domenica 30 ottobre 2011

Colta al volo...

Spiata ascoltata stasera:

Scena: Firenze, Piazza della Signoria.
Sera.
Tanta gente dappertutto.

C'è una tipa al cellulare che parla con qualcuno. Evidentemente questo qualcuno è lì, ma s'è perso nella folla e i due non riescono a trovarsi.

TIPA: Ma dai, come fai a non trovarmi? Sono proprio qui, davanti allo stand Ferrari, quello con l'auto rossa dentro... ma come dove? Dai, c'è anche quella grossa statua...

PS: Quella grossa statua era il David!

giovedì 27 ottobre 2011

Urrà... più o meno

Firenze, Ponte Vecchio (foto mia)
Ancora due giorni e si parte! Urrà! Io e G andiamo in vacanza una settimana, e sottolineo una settimana, a Firenze.
Yeahhhhhhhhhhhh! :-)))))))
Però...
Oddiodevofarelevaligeeeeeee! O____°
Le mie, non le sue. Grazie al cielo lui la sua valigia se la sa fare benissimo da solo...
E poi...
E se poi non dormo perché ho nostalgia dei gatti?
Della serie: come riuscire a stressarsi anche per le cose piacevoli. '''''-____-

mercoledì 26 ottobre 2011

La parola di oggi è... DISORDINE

Disordine, s.m.: Perturbamento dell'ordine, stato di confusione. Sinonimi: confusione, caos, scompiglio, sconvolgimento, disorganizzazione, disservizio, negligenza, eccesso, sfrenatezza, sregolatezza, dissolutezza. Contrari: moderazione, calma, tranquillità, equilibrio, ordine, sistemazione, organizzazione.

Okay, tanto vale confessarlo. Io sono disordinata. Disordinatissima. Un caos. Uno stato di confusione, scompiglio, disorganizzazione e chi più ne ha più ne metta.
Sono sempre stata così, inutile negarlo. E più cerco di correggermi più divento disordinata. Più cerco di essere ordinata più il caos sembra travolgermi.
La sapete quella vecchia storia di noi disordinati? “Ma il mio è un disordine organizzato. In realtà sembra tutto sottosopra, ma quando mi serve qualcosa so sempre dove cercarla.” La conoscete, no?
Balle! Non è vero niente! È solo una scusa! Almeno per quanto mi riguarda.
Il mio è un disordine disordinato e basta.
Io le cose le perdo eccome.
Le perdo continuamente.
Ora, per esempio, ho perso una scheda di memoria della macchina fotografica, e mi dispiace perché dentro c'erano delle foto a cui tenevo e che non avevo ancora salvato.
Ma come ho fatto a perderla? La tengo sempre nella macchina fotografica, com'è stato possibile che l'abbia levata e messa chissà dove senza neppure accorgermene?
Oppure... ho un'altra teoria. Me l'hanno fregata i gatti e adesso ci stanno cercando foto compromettenti per ricattarmi e ottenere spuntini extra in cambio del silenzio.
Sì, dev'essere andata così...

PS: qualcuno una volta mi disse che il caos delle mie cose non fa che riflettere il caos che ho nel cervello. Se è così, allora devo cominciare a far ordine dalla testa... difficilissimo!!!

lunedì 24 ottobre 2011

Può sempre andar peggio...

