27/08/12 13.00.20
Firenze, Hotel ****
Siamo arrivati una mezz'oretta fa e ci hanno dato subito la camera.
La stanza è piccola ma elegante, tutta sui toni del marrone. C'è una sorta di microbalcone che affaccia su un cortile interno ma a destra si vedono i tetti di Firenze con la cupola del Brunelleschi* sullo sfondo.
È una bella giornata e il sole è caldo.
Il cielo è terso e azzurrissimo.
Da una casa vicina vengono le note di un giovane pianista che si sta esercitando.
Incessantemente.
Sempre gli stessi accordi.
Mi viene tanta voglia di spezzargli i ditini, mi viene.
È quasi peggio del Chitarrista di Satana del piano di sotto o del Bassista Maledetto di ieri...
*O perlomeno, credo che sia la cupola del Brunelleschi...probabilmente NON lo è, ma è una cupola, sta a Firenze... why not? ^___^
lunedì 27 agosto 2012
mercoledì 22 agosto 2012
Ce l'ho fatta!
Da adolescente (epoca lontana, pensate che esistevano ancora i telefoni a gettoni...) ho avuto come amica una ragazza molto strana. Non posso farne il nome per rispettarne la privacy, perciò la chiamerò S.
Dunque, S aveva un chiodo fisso: trovarsi un fidanzato.
Direte voi, giustamente, che un po' tutte le adolescenti vanno dietro ai ragazzi, e viceversa.
Sì, ma per S questa era una vera missione. Lei non voleva semplicemente innamorarsi, provare i brividi sulla schiena, stare con qualcuno eccetera. Lei voleva fidanzarsi. E sposarsi. Con uno ricco e socialmente elevato. Per sistemarsi.
Insomma, c'è chi sogna di diventare ballerina, chi vuol fare l'avvocato, e lei da grande voleva fare la moglie ricca. Un mestiere come un altro.
Sì, perché a questo punto diventa un mestiere, non una relazione sentimentale tra due persone che provano dell'affetto reciproco (ammazza, che eloquio!).
Così facendo, però, S si esponeva a un mucchio di disavventure.
Me la ricordo, io, quando si fissava con dei tizi che magari la trovavano, sì, carina, ma che certo non avevano voglia di legarsi a lei vita natural durante dopo la prima uscita.
Perché vi assicuro che faceva paura.
Puntava uno, magari appena conosciuto, e cominciava a costruirci su un mucchio di progetti.
Ovvio che quelli si spaventavano e se la davano a gambe alla prima occasione.
Sono stati anni di pianti e scene strazianti, anni in cui è stata perfino costretta a trovarsi un lavoro, perché temeva che a questo punto non si sarebbe mai “sistemata” (NB aveva venticinque anni).
Poi, improvvisamente (non so come perché non me l'ha mai raccontato), ha trovato l'uomo ricco e altolocato che non se l'è data a gambe ma l'ha sposata.
Come stia adesso S non lo so. Mi duole dirlo, ma da quando è convolata a giuste nozze S è lentamente scomparsa dalla mia vita.
Del resto ormai la sua cerchia di amicizie, il suo ambiente, i suoi interessi erano completamente cambiati.
L'ultima volta che l'ho vista, i suoi unici interessi erano lo shopping e il giro dei centri estetici.
A me fece tanta tristezza. Perché pure se fossi un'amante dello shopping sfrenato, e non lo sono, non mi sentirei mai a mio agio a farlo con soldi altrui. Cioè... i soldi di mio marito non sono soldi miei... i soldi di G sono soldi suoi, io non spendo i suoi soldi per il mio shopping (al limite gli chiedo un prestito, ma poi glieli ridò). Mi sentirei priva di dignità, ecco.
Però lei era contenta, si sentiva arrivata. Riuscita.
Così come, pare, dovrebbe essere una donna “che ce l'ha fatta” questa tizia qui. E per qual motivo la considerano riuscita? Perché s'è fidanzata con Mel Gibson. Con uno famoso, insomma.
Come nell'Ottocento, quando l'unica carriera che poteva fare una donna era fare un buon matrimonio con uno che contava.
Insomma, successo per interposta persona. Luce riflessa.
Può esserci di meglio nella vita, no?
Dunque, S aveva un chiodo fisso: trovarsi un fidanzato.
Direte voi, giustamente, che un po' tutte le adolescenti vanno dietro ai ragazzi, e viceversa.
