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venerdì 7 dicembre 2012

Natale è alle porte

 Eh, già, Natale è alle porte e lo si capisce da tre cose: oggi a Milano ha nevicato. Oggi era Sant'Ambrogio, e c'è stata la prima della Scala col Lohengrin di Wagner (io l'ho immaginata così, poi ho scoperto d'essermi sbagliata). E da domani per tradizione si allestisce l'albero di Natale.
C'è chi l'ha già fatto, per la verità.
Io un tempo lo facevo molto prima.
Anzi, fosse stato per me avrei cominciato a fare l'albero subito dopo ferragosto.
Ma adesso non è più tanto facile.
Soprattutto perché non so dove metterlo.
Insomma, mi serve un posto dove i gatti non possano raggiungerlo.
E mangiarselo.
Una volta l'avevo messo a terra: tempo venti minuti e me l'hanno buttato giù. Ci si sono arrampicati, hanno strappato le decorazioni, hanno fatto un gran casino, insomma.
Ma dove metterlo, al di fuori della loro portata?
Loro sono gatti, si arrampicano.
Potrei infilarlo in cima alla libreria.
Ma lì non c'è spazio, e poi non lovedrei più neanch'io.
O ancora, potrei appenderlo al soffitto a mo' di lampadario.
È un'idea, no?...


mercoledì 14 novembre 2012

La parola di oggi è... VESPAIO

Premessa: fino a quattro anni fa io vivevo da un'altra parte. Quando ho cambiato indirizzo ho avvertito tutti, ma c'è qualcuno che ancora non s'è abituato (le vecchie abitudini sono dure a morire) e continua a inviarmi la posta al vecchio indirizzo. Per fortuna c'è il vecchio portinaio Anselmo che me la mette da parte.
Ieri mattina in casa mia è scoppiata una piccola bomba. Mi ha telefonato mia madre, assai irritata, dicendo che il vecchio portinaio Anselmo l'aveva chiamata perché era da due mesi che non passavo alla vecchia casa e c'era un mucchio di posta accumulata. È stato inutile spiegarle che ormai lì m'arriva solo pubblicità: mamma era irremovibile nel suo fiero furore. E deve aver anche diffuso la voce, perché dopo di lei hanno chiamato anche papà, la Vale e l'inossidabile zia Ramona. Il messaggio per me era sempre lo stesso: che sono una sciattona disattenta, che non porto rispetto per gli altri e per me stessa, che non mi curo delle cose pratiche della vita, che prendo tutto sottogamba e per questo farò una brutta fine, e blablablà.
Così ieri m'è toccato andare alla casa vecchia a ritirare la posta vecchia.
“Però Anselmo il tuo numero ce l'ha”, ha commentato G mentre uscivo, “Non poteva chiamare direttamente te? Che bisogno aveva di telefonare a tua mamma sollevando tutto 'sto vespaio?”
Eh, già. Che bisogno ne aveva?
D'accordo che con lei è sempre andato più d'accordo che con me, però... che vespaio inutile!
Come quella volta che zia Ramona credeva d'avermi vista in Piazza Duomo. Sosteneva che m'aveva salutata e che io l'avevo guardata e avevo tirato dritto senza ricambiare il saluto. Perciò s'era offesa con me. Ma invece di chiamarmi e dirmelo aveva telefonato ai miei per dir loro che figlia maleducata avevano, e blablabà. E i miei mi avevano chiamato per lamentarsi a loro volta, e che vergogna ero per la famiglia, e dovevano sempre (sempre???) sentire lamentele sul mio conto, e nel giro di poche ore lo sapevano già tutti i parenti, i collaterali e gli affini e blablabà.
E poi era venuto fuori che zia Ramona quel giorno s'era scordata gli occhiali, e che quella che aveva visto non ero io ma solo una che mi somigliava, anche perché io in Piazza Duomo non ci passavo da un mese e non possedevo il cappotto color melanzana che lei diceva d'avermi visto indosso.
Ma questo è irrilevante, il punto è che se aveva qualcosa da ridire poteva riferirlo direttamente a me, senza suscitare un vespaio inutile.
Ma cos'è, quindi, un vespaio?
Bruno Vespa non c'entra, incredibile a dirsi.
Un vespaio, come dice la parola stessa, è un nido di vespe.
Cosa succede quando si solleva, si stuzzica, si agita un nido di vespe?  Che le vespe s'arrabbiano, giustamente, e poi cominciano a ronzare e a pungere il loro tormentatore.
Quindi “sollevare/stuzzicare/suscitare un vespaio” significa “causare proteste, critiche, complicazioni e simili”. Far sì che gli altri si arrabbino e/o si lamentino parecchio, cioè.
Certe volte suscitare un vespaio attorno a un argomento, un avvenimento, è utile a far sì che la gente non lo trascuri, non lo sottovaluti.
A volte un vespaio serve a distrarre l'attenzione da qualcosa che si preferisce venga ignorato. Per esempio, se io voglio che tu non presti attenzione al fatto A, allora suscito un vespaio sul fatto B, così tu pensi solo al fatto B e ti dimentichi del fatto A.
Ma generalmente, nella vita di tutti i giorni, un vespaio viene sollevato solo per fare polemica, per attirare clamore, per mettersi al centro dell'attenzione. Zia Ramona, per esempio, voleva che tutta la famiglia sapesse quanto si fosse sentita mortalmente offesa. Se avesse parlato solo con me lei non sarebbe più finita sotto i riflettori.
E certa gente proprio non tollera di non stare al centro dell'attenzione.
Comunque alla fine la posta che ho ritirato ieri consisteva in mezzo chilo di volantini pubblicitari. Come volevasi dimostrare!

