mercoledì 29 agosto 2012

Diario fiorentino 3

Potrei scrivere tante cose. Potrei raccontarvi tante cose...
Ma sono in vacanza e non ne ho voglia, perciò fatevi bastare le foto e relative didascalie.

PS: sono le foto di ieri!!!

Modello numero nove: Giuditta

"Are they Brunelli di Montalcino?" "No, they're Cavalli. Just Cavalli."

Tovaglietta della pizzeria

Scritta sul muro

I batocchi hanno sempre quell'aria burbera...

Il Bargello

Andaron per suonare...

Marte!

"Chi? Io?"

Bargello, cortile

Il pescatore di Vincenzo Gemito

"Che cannonata!"

"Signore! Le è caduto questo!"

Negozi&Insegne: se all'Internet Point trovo vini e liquori...

...mi pare giusto che in macelleria ci vendano i libri!

La pecora di Videomusic.

Il Porcellino di notte

martedì 28 agosto 2012

Diario fiorentino 2

Dicono che un'illustrazione valga più di mille parole. E perciò... vai di foto...


Cibo etnico...


Slurp (1)

Slurp (2)

Il Gatto con gli Stivaletti

Ci sono cavalli...

...e cavalli...

...e ancora Cavalli!

Stivandali di (brutto) carattere...

La battuta più idiota da pensare davanti al Perseo di Cellini...


Leggete cosa c'è scritto?

E invece guardate cos'hanno fatto i Mocciosi (fans di Federico Moccia) sul Ponte Vecchio...

Capite ora perché Benvenuto Cellini è tanto arrabbiato?





C'è la discoteque...

...e la euqetocsiD!

lunedì 27 agosto 2012

Diario fiorentino 1

27/08/12 13.00.20

Firenze, Hotel *
***
Siamo arrivati una mezz'oretta fa e ci hanno dato subito la camera.
La stanza è piccola ma elegante, tutta sui toni del marrone. C'è una sorta di microbalcone che affaccia su un cortile interno ma a destra si vedono i tetti di Firenze con la cupola del Brunelleschi* sullo sfondo.
È una bella giornata e il sole è caldo.
Il cielo è terso e azzurrissimo.
Da una casa vicina vengono le note di un giovane pianista che si sta esercitando.
Incessantemente.
Sempre gli stessi accordi.
Mi viene tanta voglia di spezzargli i ditini, mi viene.
È quasi peggio del Chitarrista di Satana del piano di sotto o del Bassista Maledetto di ieri...

*O perlomeno, credo che sia la cupola del Brunelleschi...probabilmente NON lo è, ma è una cupola, sta a Firenze... why not? ^___^

mercoledì 22 agosto 2012

Ce l'ho fatta!

Da adolescente (epoca lontana, pensate che esistevano ancora i telefoni a gettoni...) ho avuto come amica una ragazza molto strana. Non posso farne il nome per rispettarne la privacy, perciò la chiamerò S.
Dunque, S aveva un chiodo fisso: trovarsi un fidanzato.
Direte voi, giustamente, che un po' tutte le adolescenti vanno dietro ai ragazzi, e viceversa.
Sì, ma per S questa era una vera missione. Lei non voleva semplicemente innamorarsi, provare i brividi sulla schiena, stare con qualcuno eccetera. Lei voleva fidanzarsi. E sposarsi. Con uno ricco e socialmente elevato. Per sistemarsi.
Insomma, c'è chi sogna di diventare ballerina, chi vuol fare l'avvocato, e lei da grande voleva fare la moglie ricca. Un mestiere come un altro.
Sì, perché a questo punto diventa un mestiere, non una relazione sentimentale tra due persone che provano dell'affetto reciproco (ammazza, che eloquio!).
Così facendo, però, S si esponeva a un mucchio di disavventure.
Me la ricordo, io, quando si fissava con dei tizi che magari la trovavano, sì, carina, ma che certo non avevano voglia di legarsi a lei vita natural durante dopo la prima uscita.
Perché vi assicuro che faceva paura.
Puntava uno, magari appena conosciuto, e cominciava a costruirci su un mucchio di progetti.
Ovvio che quelli si spaventavano e se la davano a gambe alla prima occasione.
Sono stati anni di pianti e scene strazianti, anni in cui è stata perfino costretta a trovarsi un lavoro, perché temeva che a questo punto non si sarebbe mai “sistemata” (NB aveva venticinque anni).
Poi, improvvisamente (non so come perché non me l'ha mai raccontato), ha trovato l'uomo ricco e altolocato che non se l'è data a gambe ma l'ha sposata.
Come stia adesso S non lo so. Mi duole dirlo, ma da quando è convolata a giuste nozze S è lentamente scomparsa dalla mia vita.
Del resto ormai la sua cerchia di amicizie, il suo ambiente, i suoi interessi erano completamente cambiati.
L'ultima volta che l'ho vista, i suoi unici interessi erano lo shopping e il giro dei centri estetici.
A me fece tanta tristezza. Perché pure se fossi un'amante dello shopping sfrenato, e non lo sono, non mi sentirei mai a mio agio a farlo con soldi altrui. Cioè... i soldi di mio marito non sono soldi miei... i soldi di G sono soldi suoi, io non spendo i suoi soldi per il mio shopping (al limite gli chiedo un prestito, ma poi glieli ridò). Mi sentirei priva di dignità, ecco.
Però lei era contenta, si sentiva arrivata. Riuscita.
Così come, pare, dovrebbe essere una donna “che ce l'ha fatta” questa tizia qui. E per qual motivo la considerano riuscita? Perché s'è fidanzata con Mel Gibson. Con uno famoso, insomma.
Come nell'Ottocento, quando l'unica carriera che poteva fare una donna era fare un buon matrimonio con uno che contava.
Insomma, successo per interposta persona. Luce riflessa.
Può esserci di meglio nella vita, no?