Sì, ma per S questa era una vera missione. Lei non voleva semplicemente innamorarsi, provare i brividi sulla schiena, stare con qualcuno eccetera. Lei voleva fidanzarsi. E sposarsi. Con uno ricco e socialmente elevato. Per sistemarsi.
Insomma, c'è chi sogna di diventare ballerina, chi vuol fare l'avvocato, e lei da grande voleva fare la moglie ricca. Un mestiere come un altro.
Sì, perché a questo punto diventa un mestiere, non una relazione sentimentale tra due persone che provano dell'affetto reciproco (ammazza, che eloquio!).
Così facendo, però, S si esponeva a un mucchio di disavventure.
Me la ricordo, io, quando si fissava con dei tizi che magari la trovavano, sì, carina, ma che certo non avevano voglia di legarsi a lei vita natural durante dopo la prima uscita.
Perché vi assicuro che faceva paura.
Puntava uno, magari appena conosciuto, e cominciava a costruirci su un mucchio di progetti.
Ovvio che quelli si spaventavano e se la davano a gambe alla prima occasione.
Sono stati anni di pianti e scene strazianti, anni in cui è stata perfino costretta a trovarsi un lavoro, perché temeva che a questo punto non si sarebbe mai “sistemata” (NB aveva venticinque anni).
Poi, improvvisamente (non so come perché non me l'ha mai raccontato), ha trovato l'uomo ricco e altolocato che non se l'è data a gambe ma l'ha sposata.
Come stia adesso S non lo so. Mi duole dirlo, ma da quando è convolata a giuste nozze S è lentamente scomparsa dalla mia vita.
Del resto ormai la sua cerchia di amicizie, il suo ambiente, i suoi interessi erano completamente cambiati.
L'ultima volta che l'ho vista, i suoi unici interessi erano lo shopping e il giro dei centri estetici.
A me fece tanta tristezza. Perché pure se fossi un'amante dello shopping sfrenato, e non lo sono, non mi sentirei mai a mio agio a farlo con soldi altrui. Cioè... i soldi di mio marito non sono soldi miei... i soldi di G sono soldi suoi, io non spendo i suoi soldi per il mio shopping (al limite gli chiedo un prestito, ma poi glieli ridò). Mi sentirei priva di dignità, ecco.
Però lei era contenta, si sentiva arrivata. Riuscita.
Così come, pare, dovrebbe essere una donna “che ce l'ha fatta” questa tizia qui. E per qual motivo la considerano riuscita? Perché s'è fidanzata con Mel Gibson. Con uno famoso, insomma.
Come nell'Ottocento, quando l'unica carriera che poteva fare una donna era fare un buon matrimonio con uno che contava.
Insomma, successo per interposta persona. Luce riflessa.
Può esserci di meglio nella vita, no?
Pelo superfluo, non avrai il mio scalpo
Io sono una di quelle donne convinte che nella vita possa e debba esserci di meglio che affannarsi per tenere la casa in ordine o impazzire per essere impeccabili. Detto in soldoni: per me (per fare un esempio) cose come ripiegare le tovaglie con l'angolo giusto, occupare più di dieci minuti per la manicure e altre facezie simili equivale a perdere del tempo dannatamente prezioso.
Immaginate quanto possa irritarmi, quindi, la lotta al pelo superfluo. Che in estate si fa cruenta, perché in estate il pelo superfluo sembra particolarmente arzillo e desideroso di farsi notare a tutti i costi. Non faccio in tempo a levarlo da una parte che mi rispunta da un'altra.
Sono giunta alla conclusione che per lui il sudore sia una sorta di fertilizzante.
Maledetto, non mi avrai viva!
Immaginate quanto possa irritarmi, quindi, la lotta al pelo superfluo. Che in estate si fa cruenta, perché in estate il pelo superfluo sembra particolarmente arzillo e desideroso di farsi notare a tutti i costi. Non faccio in tempo a levarlo da una parte che mi rispunta da un'altra.
Sono giunta alla conclusione che per lui il sudore sia una sorta di fertilizzante.
Maledetto, non mi avrai viva!
lunedì 20 agosto 2012
Alice a quel paese
Alice (s.f): deriva dal greco halikón, che significa “sale”. Sinonimo di acciuga. L'acciuga è un piccolo pesce commestibile dal corpo argenteo e affusolato che vive in banchi nei mari temperati. Il nome proprio Alice, invece, deriva da alyké (sempre greco) e significa “marina”. Vedete quindi che sono due parole differenti e capite come sia facile far saltare i nervi alle nostre amiche Alice facendo continuamente stupidi giochi di parole a base di pesciolini argentei e affusolati (e Paesi delle Meraviglie, aggiungerei). Già che ci siamo, ricordo che Alice festeggia l'onomastico il 13 giugno. Il compleanno non lo so.