----- NOTE
Vespaio è anche un termine architettonico, che indica una camera d'aria fatta di materiale poroso che si pone sotto il pavimento allo scopo di isolarlo dal terreno.

lunedì 29 ottobre 2012

Informarsi fa bene

Ieri al supermercato ho assistito a questa scenetta.
C'era una signora che aveva fatto la spesa ma si lamentava con il commesso perché non aveva trovato il marsala. Questo marsala le serviva assolutamente, lei aveva perso almeno venti minuti a cercalo ma niente. Possibile che un supermercato tanto fornito non avesse il marsala? E lei dove altro poteva andarlo a cercare, di domenica per giunta?
Il commesso era in effetti perplesso: anche a lui sembrava strano che non ci fosse il marsala. Perciò chiamò qualcuno che andasse a controllare. E in effetti il marsala c'era. Tanto, anche.
Allora come mai la signora non l'aveva trovato?
La signora non l'aveva trovato perché lei pensava che il marsala fosse un liquore*, e l'aveva cercato nel reparto dei liquori.
Invece il marsala è un vino liquoroso**, ed era nel reparto dei vini, che è dall'altra parte del supermercato rispetto a quello di liquori.
Lei non si era informata e aveva perso tempo.
Visto che informarsi è sempre utile, anche a non perdere tempo al supermercato?

* liquore: per liquore s'intende una bevanda alcolica ottenuta con metodi diversi quali la fermentazione e la distillazione. Sono miscele a base di alcol, zucchero, acqua e aromi vari.
** vino liquoroso: in Italia con questo termine s'intende qualunque vino con una gradazione compresa tra i 15° e i 22°. Il marsala è attorno ai 17°.

mercoledì 15 agosto 2012

La mia estate in città in 30 scatti

Estate in città, sì. Anche quest'anno io e G. siamo rimasti qua.
Perciò tanto vale approfittare di tutta questa pace e solitudine per fare un bel reportage di quest'afosa estate cittadina.

Streets of fire 1

Streets of fire 2

Perché fotografo l'immondizia? Forse perché comincio a identificarmici?...

Asfalto rovente

Ombre lunghe

Piante che cercano di sopravvivere, nonostante tutto...

Dettagli artistici 1: elementi architettonici

Dettagli artistici 2: pittura contemporanea

Ma funzioneranno davvero?

Noci di cocco, per creare l'illusione dei tropici

Limoni di Sorrento, per creare l'illusione del mare

Il Grande Cocomero (lo so, quello di Linus in realtà è una zucca...)

Uva a volontà

Chiuso per ferie

Desolante solitudine al bar

Pizza surgelata salvacena

Un fico? Che fico!