Pelo superfluo, non avrai il mio scalpo

Io sono una di quelle donne convinte che nella vita possa e debba esserci di meglio che affannarsi per tenere la casa in ordine o impazzire per essere impeccabili. Detto in soldoni: per me (per fare un esempio) cose come ripiegare le tovaglie con l'angolo giusto, occupare più di dieci minuti per la manicure e altre facezie simili equivale a perdere del tempo dannatamente prezioso.
Immaginate quanto possa irritarmi, quindi, la lotta al pelo superfluo. Che in estate si fa cruenta, perché in estate il pelo superfluo sembra particolarmente arzillo e desideroso di farsi notare a tutti i costi. Non faccio in tempo a levarlo da una parte che mi rispunta da un'altra.
Sono giunta alla conclusione che per lui il sudore sia una sorta di fertilizzante.
Maledetto, non mi avrai viva!

lunedì 20 agosto 2012

Alice a quel paese

Alice (s.f): deriva dal greco halikón, che significa “sale”. Sinonimo di acciuga. L'acciuga è un piccolo pesce commestibile dal corpo argenteo e affusolato che vive in banchi nei mari temperati. Il nome proprio Alice, invece, deriva da alyké (sempre greco) e significa “marina”. Vedete quindi che sono due parole differenti e capite come sia facile far saltare i nervi alle nostre amiche Alice facendo continuamente stupidi giochi di parole a base di pesciolini argentei e affusolati (e Paesi delle Meraviglie, aggiungerei). Già che ci siamo, ricordo che Alice festeggia l'onomastico il 13 giugno. Il compleanno non lo so.

Perché parlo di alici? Perché sono le protagoniste della ricettina di oggi, ovvero:

Alici all'origano

Ingredienti (x 2)
Due vaschette di alici pulite (ehm...)
Olio qb
Aceto bianco qb
Vino bianco qb
Aglio qb
Sale qb
Origano (mi pare ovvio)

Trattasi di ricetta tradizionale napoletana rielaborata dalla mia famiglia. Lo dico per i miei amici snob convinti che una cosa del genere non esista...