Perché parlo di alici? Perché sono le protagoniste della ricettina di oggi, ovvero:
Alici all'origano
Ingredienti (x 2)
Due vaschette di alici pulite (ehm...)
Olio qb
Aceto bianco qb
Vino bianco qb
Aglio qb
Sale qb
Origano (mi pare ovvio)
Trattasi di ricetta tradizionale napoletana rielaborata dalla mia famiglia. Lo dico per i miei amici snob convinti che una cosa del genere non esista...
1) La ricetta in sé è di facile realizzazione. La parte seccante è la pulitura delle alici. È un'operazione snervante che vi procurerà un gran mal di schiena e vi farà sentire come Lady Macbeth dopo l'assassinio del re, quando si lamenta di avere le mani insanguinate, oppure come una versione ittica di Jack lo Squartatore, a scelta.
2) Per questo farete come me, che mi son creduta furba, e acquisterete al supermercato le alici già pulite.
3) Due vaschette, e poi vi spiego perché.
4) Preparate la padella sul fornello con dentro un filo d'olio, aprite le vaschette delle alici e pensate che tra un quarto d'ora avrete già finito.
5) E sbagliate, perché le bestiacce sono, sì, decapitate ed eviscerate, ma hanno ancora le spine e quelle vanno levate.
6) Vi chiedete come abbiano fatto a decapitare ed eviscerare le alici senza anche togliere le spine (io non ci riuscirei neanche volendo) e vi accingete all'infame operazione di pulitura. È evidente che la vostra idea di preparare una pietanza in fretta è andata a farsi benedire.
7) Mentre pulite le alici i gatti si radunano ai vostri piedi con aria supplice e i loro patetici miagolii vi ispirano compassione (vedi).
8) Decidete di dare un paio di acciughine a ogni gatto. Così, tanto come contentino.
9) I gatti apprezzano leccandosi i baffi fino alla cima delle orecchie e voi vi commuovete.
10) Date qualche altra acciuga cruda ai gatti.
11) I gatti si rileccano i baffi e voi vi accorgete che gli avete dato troppe acciughe per uno spuntino, tanto vale quindi trasformare la merenda in pranzo. Perciò servite ulteriori alici nelle ciotole.
12) Vi fermate appena in tempo, quando vi rendete conto che state dando ai gatti tutta la vostra cena.
13) Visto perché le vaschette dovevano essere non meno di due?
14) Continuate a pulire le alici e a disporle nella padella, pensando che probabilmente le vostre mani puzzeranno di pesce per i secoli a venire.
15) Vi lavate le mani e lanciate un accidente a quello che ha scritto “alici pulite” sulle vaschette, inducendovi a credere che il lavoraccio l'avesse fatto tutto lui.
16) Accendete il fuoco sotto la padella e versate sulle vostre alici aceto bianco e vino bianco (fermo e secco, che non vi venga in mente d'usare lo spumante amabile) in parti uguali (senza esagerare, diciamo poco meno di mezzo bicchiere di ciascuno).
17) Vi vengono in mente tutti i vostri amici che hanno idee romantiche sulle alici che andrebbero mangiate solo marinate al limone, se freschissime, o semmai fritte, per “sentire il profumo del mare”. Sì, quegli amici che inorridiscono all'idea di cucinarle nell'aceto. “Polentoni!”, pensate scrollando le spalle e sorvolando sul fatto che siete mezzi polentoni pure voi.
18) Intanto tritate finemente uno spicchio d'aglio. Anche due, se vi va.
19) Visto? Ora le vostre dita non sapranno più di pesce, ma di aglio per i secoli a venire.
20) Versate l'aglio sulle vostre alici.
21) Mescolate (questo dovevate farlo anche prima, m'ero dimenticata di dirvelo).
22) Aggiustate di sale. Perché il termine esatto non è “salare”, ma “aggiustare di sale”. Gli alimenti sono già salati di loro, quando aggiungiamo il sale stiamo solo aggiustando il livello per portarlo al nostro gusto. Peccato che non sia possibile aggiustare di sale a levare, per certe cose sarebbe l'ideale...