Rarità 1: una fontanella

Rarità 2: distributore funzionante

Rarità 3 (la più rara di tutte): parcheggi liberi (introvabili fino al mese scorso)

Un raduno di piccioni

Un innaffiatoio rotto

Un mazzolino di prezzemolo

Candelina antizanzare alla citronella (romantica ma assolutamente inutile)

Erbagatta secca

L'unica pianta in grado di sopravvivere alle mie cure

Cibo (si spera) sano 1: frutta

Cibo (si spera) sano 2: verdure in padella

l'oleandro fiorito dei vicini: invidia multipla!!!

Le mie nuove luci in cucina. Molto disco, sì...

sabato 14 luglio 2012

Stress da computer lento? Chiedimi come!

Ormai è un dato di fatto che tutti conoscono: la lentezza dei nostri computer, che si tratti di lentezza della connessione internet o di qualunque altra operazione, è causa di stress.
Io il computer devo usarlo per lavoro, quindi ne so qualcosa.
Apro Google e lui impiega tanto tempo a caricarsi che quando alla fine ci riesce, non mi ricordo più cosa volevo cercare. Avvio un programma e quello si blocca facendomi perdere tempo e pazienza. Cerco di portare a termine un'operazione e il computer non la esegue...
Per questi, e altri inconvenienti informatici, ho contato un certo numero di reazioni:
a) dire al computer: “Perché? Perché mi fai questo?”
b) piangere, sbattere la testa al muro, strapparmi i vestiti.
c) giungere alla conclusione che gli dei dell'informatica mi odiano. Mi par quasi di vederli che sghignazzano alle mie spalle dandosi gomitate d'intesa...
d) chiedermi “Perché capitano tutte a me?”
e) andare a farmi un caffè mentre aspetto che la maledetta pagina lenta si carichi a dovere.
f) picchiare/mordere/pestare il computer.
g) attribuire tutte le proprie disgrazie alla lentezza del computer.

Però lo so che è sbagliato perché
a) posso parlare al computer quanto voglio, tanto lui non mi può capire.
b) questo è altamente controproducente.
c) gli dei dell'informatica non possono odiarmi per il semplice fatto che non esistono.
d) non capitano tutte a me, capitano anche agli altri.
e) rischio di bere troppi caffè e innervosirmi ancora di più.
f) non è che se rompo il computer lui poi diventa più veloce...
g) andiamo, non diciamo sciocchezze. Non può essere sempre colpa sua!

Mi dico tutte queste sagge cose mentre faccio l'unica cosa ragionevole: spegnere tutti i file e i programmi che non mi servono e che lo rallentano.
Provate anche voi.
Funziona?
No, vero? Neanche a me funziona mai...

lunedì 9 aprile 2012

Operazione balcone fiorito

Ci risiamo. È primavera. E come tutte le primavere (debbo avervelo detto anche l'anno scorso) io mi gatto sul giardinaggio. Ho un balcone. Quel balcone è un disastro e va risistemato. Nuove piante da invasare, vecchie piante (in genere solo rosmarino, salvia e piante grasse) da riattare. Soprattutto la pianta grassa (il cui genere, nome e dati scientifici ignoro). Era un cosino microscopico, quand'è arrivata qui, e adesso ha già preso possesso del proprio vaso e anche di quello accanto, che per fortuna era vuoto. Se continua così fra un po' cercherà di entrarmi anche in casa... comunque, il lavoro verde non mi sta venendo male. Mi manca solo un enorme gelsomino con cui sostituire quello, ormai morto, che mi aveva regalato mia mamma. Prima che lei se ne accorga...

Lavori in corso 1

Lavori in corso 2

Edera (molto romantico...)

Qui ci verrà l'erbagatta

Fiore giallo di cui non ricorderò mai il nome (tipo ginestra, diciamo...)

Fresie moribonde (ma è un vecchio bouquet)

Gardenia... mmmmm..... profumatissssssssima!

Altra gardenia (stessa pianta... il balcone è piccolo, eh!)

Girandola. Ufficialmente spaventapasseri. In realtà mi piaceva e basta...

Lavanda. Profumatissima anche questa :-)

Margherita. Come la mia pizza preferita.

Pianta grassa che sta progettando di invadere il balcone...

