C'è chi si mangia le unghie, chi si tormenta i capelli, chi si morde le labbra, chi mastica penne e matite, chi rumina chewing-gum... io giocherello con la gommapane. Voi l'avete mai fatto?
sabato 22 ottobre 2011
venerdì 21 ottobre 2011
Colori, colori...
Oggi gira così. Mi andava di pitturare il blog color glicine. E di dargli un'aspetto un po' retrò.
Cose che capitano con le mezze stagioni (che, come tutti sanno, non ci sono più)...
Che ve ne pare? ^___^
Cose che capitano con le mezze stagioni (che, come tutti sanno, non ci sono più)...
Che ve ne pare? ^___^
lunedì 17 ottobre 2011
La parola di oggi è... TURPILOQUIO
Turpiloquio: s.m., dal tardo latino turpiloquiu(m), composto di turpis, turpe, e un derivato di loqui, parlare. Esprimersi in modo turpe, brutto, sconcio, laido, volgare, osceno...
In soldoni: dire le parolacce (Parolaccia: s.f., parola sconcia, volgare, offensiva).
Un tempo far uso di turpiloquio non era pratica comune.
In pubblico non si faceva. Non si scriveva. Non si usava.
E quando raramente scappava, aveva l'effetto di una bomba.
Non si poteva non notarlo, era dirompente (Dirompente: agg., esplosivo, clamoroso).
Adesso il turpiloquio è pratica più che comune.
In pubblico si usa sempre, si scrive abitualmente, non necessariamente quando si è irritati ma anche chiacchierando del più e del meno.
Quindi non si nota più, è linguaggio di tutti i giorni.
Quando seguivo il corso di scrittura creativa mi avevano insegnato che certe volte per dare risalto a una parola scritta la si mette in grassetto (come da esempio). Ma se si mettono troppe parole in grassetto l'effetto viene meno. Mettere in risalto tutte le parole è come non metterne in risalto nessuna.
Vuoi vedere che ora come ora fa più effetto un discorso (orale o scritto che sia) che non fa uso di turpiloquio? Vogliamo provare a lanciare questa moda?
In soldoni: dire le parolacce (Parolaccia: s.f., parola sconcia, volgare, offensiva).
Un tempo far uso di turpiloquio non era pratica comune.
In pubblico non si faceva. Non si scriveva. Non si usava.
E quando raramente scappava, aveva l'effetto di una bomba.
Non si poteva non notarlo, era dirompente (Dirompente: agg., esplosivo, clamoroso).
Adesso il turpiloquio è pratica più che comune.
In pubblico si usa sempre, si scrive abitualmente, non necessariamente quando si è irritati ma anche chiacchierando del più e del meno.
Quindi non si nota più, è linguaggio di tutti i giorni.
Quando seguivo il corso di scrittura creativa mi avevano insegnato che certe volte per dare risalto a una parola scritta la si mette in grassetto (come da esempio). Ma se si mettono troppe parole in grassetto l'effetto viene meno. Mettere in risalto tutte le parole è come non metterne in risalto nessuna.
Vuoi vedere che ora come ora fa più effetto un discorso (orale o scritto che sia) che non fa uso di turpiloquio? Vogliamo provare a lanciare questa moda?
C'era una volta...
Scena 1: Tanto tempo fa, un reame lontano lontano era rimasto senza re. Solo chi fosse riuscito a pulire un vecchio pentolone incrostato e unto sarebbe potuto salire sul trono. Ci provarono in mille cavalieri, ma uno soltanto, col detersivo giusto, riuscì a pulire il malefico calderone e diventare così... regina. Perché il cavaliere misterioso era una donna. Ovviamente. Pulire piatti luridi è roba da donne, no? Questo almeno rientra nella tradizione. Anche se è un concetto che onestamente mi fa girare le scatole non poco.
Scena 2: In un regno (le fiabe sono tutte monarchiche) magico e incantato ci sono tanti personaggi incantevoli che compiono prodigi: cavalieri assaggiatori, fate cuciniere e anche una piccola principessa dai biondi boccoli e dalla voce straordinariamente irritante che s'ingozza di prosciutti e affettati vari da mattina a sera. Si riempirà di brufoli, ma questo la fiaba non lo dice.
