi, fotografie, libri, cd, occhiali.
Ma soprattutto scarpe e vestiti. Specialmente quando ho molta fretta e mi servono con urgenza.
Ora che c'è il cambio stagionale degli armadi, poi, è un ulteriore tormento. Non so dove cavolo ho ficcato gli indumenti estivi!
E i calzini? Vogliamo parlarne? Perché io so, per certo, di acquistarli a paia. Ma basta un lavaggio perché diventino tutti single.
Perciò mi restano solo due ipotesi: o ho una lavatrice cannibale oppure c'è un buco nero in casa mia.
E gli universi neonati?
Sono quelli che nascono attorno ai peli di gatto che svolazzano per casa.
Uno vede un singolo pelo volteggiare qua e là e lo ritiene innocuo. Poi si distrae un attimo ed ecco che quello va a unirsi ad altri suoi simili formando pianeti, asteroidi e costellazioni varie.
Decisamente in questa casa regna l'entropia!

lunedì 18 aprile 2011

Giochini scemi

Voi avete mai giocato con Google Traduttore per vedere che assurdità vengono fuori? Io sì, lo faccio spesso. Ho provato a tradurre in inglese, e poi di nuovo in italiano, il mio ultimo post. È venuta fuori una cosa esilarante. "Per guardare più bella"!!! Terribile :-D
Eccolo qui:

Questa volta comincio a prenderlo a lontano. Andiamo dal parrucchiere. Scommetto che sa troppo. Cosa fa una donna della sua vita quando lui decide che è tempo di cambiare tutto? La stessa prima cosa che fa? Ben fatto: cambiare l'acconciatura. Ci dà un taglio, per così dire. Molti uomini non capiscono perché. cambiare taglio di capelli Mica colpisce anche la vita delle persone. Mi ricordo di ciò che il mio amico ha detto che quando gli viene chiesto perché quando le donne vogliono cambiare la prima cosa che si tagliano i capelli. "Perché è meglio tagliare i capelli che vena", ha detto. Sappiamo che non saremo una nuova pettinatura per cambiare la nostra vita. Noi non siamo stupidi come si pensa. Ma è anche vero che cambiare pettinatura è cambiato aspetto, umore, e poi, così è più facile cambiare il resto. Ecco perché a volte i nostri amici (niente nomi, G, ad esempio) quando andiamo dal parrucchiere ha iniziato a preoccuparsi. L'ultima volta a dire la verità G aveva ragione di preoccuparsi. Sono preoccupato troppo. Si deve sapere che io odio andare dal parrucchiere, e quindi è molto raro a farlo di mia spontanea volontà, a meno che la mia testa non è in condizioni così disperate da richiedere un trattamento di emergenza. Naturalmente, come al solito, il parrucchiere non ha fatto quello che volevo. Poiché la moda ora essere liscia (non ballo), tutti cercando di ottenere capelli lisci, anche quando lo desiderano. Io non li voglio, ma lui li ha dato a me la stessa placcato. Sono stato terribile! "Sembri Marina Giordano di Un posto al sole", G mi ha accolto quando sono tornato a casa ", e non perché hai cambiato pettinatura?" Egli ha aggiunto con un certo sospetto. Mi grugnì qualcosa in risposta e andò a lavarsi i capelli, sperando di portare la vecchia forma. Questo è accaduto diversi mesi fa. Sabato scorso, invece è stata la volta del trucco. Non faccio spesso, perché di solito mi dimentico, mi stropiccio gli occhi e ho diffondere il mascara per il viso-panda ottenere un effetto pittoresco. Ma ogni tanto in primavera, ho preso il inspiegabile desiderio di rinnovare il mio make-up parco. Così è stato Sabato. Ho comprato un mascara, una matita per gli occhi e un rossetto costoso Chanel. Red. E costoso. Lo so, ci sono marchi ugualmente buoni e meno costosi. Ma cosa si può fare? Sapendo di avere un vero e proprio Chanel, non hanno neppure un designer di abbigliamento, anche se è solo un rossetto mi fa sentire di più ... come dire? Celebrità? Tuttavia, il fatto è che ho preso, sono andata a casa e ho provato. "Come sto?" Ho detto guardando in soggiorno, dove G stava giocando con i gatti. "B. .. beh, ma m. ..", egli balbettò, impallidendo. E poi è svenuto. Ho cercato i sali di rianimarlo. Un tempo in cui uno lo rianimò rendendolo leggero odore di sale. Quando ero piccolo ho pensato che fossero sali da bagno. Scherzo, non è inconscio. Ma era molto perplesso. "E 'un po' ... rosso", ha aggiunto, dopo il complimento, mostrando quindi un notevole spirito di osservazione, "Non ho mai messo davanti a un rossetto così rosso." Questo non è corretto, perché a diciotto anni ho attraversato una fase in cui ho sempre portato questo colore di rossetto. Ma quando avevo diciotto anni, GI, non lo so ancora. "Ma questa volta ho preso uno." Ho risposto. "P. .. Per cosa?" Gli chiese. Per cosa? Per scrivere messaggi agli alieni sui tetti di Milano, non è vero? Tutti sanno che Chanel Rouge è visto dallo spazio! "Che cosa facciamo con un rossetto? Polenta? Mi ha messo su le labbra, naturalmente!" "Sì, ma perché?" G chiesto più e più perplesso. Mi si strinse nelle spalle. "Per guardare più bella, credo." "Perché?", Ha continuato con l'aria di chi desidera invece: "Confessate Hai un altro!?!?" Ora, prima di pensare che G sia paranoico, devi capire che il fatto che ho deciso di "farmi bello" è un evento raro. Così, quando accade comincia a farsi sospettoso. "Non farlo mai per me", dice, "così è ovvio che lo fa per qualcun altro." Questo atteggiamento in parte mi preoccupa, in parte mi diverte e mi fa un po tenerezza. Sì, perché lui davvero pensa che se ho messo un po 'di make-up quando esco poi gli altri si girano intorno a guardarmi? Per ottenere questo devo almeno vestito come il Divino Otelma. Ma poi non è così sicuro che sarebbe sguardi ammirati. Tuttavia, è esagerato. Io mica lo sospettano di tradimento ogni volta che fa la barba. E questo è un evento raro!
PS: G ha appena letto quanto sopra e mi ha chiesto di precisare che in realtà non è come se fossi stupida (dice lui) mi ritrae. Non mi sembra di ottenere attraverso un pazzo, se non altro, divertente un po '. Ma non siamo tutti, o quasi?