23) Aggiungete abbondante origano. E quando dico abbondante intendo abbondante. Non un pizzico, non un cucchiaino da tè. Di più, molto di più. Almeno una manciata, ecco.
24) Lasciate cuocere mescolando di tanto in tanto finché il brodino non si prosciuga del tutto o quasi.
25) Ok, volete proprio un tempo? Facciamo 15 minuti, ma stateci dietro perché potrei aver sbagliato.
26) Pronto. A questo punto potete mangiare tutte le vostre alici calde o fredde, accompagnate col pane o meno.
27) Be'... tutte meno quelle che avete dato ai gatti, ovvio...
Perché parlo di alici? Perché sono le protagoniste della ricettina di oggi, ovvero:
Alici all'origano
Ingredienti (x 2)
Due vaschette di alici pulite (ehm...)
Olio qb
Aceto bianco qb
Vino bianco qb
Aglio qb
Sale qb
Origano (mi pare ovvio)
Trattasi di ricetta tradizionale napoletana rielaborata dalla mia famiglia. Lo dico per i miei amici snob convinti che una cosa del genere non esista...
1) La ricetta in sé è di facile realizzazione. La parte seccante è la pulitura delle alici. È un'operazione snervante che vi procurerà un gran mal di schiena e vi farà sentire come Lady Macbeth dopo l'assassinio del re, quando si lamenta di avere le mani insanguinate, oppure come una versione ittica di Jack lo Squartatore, a scelta.
2) Per questo farete come me, che mi son creduta furba, e acquisterete al supermercato le alici già pulite.3) Due vaschette, e poi vi spiego perché.
4) Preparate la padella sul fornello con dentro un filo d'olio, aprite le vaschette delle alici e pensate che tra un quarto d'ora avrete già finito.
5) E sbagliate, perché le bestiacce sono, sì, decapitate ed eviscerate, ma hanno ancora le spine e quelle vanno levate.
6) Vi chiedete come abbiano fatto a decapitare ed eviscerare le alici senza anche togliere le spine (io non ci riuscirei neanche volendo) e vi accingete all'infame operazione di pulitura. È evidente che la vostra idea di preparare una pietanza in fretta è andata a farsi benedire.7) Mentre pulite le alici i gatti si radunano ai vostri piedi con aria supplice e i loro patetici miagolii vi ispirano compassione (vedi).
8) Decidete di dare un paio di acciughine a ogni gatto. Così, tanto come contentino.
9) I gatti apprezzano leccandosi i baffi fino alla cima delle orecchie e voi vi commuovete.
10) Date qualche altra acciuga cruda ai gatti.
11) I gatti si rileccano i baffi e voi vi accorgete che gli avete dato troppe acciughe per uno spuntino, tanto vale quindi trasformare la merenda in pranzo. Perciò servite ulteriori alici nelle ciotole.12) Vi fermate appena in tempo, quando vi rendete conto che state dando ai gatti tutta la vostra cena.
13) Visto perché le vaschette dovevano essere non meno di due?
14) Continuate a pulire le alici e a disporle nella padella, pensando che probabilmente le vostre mani puzzeranno di pesce per i secoli a venire.
15) Vi lavate le mani e lanciate un accidente a quello che ha scritto “alici pulite” sulle vaschette, inducendovi a credere che il lavoraccio l'avesse fatto tutto lui.
16) Accendete il fuoco sotto la padella e versate sulle vostre alici aceto bianco e vino bianco (fermo e secco, che non vi venga in mente d'usare lo spumante amabile) in parti uguali (senza esagerare, diciamo poco meno di mezzo bicchiere di ciascuno).17) Vi vengono in mente tutti i vostri amici che hanno idee romantiche sulle alici che andrebbero mangiate solo marinate al limone, se freschissime, o semmai fritte, per “sentire il profumo del mare”. Sì, quegli amici che inorridiscono all'idea di cucinarle nell'aceto. “Polentoni!”, pensate scrollando le spalle e sorvolando sul fatto che siete mezzi polentoni pure voi.
18) Intanto tritate finemente uno spicchio d'aglio. Anche due, se vi va.
19) Visto? Ora le vostre dita non sapranno più di pesce, ma di aglio per i secoli a venire.
20) Versate l'aglio sulle vostre alici.
21) Mescolate (questo dovevate farlo anche prima, m'ero dimenticata di dirvelo).