Scena 3: (questa è la più bella) In un ulteriore regno, pure questo lontano lontano, una bella principessa deve mandare un messaggio d'amore al suo principe. Lo scrive su una pergamena, lo infila in un rotolo di carta igienica (quale delicata poesia) e lo invia all'amato bene. Questo prende il rotolo, lo accarezza con trasporto e poi... butta il messaggio d'amore nel fuoco e corre al gabinetto col rotolo. Si vede che ne aveva proprio bisogno, poveretto!
Le fiabe vanno ancora di moda, come emerge dalla pubblicità (le trame di sopra sono tratte da spot pubblicitari, non le ho inventate io), miei garruli e sensibili lettori, ma non sono più quelle di una volta. E non lo sono più da tanto tempo. Io ricordo una vecchia poesia di Roald Dahl, per esempio, in cui Cappuccetto Rosso ammazzava il lupo per farsi la pelliccia. Cosa, peraltro, illegale perché il lupo è specie protetta.
Le fiabe sono cambiate, a volte è un bene e a volte è deprimente. La principessa non sta più affacciata al balcone in attesa che il principe vada a salvarla, ma si rimbocca le maniche e si tira da sola fuori dai guai. E questo è un bene. Anche per il principe, perché così lei potrà stare con lui solo per amore, e non perché si sente in debito. Vuoi mettere la soddisfazione?
Le fatine però sono diventate petulanti e incapaci creature, che spesso si fanno ampiamente gli affaracci loro. Questo è triste, perché fa sempre comodo pensare di poter contare su un bell'intervento magico per dare la svolta finale alla trama. Sì, insomma, la proverbiale botta di cuBo.
Ogni tanto ci vuole. Non sempre, ma qualche volta sì...
E che altro sarà cambiato? Cenerentola me la immagino come una che soffre di manie di persecuzione. Una che crede che il mondo ce l'abbia con lei. Si sente sfruttata e non si accorge che la matrigna e le sorellastre (che poi le vede così solo lei, in realtà sono la madre e le sorelle) faticano quanto lei. La fiaba ovviamente è narrata solo dal suo punto di vista, per questo il dettaglio non è stato tramandato.
Biancaneve è un'esagitata iperattiva, una che non riesce a star ferma neanche due minuti. La matrigna l'ha mandata via per disperazione, perché la vita al castello con lei era un inferno.
Per contro la Bella Addormentata nel Bosco soffre di pigrizia eccessiva. Non fa che dormire. Il suo concetto ideale di vita è starsene spaparanzata sul divano a guardare la TV. Il massimo della sua attività è cambiare vestito. Dal rosa al celeste e viceversa. E concedere un ballo al principe di tanto in tanto. Ma raramente, perché anche ballare è faticoso.
Aladino è un povero illuso, uno che si aspetta che sia sempre qualcun altro (tipo il genio della lampada) a risolvergli i problemi. Da solo non riuscirebbe neppure ad allacciarsi le scarpe. Per questo porta sempre le babbucce!
Esagero? Dite? Meglio ricordarsi le fiabe com'erano una volta?
Sarà... ma così sono più divertenti (eccetto le prime tre, però).
Scena 2: In un regno (le fiabe sono tutte monarchiche) magico e incantato ci sono tanti personaggi incantevoli che compiono prodigi: cavalieri assaggiatori, fate cuciniere e anche una piccola principessa dai biondi boccoli e dalla voce straordinariamente irritante che s'ingozza di prosciutti e affettati vari da mattina a sera. Si riempirà di brufoli, ma questo la fiaba non lo dice.
Scena 3: (questa è la più bella) In un ulteriore regno, pure questo lontano lontano, una bella principessa deve mandare un messaggio d'amore al suo principe. Lo scrive su una pergamena, lo infila in un rotolo di carta igienica (quale delicata poesia) e lo invia all'amato bene. Questo prende il rotolo, lo accarezza con trasporto e poi... butta il messaggio d'amore nel fuoco e corre al gabinetto col rotolo. Si vede che ne aveva proprio bisogno, poveretto!
Le fiabe vanno ancora di moda, come emerge dalla pubblicità (le trame di sopra sono tratte da spot pubblicitari, non le ho inventate io), miei garruli e sensibili lettori, ma non sono più quelle di una volta. E non lo sono più da tanto tempo. Io ricordo una vecchia poesia di Roald Dahl, per esempio, in cui Cappuccetto Rosso ammazzava il lupo per farsi la pelliccia. Cosa, peraltro, illegale perché il lupo è specie protetta.