Vite. Riuscirò quest'autunno a vendemmiare?

lunedì 17 ottobre 2011

C'era una volta...

Scena 1: Tanto tempo fa, un reame lontano lontano era rimasto senza re. Solo chi fosse riuscito a pulire un vecchio pentolone incrostato e unto sarebbe potuto salire sul trono. Ci provarono in mille cavalieri, ma uno soltanto, col detersivo giusto, riuscì a pulire il malefico calderone e diventare così... regina. Perché il cavaliere misterioso era una donna. Ovviamente. Pulire piatti luridi è roba da donne, no? Questo almeno rientra nella tradizione. Anche se è un concetto che onestamente mi fa girare le scatole non poco.
Scena 2: In un regno (le fiabe sono tutte monarchiche) magico e incantato ci sono tanti personaggi incantevoli che compiono prodigi: cavalieri assaggiatori, fate cuciniere e anche una piccola principessa dai biondi boccoli e dalla voce straordinariamente irritante che s'ingozza di prosciutti e affettati vari da mattina a sera. Si riempirà di brufoli, ma questo la fiaba non lo dice.
Scena 3: (questa è la più bella) In un ulteriore regno, pure questo lontano lontano, una bella principessa deve mandare un messaggio d'amore al suo principe. Lo scrive su una pergamena, lo infila in un rotolo di carta igienica (quale delicata poesia) e lo invia all'amato bene. Questo prende il rotolo, lo accarezza con trasporto e poi... butta il messaggio d'amore nel fuoco e corre al gabinetto col rotolo. Si vede che ne aveva proprio bisogno, poveretto!


Le fiabe vanno ancora di moda, come emerge dalla pubblicità (le trame di sopra sono tratte da spot pubblicitari, non le ho inventate io), miei garruli e sensibili lettori, ma non sono più quelle di una volta. E non lo sono più da tanto tempo. Io ricordo una vecchia poesia di Roald Dahl, per esempio, in cui Cappuccetto Rosso ammazzava il lupo per farsi la pelliccia. Cosa, peraltro, illegale perché il lupo è specie protetta.
Le fiabe sono cambiate, a volte è un bene e a volte è deprimente. La principessa non sta più affacciata al balcone in attesa che il principe vada a salvarla, ma si rimbocca le maniche e si tira da sola fuori dai guai. E questo è un bene. Anche per il principe, perché così lei potrà stare con lui solo per amore, e non perché si sente in debito. Vuoi mettere la soddisfazione?
Le fatine però sono diventate petulanti e incapaci creature, che spesso si fanno ampiamente gli affaracci loro. Questo è triste, perché fa sempre comodo pensare di poter contare su un bell'intervento magico per dare la svolta finale alla trama. Sì, insomma, la proverbiale botta di cuBo.
Ogni tanto ci vuole. Non sempre, ma qualche volta sì...
E che altro sarà cambiato? Cenerentola me la immagino come una che soffre di manie di persecuzione. Una che crede che il mondo ce l'abbia con lei. Si sente sfruttata e non si accorge che la matrigna e le sorellastre (che poi le vede così solo lei, in realtà sono la madre e le sorelle) faticano quanto lei. La fiaba ovviamente è narrata solo dal suo punto di vista, per questo il dettaglio non è stato tramandato.
Biancaneve è un'esagitata iperattiva, una che non riesce a star ferma neanche due minuti. La matrigna l'ha mandata via per disperazione, perché la vita al castello con lei era un inferno.
Per contro la Bella Addormentata nel Bosco soffre di pigrizia eccessiva. Non fa che dormire. Il suo concetto ideale di vita è starsene spaparanzata sul divano a guardare la TV. Il massimo della sua attività è cambiare vestito. Dal rosa al celeste e viceversa. E concedere un ballo al principe di tanto in tanto. Ma raramente, perché anche ballare è faticoso.
Aladino è un povero illuso, uno che si aspetta che sia sempre qualcun altro (tipo il genio della lampada) a risolvergli i problemi. Da solo non riuscirebbe neppure ad allacciarsi le scarpe. Per questo porta sempre le babbucce!
Esagero? Dite? Meglio ricordarsi le fiabe com'erano una volta?
Sarà... ma così sono più divertenti (eccetto le prime tre, però).