1)    La ricetta in sé è di facile realizzazione. La parte seccante è la pulitura delle alici. È un'operazione snervante che vi procurerà un gran mal di schiena e vi farà sentire come Lady Macbeth dopo l'assassinio del re, quando si lamenta di avere le mani insanguinate, oppure come una versione ittica di Jack lo Squartatore, a scelta.
2)    Per questo farete come me, che mi son creduta furba, e acquisterete al supermercato le alici già pulite.
3)    Due vaschette, e poi vi spiego perché.
4)    Preparate la padella sul fornello con dentro un filo d'olio, aprite le vaschette delle alici e pensate che tra un quarto d'ora avrete già finito.
5)    E sbagliate, perché le bestiacce sono, sì, decapitate ed eviscerate, ma hanno ancora le spine e quelle vanno levate.
6)    Vi chiedete come abbiano fatto a decapitare ed eviscerare le alici senza anche togliere le spine (io non ci riuscirei neanche volendo) e vi accingete all'infame operazione di pulitura. È evidente che la vostra idea di preparare una pietanza in fretta è andata a farsi benedire.
7)    Mentre pulite le alici i gatti si radunano ai vostri piedi con aria supplice e i loro patetici miagolii vi ispirano compassione (vedi).
8)    Decidete di dare un paio di acciughine a ogni gatto. Così, tanto come contentino.
9)    I gatti apprezzano leccandosi i baffi fino alla cima delle orecchie e voi vi commuovete.
10)    Date qualche altra acciuga cruda ai gatti.
11)    I gatti si rileccano i baffi e voi vi accorgete che gli avete dato troppe acciughe per uno spuntino, tanto vale quindi trasformare la merenda in pranzo. Perciò servite ulteriori alici nelle ciotole.
12)    Vi fermate appena in tempo, quando vi rendete conto che state dando ai gatti tutta la vostra cena.
13)    Visto perché le vaschette dovevano essere non meno di due?
14)    Continuate a pulire le alici e a disporle nella padella, pensando che probabilmente le vostre mani puzzeranno di pesce per i secoli a venire.
15)    Vi lavate le mani e lanciate un accidente a quello che ha scritto “alici pulite” sulle vaschette, inducendovi a credere che il lavoraccio l'avesse fatto tutto lui.
16)    Accendete il fuoco sotto la padella e versate sulle vostre alici aceto bianco e vino bianco (fermo e secco, che non vi venga in mente d'usare lo spumante amabile) in parti uguali (senza esagerare, diciamo poco meno di mezzo bicchiere di ciascuno).
17)    Vi vengono in mente tutti i vostri amici che hanno idee romantiche sulle alici che andrebbero mangiate solo marinate al limone, se freschissime, o semmai fritte, per “sentire il profumo del mare”. Sì, quegli amici che inorridiscono all'idea di cucinarle nell'aceto. “Polentoni!”, pensate scrollando le spalle e sorvolando sul fatto che siete mezzi polentoni pure voi.
18)    Intanto tritate finemente uno spicchio d'aglio. Anche due, se vi va.
19)    Visto? Ora le vostre dita non sapranno più di pesce, ma di aglio per i secoli a venire.
20)    Versate l'aglio sulle vostre alici.
21)    Mescolate (questo dovevate farlo anche prima, m'ero dimenticata di dirvelo).
22)    Aggiustate di sale. Perché il termine esatto non è “salare”, ma “aggiustare di sale”. Gli alimenti sono già salati di loro, quando aggiungiamo il sale stiamo solo aggiustando il livello per portarlo al nostro gusto. Peccato che non sia possibile aggiustare di sale a levare, per certe cose sarebbe l'ideale...
23)    Aggiungete abbondante origano. E quando dico abbondante intendo abbondante. Non un pizzico, non un cucchiaino da tè. Di più, molto di più. Almeno una manciata, ecco.
24)    Lasciate cuocere mescolando di tanto in tanto finché il brodino non si prosciuga del tutto o quasi.
25)    Ok, volete proprio un tempo? Facciamo 15 minuti, ma stateci dietro perché potrei aver sbagliato.
26)    Pronto. A questo punto potete mangiare tutte le vostre alici calde o fredde, accompagnate col pane o meno.
27)    Be'... tutte meno quelle che avete dato ai gatti, ovvio...