22) Aggiustate di sale. Perché il termine esatto non è “salare”, ma “aggiustare di sale”. Gli alimenti sono già salati di loro, quando aggiungiamo il sale stiamo solo aggiustando il livello per portarlo al nostro gusto. Peccato che non sia possibile aggiustare di sale a levare, per certe cose sarebbe l'ideale...23) Aggiungete abbondante origano. E quando dico abbondante intendo abbondante. Non un pizzico, non un cucchiaino da tè. Di più, molto di più. Almeno una manciata, ecco.
24) Lasciate cuocere mescolando di tanto in tanto finché il brodino non si prosciuga del tutto o quasi.
25) Ok, volete proprio un tempo? Facciamo 15 minuti, ma stateci dietro perché potrei aver sbagliato.
26) Pronto. A questo punto potete mangiare tutte le vostre alici calde o fredde, accompagnate col pane o meno.
27) Be'... tutte meno quelle che avete dato ai gatti, ovvio...
domenica 19 agosto 2012
La parola di oggi è... COMPASSIONE
![]() |
| Cozze al pepe |
Insomma, la compassione è la capacità di riconoscersi negli altri e comprenderne il dolore. E quindi cercare di non causarlo, perché provocarlo negli altri vuol dire provocarlo anche in noi stessi.
Quasi tutti proviamo compassione. Sì, lo so, ci sono persone che non provano assolutamente compassione nei confronti di nessuno, ma voglio sperare che si tratti di un'esigua minoranza.
È molto più facile provare compassione per chi ci somiglia, per quelli nei quali ci riconosciamo. Ecco perché la maggior parte della gente prova compassione solo per gli altri esseri umani, o comunque molto più per questi che per qualunque altro essere vivente.
C'è poi chi prova compassione anche per gli animali, perlomeno quelli in cui si rivede di più. Come quando guarda negli occhi un cane o un gatto e pensa “sembra quasi umano”...
Più difficile è provare compassione per chi non ci somiglia per niente. Per esempio, un polpo. I polpi, e la scienza lo dimostra, sono animali intelligentissimi. Eppure così viscidi, con tutti quei tentacoli (otto!), e le ventose... è difficile provare compassione per loro, soprattutto quando la nostra esperienza più diretta con un polpo consiste in un'insalata mista con patate e prezzemolo.
![]() |
| Limone (solo per uso alimentare!*) |
Ci sono persone, tra le quali mia zia Ramona, che sono addirittura convinte che le vongole, le cozze e così via siano vegetali, perché si chiamano frutti di mare!
Voi direte “ma le vongole non soffrono, perché non hanno un sistema nervoso”. E con ciò? Anche le piante sono prive di sistema nervoso, ma provate a chiedere a un giardiniere se una pianta sia in grado di soffrire o meno, e poi ne riparliamo.
Le cozze, come le vongole, sono tanto saporite, ma hanno un difetto per gli animi delicati come me e il gatto Trottolino: vanno cucinate vive.
È una brutta sensazione, quando ti soffermi a rifletterci. Perlomeno, per me lo è.
Ecco perché prendo sempre quelle decongelate, che sono già morte: delego a qualcun altro il lavoro sporco, insomma.
E tutto questo, solo per darvi la ricetta più semplice del mondo (che però fa tanto estate!):
Le cozze al pepe, ovvero impepata di cozze
Ingredienti (x 2)
Un chilo di cozze
Pepe
Limoni
Pulite, lavate e raschiate le cozze (occhio alle dita, io stasera mi sono tagliata un pollice). Mettetele in pentola, coprite con l'apposito coperchio (quello della pentola, non quello delle cozze) e cucinate a fuoco basso finché non saranno tutte aperte. Cospargete di abbondante pepe, servite in una zuppiera assieme al limone tagliato a fette (poi ognuno ci mette su quel che vuole). Buon appetito!
*Tengo a precisare la funzione alimentare del limone, perché una volta inserii la fotografia di un tale agrume in un articolo su un giornale per ragazzi e me la fecero togliere, perché il redattore capo affermava che si trattasse di un chiaro esempio di istigazione alla droga...
Tengo anche a precisare che sono perfettamente consapevole del fatto che spruzzare succo di limone sulle cozze fresche vuol dire commettere un crimine gastronomico. Ma qui non si parla di cozze fresche...
sabato 18 agosto 2012
Nuova veste grafica
Anche se ormai veleggiamo spediti verso settembre e l'autunno, la calura di questi giorni mi ha spinto a rinnovare il look del blog. Vi piace il nuovo banner? ^____^
PS: prima che qualcuno me lo faccia notare, lo so benissimo che la storia delle mutande in frigo la diceva Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza. Infatti la mia è una citazione assolutamente voluta ;)
venerdì 17 agosto 2012
Pomi d'Ottone e Manici di Scopa
Titolo: Bedknobs and Broomsticks
Di: Mary Norton
Editore: Orion Children's
Dove si trova: qui
Quanto costa:5,49 €
Perché ne parlo: perché mi va. È vietato?