Le fiabe sono cambiate, a volte è un bene e a volte è deprimente. La principessa non sta più affacciata al balcone in attesa che il principe vada a salvarla, ma si rimbocca le maniche e si tira da sola fuori dai guai. E questo è un bene. Anche per il principe, perché così lei potrà stare con lui solo per amore, e non perché si sente in debito. Vuoi mettere la soddisfazione?
Le fatine però sono diventate petulanti e incapaci creature, che spesso si fanno ampiamente gli affaracci loro. Questo è triste, perché fa sempre comodo pensare di poter contare su un bell'intervento magico per dare la svolta finale alla trama. Sì, insomma, la proverbiale botta di cuBo.
Ogni tanto ci vuole. Non sempre, ma qualche volta sì...
E che altro sarà cambiato? Cenerentola me la immagino come una che soffre di manie di persecuzione. Una che crede che il mondo ce l'abbia con lei. Si sente sfruttata e non si accorge che la matrigna e le sorellastre (che poi le vede così solo lei, in realtà sono la madre e le sorelle) faticano quanto lei. La fiaba ovviamente è narrata solo dal suo punto di vista, per questo il dettaglio non è stato tramandato.
Biancaneve è un'esagitata iperattiva, una che non riesce a star ferma neanche due minuti. La matrigna l'ha mandata via per disperazione, perché la vita al castello con lei era un inferno.
Per contro la Bella Addormentata nel Bosco soffre di pigrizia eccessiva. Non fa che dormire. Il suo concetto ideale di vita è starsene spaparanzata sul divano a guardare la TV. Il massimo della sua attività è cambiare vestito. Dal rosa al celeste e viceversa. E concedere un ballo al principe di tanto in tanto. Ma raramente, perché anche ballare è faticoso.
Aladino è un povero illuso, uno che si aspetta che sia sempre qualcun altro (tipo il genio della lampada) a risolvergli i problemi. Da solo non riuscirebbe neppure ad allacciarsi le scarpe. Per questo porta sempre le babbucce!
Esagero? Dite? Meglio ricordarsi le fiabe com'erano una volta?
Sarà... ma così sono più divertenti (eccetto le prime tre, però).
domenica 16 ottobre 2011
Ok, adesso...
...spiegatemi perché volete far profumare la cacca di piccione. No, perché ho visto che qualcuno è arrivato sul mio blog cercando questo consiglio. E io sono curiosa. Vi prego, vi prego, ditemi perché!!!
sabato 15 ottobre 2011
AAA cercasi batteriste!
Ciao!
Sei una batterista? Oppure hai studiato/studi batteria? Intesa come strumento musicale... in sostanza sei una donna (ragazza, fanciulla... insomma femmina, questo mi è fondamentale) che suona la batteria (jazz, preferibilmente)? O anche: hai un'amica che risponde a questi requisiti? No, non ti (le) sto offrendo un lavoro. Sto solo facendo un'inchiesta. Per me è importante, per te... forse no. Ma ti sarei estremamente grata se volessi darmi una mano ^___^
Insomma, sto facendo questa inchiesta. Se sei una (e sottolineo A) batterista e ti va di darmi una mano scrivimi a info@ilgattoelaluna.it mettendo come subject "batterismo". Ti farò solo qualche domanda.
Ti ringrazio fin da ora :-)
I.
Sei una batterista? Oppure hai studiato/studi batteria? Intesa come strumento musicale... in sostanza sei una donna (ragazza, fanciulla... insomma femmina, questo mi è fondamentale) che suona la batteria (jazz, preferibilmente)? O anche: hai un'amica che risponde a questi requisiti? No, non ti (le) sto offrendo un lavoro. Sto solo facendo un'inchiesta. Per me è importante, per te... forse no. Ma ti sarei estremamente grata se volessi darmi una mano ^___^
Insomma, sto facendo questa inchiesta. Se sei una (e sottolineo A) batterista e ti va di darmi una mano scrivimi a info@ilgattoelaluna.it mettendo come subject "batterismo". Ti farò solo qualche domanda.
Ti ringrazio fin da ora :-)
I.
venerdì 14 ottobre 2011
La parola di oggi è... un bel po'...
Questo giochino del vocabolario mi sta prendendo la mano. Sono andata a spulciarmi un po' di parole generalmente poco usate. Ve ne vengono in mente altre?
Albagia: boria, vanità pomposa.
Anacronismo: 1. Errore per cui si attribuiscono a un'epoca cose o fatti appartenenti a un'altra epoca, 2. persona, idea, oggetto eccetera in contrasto con la propria epoca.