domenica 19 agosto 2012

La parola di oggi è... COMPASSIONE

Cozze al pepe
 Compassione (s.f.): è una parola che deriva dal tardo latino cŏmpati, ovvero “patire insieme con”. La compassione è quel sentimento di partecipazione che proviamo nei confronti delle sofferenze altrui. Può avere però anche un significato negativo, un sentimento di disprezzo e fastidio che si prova nei confronti di chi ci appare meschino, abietto, ridicolo e in sostanza messo parecchio peggio di noi. Per le filosofie orientali, tra le quali il buddismo, il termine “compassione” ha un significato diverso e indica l'amore universale per tutte le creature.
Insomma, la compassione è la capacità di riconoscersi negli altri e comprenderne il dolore. E quindi cercare di non causarlo, perché provocarlo negli altri vuol dire provocarlo anche in noi stessi.
Quasi tutti proviamo compassione. Sì, lo so, ci sono persone che non provano assolutamente compassione nei confronti di nessuno, ma voglio sperare che si tratti di un'esigua minoranza.
È molto più facile provare compassione per chi ci somiglia, per quelli nei quali ci riconosciamo. Ecco perché la maggior parte della gente prova compassione solo per gli altri esseri umani, o comunque molto più per questi che per qualunque altro essere vivente.
C'è poi chi prova compassione anche per gli animali, perlomeno quelli in cui si rivede di più. Come quando guarda negli occhi un cane o un gatto e pensa “sembra quasi umano”...
Più difficile è provare compassione per chi non ci somiglia per niente. Per esempio, un polpo. I polpi, e la scienza lo dimostra, sono animali intelligentissimi. Eppure così viscidi, con tutti quei tentacoli (otto!), e le ventose... è difficile provare compassione per loro, soprattutto quando la nostra esperienza più diretta con un polpo consiste in un'insalata mista con patate e prezzemolo.
Limone (solo per uso alimentare!*)
Anni fa lessi un appello commosso che girava in rete. Una ragazza aveva salvato quattro vongole vive che erano cadute in terra durante un mercato rionale e chiedeva a qualcuno il favore di portarle in Liguria (lei era a Milano) e liberarle in mare. Non so come sia andata. So che ricevette un mucchio di prese in giro e di commenti del tipo “sì, portale da me, ho giusto due spaghetti orfani ansiosi di fare amicizia con le tue vongole”. Però a me la ragazza faceva compassione (nel senso buono) per la delicata compassione che provava verso le vongole. Insomma, bisogna essere veramente tanto sensibili per provare compassione per una creatura così tanto diversa da noi come una vongola. Una che non ha neppure occhi che possano commuoverci, capite che intendo?
Ci sono persone, tra le quali mia zia Ramona, che sono addirittura convinte che le vongole, le cozze e così via siano vegetali, perché si chiamano frutti di mare!
Voi direte “ma le vongole non soffrono, perché non hanno un sistema nervoso”. E con ciò? Anche le piante sono prive di sistema nervoso, ma provate a chiedere a un giardiniere se una pianta sia in grado di soffrire o meno, e poi ne riparliamo.
Le cozze, come le vongole, sono tanto saporite, ma hanno un difetto per gli animi delicati come me e il gatto Trottolino: vanno cucinate vive.
È una brutta sensazione, quando ti soffermi a rifletterci. Perlomeno, per me lo è.
Ecco perché prendo sempre quelle decongelate, che sono già morte: delego a qualcun altro il lavoro sporco, insomma.
E tutto questo, solo per darvi la ricetta più semplice del mondo (che però fa tanto estate!):

Le cozze al pepe, ovvero impepata di cozze

Ingredienti (x 2)
Un chilo di cozze
Pepe
Limoni

Pulite, lavate e raschiate le cozze (occhio alle dita, io stasera mi sono tagliata un pollice). Mettetele in pentola, coprite con l'apposito coperchio (quello della pentola, non quello delle cozze) e cucinate a fuoco basso finché non saranno tutte aperte. Cospargete di abbondante pepe, servite in una zuppiera assieme al limone tagliato a fette (poi ognuno ci mette su quel che vuole). Buon appetito!

*Tengo a precisare la funzione alimentare del limone, perché una volta inserii la fotografia di un tale agrume in un articolo su un giornale per ragazzi e me la fecero togliere, perché il redattore capo affermava che si trattasse di un chiaro esempio di istigazione alla droga...
Tengo anche a precisare che sono perfettamente consapevole del fatto che spruzzare succo di limone sulle cozze fresche vuol dire commettere un crimine gastronomico. Ma qui non si parla di cozze fresche...

sabato 18 agosto 2012

Nuova veste grafica


Anche se ormai veleggiamo spediti verso settembre e l'autunno, la calura di questi giorni mi ha spinto a rinnovare il look del blog. Vi piace il nuovo banner? ^____^

PS: prima che qualcuno me lo faccia notare, lo so benissimo che la storia delle mutande in frigo la diceva Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza. Infatti la mia è una citazione assolutamente voluta ;)