Polemica, oggi sono polemica.
Non lo sono quasi mai, di solito sono scema e basta. Ma ogni tanto essere polemica mi va.
Non dovrò mica giustificare anche questo?
Che brutta cosa dover giustificare le emozioni.
“Perché ridi per questo?”
“Perché piangi per quell'altro?”
“Come mai questa cosa ti piace?”
“Come fa a non piacerti quest'altra cosa?”
A me è sempre capitato. Fin da quando ero piccola se ero contenta o triste dovevo sempre spiegare perché. “Perché sì” non era mai una risposta accettata...
Come se fosse davvero possibile spiegarlo. Come se fosse davvero possibile dare una giustificazione plausibile che spieghi perché uno guardando Titanic piange e un altro, guardando lo stesso film, ride (come me!!!), o sbadiglia. O se ne va. O altro (a scelta).
Però è così, tutte le volte che uno prova un'emozione di un qualunque tipo, sia in negativo che in positivo (e la esprime pubblicamente, questo forse è il punto importante), sbuca sempre qualcuno che non è d'accordo. Che ne sembra in un certo senso infastidito. Per così dire.
C'è sempre di più. C'è sempre d'altro.
Muore il tuo campione preferito e tu piangi (ogni riferimento a fatti reali non è casuale ma... assolutamente voluto)? E c'è sempre quello che ti ricorda che c'è gente che sta peggio... che c'è chi guadagna di meno e muore lo stesso (per esempio...). E poi perché piangi per lui e non per quell'altro? Eppure quell'altro era altrettanto famoso/ricco/importante/eccetera... se non di più!
Perdi il tuo gatto/cane/criceto/pesce rosso adorato? Puntuale arriva quello che ti ricorda che tanta gente muore e tu stai lì a piangere per il gatto/cane/criceto/pesce rosso ecc...
Soffri per un motivo che tu solo sai ma che in qualche modo ti tocca nel profondo? Ecco che arriva chi ti dice che c'è chi sì che soffre, altro che tu... che ci sono motivi ben più alti per piangere... eccetera, eccetera, eccetera...
Lo so che c'è chi sta peggio. Lo so che ci sono cose peggiori nella vita, non sono scema e non ho gli occhi foderati di salame (cosa che, tra l'altro, se sei animalista, è già da sé fonte di dolore). Lo so che il mio gatto/cane/criceto/pesce rosso era solo un gatto/cane/criceto/pesce rosso. Lo so che il mio campione del cuore era ricco/famoso/riverito/pieno di donne/eccetera. Lo so che quel gatto/cane/criceto/pesce rosso/campione/cantante/attore/chi più ne ha più ne metta se la passava bene in vita. Ma la sua scomparsa mi rattrista. Questa cosa in particolare mi porta dolore. Mi colpisce. Mi affanna. Mi fa venir voglia di dire: sì, questa cosa mi addolora!
Anche se, lo so, c'è di peggio.
C'è sempre di peggio.
Anche se perdessi la persona a me più amata (e sgratt sgratt, spero di no!!!), lo so che ci sarebbe sempre chi sta peggio di me.
Ma questo non m'impedirebbe di soffrire lo stesso.
Perfino se (per dire) quella persona cara se la fosse cercata.
Che poi la cosa curiosa è che queste richieste di giustificazioni arrivano solo sulle tragedie. Sulle cose brutte, perlomeno.
Se io dico: “Oggi sono felice perché il mio lui mi ha dato un bacio come non me lo dava da mesi.” mai qualcuno che venga a dire: “Eh, ma guarda che c'è gente che si sollazza di più!”
O se dico “Questo mese (io sono libera professionista e non ho un reddito fisso: scusate, lo so che è un male, ma mi va così da anni...) ho guadagnato 200 euro più del solito, che bello!!!”, non viene mai il tipo a dirti: “Ma con tutta la gente che guadagna milioni tu gioisci per 200 euro?”.
Questo non capita mai.
Strano, vero?
Lo so che è bello e gratificante giudicare agli altri, ci fa sentire grandi... io certe volte lo faccio perfino quando vado al supermercato e guardo cosa comprano quelli che stanno davanti o dietro di me. È bello sentirci migliori pensando che noi notiamo cose più importanti. Che facciamo scelte migliori. Che noi sì che sappiamo per cosa vale ridere o piangere e gli altri no, gli altri sono stupidi e/o superficiali...
Però non so se sia giusto... non lo so davvero.
(E poi basta perché ho usato troppi puntini di sospensione e io detesto i puntini di sospensione...)

...e niente illustrazioni, che non sono in vena... sono solo addolorata. Punto.

sabato 22 ottobre 2011

Però...

...me lo spiegate cos'è la torta carcerata che venite a cercare qui???
Cose strane scopro, con questo blog...

Metodi antistress

C'è chi si mangia le unghie, chi si tormenta i capelli, chi si morde le labbra, chi mastica penne e matite, chi rumina chewing-gum... io giocherello con la gommapane. Voi l'avete mai fatto?

venerdì 21 ottobre 2011

Colori, colori...

Oggi gira così. Mi andava di pitturare il blog color glicine. E di dargli un'aspetto un po' retrò.
Cose che capitano con le mezze stagioni (che, come tutti sanno, non ci sono più)...
Che ve ne pare? ^___^

lunedì 17 ottobre 2011

La parola di oggi è... TURPILOQUIO

Turpiloquio: s.m., dal tardo latino turpiloquiu(m), composto di turpis, turpe, e un derivato di loqui, parlare. Esprimersi in modo turpe, brutto, sconcio, laido, volgare, osceno...
In soldoni: dire le parolacce (Parolaccia: s.f., parola sconcia, volgare, offensiva).
Un tempo far uso di turpiloquio non era pratica comune.
In pubblico non si faceva. Non si scriveva. Non si usava.
E quando raramente scappava, aveva l'effetto di una bomba.
Non si poteva non notarlo, era dirompente (Dirompente: agg., esplosivo, clamoroso).
Adesso il turpiloquio è pratica più che comune.
In pubblico si usa sempre, si scrive abitualmente, non necessariamente quando si è irritati ma anche chiacchierando del più e del meno.
Quindi non si nota più, è linguaggio di tutti i giorni.
Quando seguivo il corso di scrittura creativa mi avevano insegnato che certe volte per dare risalto a una parola scritta la si mette in grassetto (come da esempio). Ma se si mettono troppe parole in grassetto l'effetto viene meno. Mettere in risalto tutte le parole è come non metterne in risalto nessuna.
Vuoi vedere che ora come ora fa più effetto un discorso (orale o scritto che sia) che non fa uso di turpiloquio? Vogliamo provare a lanciare questa moda?