Avulso: divelto, staccato.
Bislacco: bizzarro, stravagante.
Cialtrone: persona spregevole, volgare. Oppure pigra, trasandata, poco seria.
Disgiungere: separare, dividere.
Edulcorato: addolcito; oppure attenuato, mitigato.
Equipollente: equivalente, corrispondente.
Esalare: mandare fuori disperdendo nell'aria.
Esaustivo: che esaurisce un argomento.
Foriero: che precede e annuncia.
Gheriglio: seme della noce, la parte interna morbida e commestibile.
Inconsiderato: temerario, che agisce in modo imprudente, avventato.
Lezioso: svenevole, manierato, che fa smancerie.
Madido: umido, bagnato.
Raccomodare: rassettare, riparare, aggiustare.
Ramingo: chi vaga senza fermarsi, senza meta.
Scolopendra: piccolo artropode col corpo piatto diviso in anelli, velenoso.
Sesquipedale: grande, enorme.
Sgargiante: dal colore intenso, vivace.
Solluchero: (usato con andare o mandare) provare o far provare un senso di orgoglio, di compiacimento.
Stemperare: diluire in un liquido.
Stiletto: pugnale molto aguzzo con ferro a sezione quadrata o triangolare.
Suggellare: sigillare, confermare.
Teoretico: attinente alla teoria o al problema della conoscenza.
Vampa: intensa fiammata; ondata di intenso calore; sensazione di calore in viso, e conseguente rossore, dovuta a febbre, rabbia, vergogna.
RINGRAZIO G per aver gentilmente posato nella foto reggendo il cucchiaio
Albagia: boria, vanità pomposa.
Anacronismo: 1. Errore per cui si attribuiscono a un'epoca cose o fatti appartenenti a un'altra epoca, 2. persona, idea, oggetto eccetera in contrasto con la propria epoca.
Avulso: divelto, staccato.
Bislacco: bizzarro, stravagante.
Cialtrone: persona spregevole, volgare. Oppure pigra, trasandata, poco seria.
Disgiungere: separare, dividere.
Edulcorato: addolcito; oppure attenuato, mitigato.
Equipollente: equivalente, corrispondente.
Esalare: mandare fuori disperdendo nell'aria.
Esaustivo: che esaurisce un argomento.
Foriero: che precede e annuncia.
Gheriglio: seme della noce, la parte interna morbida e commestibile.
Inconsiderato: temerario, che agisce in modo imprudente, avventato.
Lezioso: svenevole, manierato, che fa smancerie.
Madido: umido, bagnato.
Raccomodare: rassettare, riparare, aggiustare.
Ramingo: chi vaga senza fermarsi, senza meta.
Scolopendra: piccolo artropode col corpo piatto diviso in anelli, velenoso.
Sesquipedale: grande, enorme.
Sgargiante: dal colore intenso, vivace.
Solluchero: (usato con andare o mandare) provare o far provare un senso di orgoglio, di compiacimento.
Stemperare: diluire in un liquido.
Stiletto: pugnale molto aguzzo con ferro a sezione quadrata o triangolare.
Suggellare: sigillare, confermare.
Teoretico: attinente alla teoria o al problema della conoscenza.
Vampa: intensa fiammata; ondata di intenso calore; sensazione di calore in viso, e conseguente rossore, dovuta a febbre, rabbia, vergogna.
RINGRAZIO G per aver gentilmente posato nella foto reggendo il cucchiaio
La parola di oggi è... DETERGERE
Detergere: Pulire, nettare asciugando, togliere. Deriva dal latino Detergere, composto della particella disgiuntiva DE e TERGERE, ovvero stendere, carezzare, sfregare.
Perché ve lo dico? Perché per oggi ho adottato questa parola e dovevo parlarne.
Da “Detergere” deriva il sostantivo “detersivo”. Il che mi ricorda che anche oggi ho dimenticato di fare il bucato...
"Congratulazioni: la tua richiesta di adottare la parola detergere è stata accettata;
Da oggi sarai il custode della parola fino al 14/10/2012
Ricordati che dall'area riservata, accedendo con le tue credenziali, potrai indicare le azioni che avrai intrapreso a tutela del tuo lemma e potrai scaricare il tuo certificato di adozione.
Cordiali saluti
Lo staff di 'Adotta una parola'"
Perché ve lo dico? Perché per oggi ho adottato questa parola e dovevo parlarne.
Da “Detergere” deriva il sostantivo “detersivo”. Il che mi ricorda che anche oggi ho dimenticato di fare il bucato...
"Congratulazioni: la tua richiesta di adottare la parola detergere è stata accettata;
Da oggi sarai il custode della parola fino al 14/10/2012
Ricordati che dall'area riservata, accedendo con le tue credenziali, potrai indicare le azioni che avrai intrapreso a tutela del tuo lemma e potrai scaricare il tuo certificato di adozione.
Cordiali saluti
Lo staff di 'Adotta una parola'"
Numerocento!!!
Festeggio il centesimo post con una vignetta a tema zanzare (clicca sull'immagine per ingrandirla) ;-)
giovedì 13 ottobre 2011
BZZZZZZZZZZ!
L'autrice mette le mani avanti e si scusa in anticipo coi gentili lettori per eventuali errori contenuti in questo post. Purtroppo per motivi indipendenti dalla sua volontà, lo sta scrivendo con un occhio solo!
Io amo la natura. Giuro. Non solo i gatti. Amo anche le lucertole, i granchi, i pesciolini, le tartarughe, i ragni, le lumache... ma le zanzare no. Quelle, con tutta la buona volontà, non riesco ad amarle. Sono sicura che anche loro svolgano un ruolo importante nel grande cerchio della vita. Ma preferirei che lo svolgessero lontano da me.
Io ho ancora le zanzare in casa. Voi? Le mie sono piccole e parecchio agguerrite. E a quanto pare sono lì a riprodursi come forsennate. Perché le zanzare che pungono sono solo le femmine, che hanno bisogno di sangue per produrre le uova. E le mie pungono come ossesse. Ergo, probabilmente mentre non me ne accorgo in casa mia si consumano vere e proprie orge zanzaresche.
Io avevo sempre pensato che il punto più fastidioso in cui una zanzara potesse pungermi fosse la pianta del piede. Ma stanotte ho cambiato idea. Stanotte una perfida, piccola, maligna creaturina alata ha trovato un posto ancora più irritante. Un occhio!
Sì, la bastarda mi ha punto esattamente sopra una palpebra. Quella sinistra, per la precisione. Adesso ho un occhio gonfio come una nespola e ho una visione del mondo a due dimensioni. Sembro Willy l'Orbo.
So che non ve ne frega niente, ma a qualcuno dovevo pur dirlo...
Perché io quelle piccolette lì un po' le invidio. Hanno una tempra d'acciaio, a ben pensarci. Noi umani facciamo di tutto per dissuaderle, per farle fuori addirittura, e loro niente. Resistono a tutto e continuano imperterrite a ronzare, pungere e fare festini hard a base di sangue. In confronto a loro i vampiri di Twilight non sono che principianti.
Io amo la natura. Giuro. Non solo i gatti. Amo anche le lucertole, i granchi, i pesciolini, le tartarughe, i ragni, le lumache... ma le zanzare no. Quelle, con tutta la buona volontà, non riesco ad amarle. Sono sicura che anche loro svolgano un ruolo importante nel grande cerchio della vita. Ma preferirei che lo svolgessero lontano da me.
Io ho ancora le zanzare in casa. Voi? Le mie sono piccole e parecchio agguerrite. E a quanto pare sono lì a riprodursi come forsennate. Perché le zanzare che pungono sono solo le femmine, che hanno bisogno di sangue per produrre le uova. E le mie pungono come ossesse. Ergo, probabilmente mentre non me ne accorgo in casa mia si consumano vere e proprie orge zanzaresche.
Io avevo sempre pensato che il punto più fastidioso in cui una zanzara potesse pungermi fosse la pianta del piede. Ma stanotte ho cambiato idea. Stanotte una perfida, piccola, maligna creaturina alata ha trovato un posto ancora più irritante. Un occhio!
Sì, la bastarda mi ha punto esattamente sopra una palpebra. Quella sinistra, per la precisione. Adesso ho un occhio gonfio come una nespola e ho una visione del mondo a due dimensioni. Sembro Willy l'Orbo.
So che non ve ne frega niente, ma a qualcuno dovevo pur dirlo...
Perché io quelle piccolette lì un po' le invidio. Hanno una tempra d'acciaio, a ben pensarci. Noi umani facciamo di tutto per dissuaderle, per farle fuori addirittura, e loro niente. Resistono a tutto e continuano imperterrite a ronzare, pungere e fare festini hard a base di sangue. In confronto a loro i vampiri di Twilight non sono che principianti.
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