C'era una volta...

Scena 1: Tanto tempo fa, un reame lontano lontano era rimasto senza re. Solo chi fosse riuscito a pulire un vecchio pentolone incrostato e unto sarebbe potuto salire sul trono. Ci provarono in mille cavalieri, ma uno soltanto, col detersivo giusto, riuscì a pulire il malefico calderone e diventare così... regina. Perché il cavaliere misterioso era una donna. Ovviamente. Pulire piatti luridi è roba da donne, no? Questo almeno rientra nella tradizione. Anche se è un concetto che onestamente mi fa girare le scatole non poco.
Scena 2: In un regno (le fiabe sono tutte monarchiche) magico e incantato ci sono tanti personaggi incantevoli che compiono prodigi: cavalieri assaggiatori, fate cuciniere e anche una piccola principessa dai biondi boccoli e dalla voce straordinariamente irritante che s'ingozza di prosciutti e affettati vari da mattina a sera. Si riempirà di brufoli, ma questo la fiaba non lo dice.
Scena 3: (questa è la più bella) In un ulteriore regno, pure questo lontano lontano, una bella principessa deve mandare un messaggio d'amore al suo principe. Lo scrive su una pergamena, lo infila in un rotolo di carta igienica (quale delicata poesia) e lo invia all'amato bene. Questo prende il rotolo, lo accarezza con trasporto e poi... butta il messaggio d'amore nel fuoco e corre al gabinetto col rotolo. Si vede che ne aveva proprio bisogno, poveretto!


Le fiabe vanno ancora di moda, come emerge dalla pubblicità (le trame di sopra sono tratte da spot pubblicitari, non le ho inventate io), miei garruli e sensibili lettori, ma non sono più quelle di una volta. E non lo sono più da tanto tempo. Io ricordo una vecchia poesia di Roald Dahl, per esempio, in cui Cappuccetto Rosso ammazzava il lupo per farsi la pelliccia. Cosa, peraltro, illegale perché il lupo è specie protetta.
Le fiabe sono cambiate, a volte è un bene e a volte è deprimente. La principessa non sta più affacciata al balcone in attesa che il principe vada a salvarla, ma si rimbocca le maniche e si tira da sola fuori dai guai. E questo è un bene. Anche per il principe, perché così lei potrà stare con lui solo per amore, e non perché si sente in debito. Vuoi mettere la soddisfazione?
Le fatine però sono diventate petulanti e incapaci creature, che spesso si fanno ampiamente gli affaracci loro. Questo è triste, perché fa sempre comodo pensare di poter contare su un bell'intervento magico per dare la svolta finale alla trama. Sì, insomma, la proverbiale botta di cuBo.
Ogni tanto ci vuole. Non sempre, ma qualche volta sì...
E che altro sarà cambiato? Cenerentola me la immagino come una che soffre di manie di persecuzione. Una che crede che il mondo ce l'abbia con lei. Si sente sfruttata e non si accorge che la matrigna e le sorellastre (che poi le vede così solo lei, in realtà sono la madre e le sorelle) faticano quanto lei. La fiaba ovviamente è narrata solo dal suo punto di vista, per questo il dettaglio non è stato tramandato.
Biancaneve è un'esagitata iperattiva, una che non riesce a star ferma neanche due minuti. La matrigna l'ha mandata via per disperazione, perché la vita al castello con lei era un inferno.
Per contro la Bella Addormentata nel Bosco soffre di pigrizia eccessiva. Non fa che dormire. Il suo concetto ideale di vita è starsene spaparanzata sul divano a guardare la TV. Il massimo della sua attività è cambiare vestito. Dal rosa al celeste e viceversa. E concedere un ballo al principe di tanto in tanto. Ma raramente, perché anche ballare è faticoso.
Aladino è un povero illuso, uno che si aspetta che sia sempre qualcun altro (tipo il genio della lampada) a risolvergli i problemi. Da solo non riuscirebbe neppure ad allacciarsi le scarpe. Per questo porta sempre le babbucce!
Esagero? Dite? Meglio ricordarsi le fiabe com'erano una volta?
Sarà... ma così sono più divertenti (eccetto le prime tre, però).

domenica 16 ottobre 2011

Ok, adesso...

...spiegatemi perché volete far profumare la cacca di piccione. No, perché ho visto che qualcuno è arrivato sul mio blog cercando questo consiglio. E io sono curiosa. Vi prego, vi prego, ditemi perché!!!