Non so se ci avete mai fatto caso (sicuramente sì se, come credo e spero, siete mentalmente un po' più vispi di me), ma moltissimi film sono tratti da libri. Molto spesso i film sono più popolari dei libri da cui sono tratti. E anche se il luogo comune vuole che “sì, ma il libro era meglio”, certe volte può essere vero il contrario. Ci sono film, o serie TV, che sono tratte da libri ma quasi tutti pensano si tratti di soggetti originali. Tanto per restare nell'ambito dell'animazione, sono tratti da libri: Mary Poppins, La Carica dei 101, Alice nel Paese delle Meraviglie (questo è così ovvio che non varrebbe neppure la pena di dirlo), Peter Pan (come sopra), Basil di Baker Street, Heidi, Anna dai Capelli Rossi, L'ape Maia. E Pomi d'Ottone e Manici di Scopa, naturalmente.
Non so voi, ma Pomi d'Ottone e Manici di Scopa, film Disney del '71, ha segnato la mia infanzia. Perché mia mamma lo noleggiava e lo proiettava sempre alle mie feste di compleanno. Sempre. Se non lo conosco a memoria, poco ci manca.
La trama è ben nota: durante la seconda guerra mondiale i bambini vengono sfollati da Londra alla campagna per motivi di sicurezza. La piccola Carey, coi fratellini John (secondo me l'attore che interpreta John sembra in maniera inquietante John Lennon bambino) e Paul*, vengono affidati a Eglantine Price (l'inossidabile “signora in giallo” Angela Lansbury), che però si rivela un'aspirante strega. Per “comprare” il loro silenzio, Eglantine dona loro un pomolo magico che, applicato al suo letto, li porterà ovunque vorranno. Ma sarà lei la prima a doverlo usare, per recuperare l'ultima lezione del suo corso di stregoneria per corrispondenza. Dunque i quattro si recano a Londra, ma qui scoprono che il professor Emelius Browne, direttore della scuola di stregoneria, è solo un ciarlatano che ha copiato le lezioni da un vecchio libro. La ricerca li porta sull'isola di Naboombo, dove recuperano l'incantesimo del mago Astoroth durante una memorabile partita a calcio tra animali parlanti. Quest'incantesimo sarà utile, una volta tornati a casa, per animare un intero esercito di armature e uniformi militari inglesi antiche, grazie al quale i Nostri riusciranno a respingere un'invasione tedesca. Alla fine del film appare evidente (o perlomeno, a me appariva evidente) che Eglantine, Emelius, Carey, John e Paul rimarranno insieme per formare una nuova famiglia. Insomma, mago e strega si sposeranno e adotteranno i tre bambini. Non si vede, ma so che succederà dopo i titoli di coda.
Ecco, il film è tratto da due libri (molto brevi) del 1943 e 1945 di Mary Norton: “Il pomolo magico, ovvero come diventare streghe in dieci facili lezioni” e “Falò e manici di scopa”.
Nel primo libro vediamo i tre bambini che trascorrono le vacanze estive da una zia in campagna (non c'è alcun riferimento alla guerra) a scoprono che la vicina di casa, l'anziana zitella (e poi scopriremo che “l'anziana” ha circa trentacinque anni e ci rimarremo male) Miss Eglantine Price, è un'apprendista strega. Per “comprare” il loro silenzio, Eglantine dona loro un pomolo magico che, applicato al suo letto, li porterà ovunque vorranno (sì, questo pezzo è come nel film... o viceversa). Il letto è in casa della zia, perché è da lì che Paul ha svitato il pomolo. I bambini come prima cosa vanno a Londra, perché il piccolo Paul ha nostalgia della mamma. Ma la mamma non c'è, e loro vengono trovati da un poliziotto che li trascina in centrale (ma loro credono di essere stati arrestati e che quella sia la prigione), e solo per il rotto della cuffia recuperano il letto e tornano dalla zia prima che questa si svegli e scopra che i tre erano scappati nottetempo. Al secondo tentativo Miss Price si unisce a loro e i quattro visitano un'isola dei tropici che secondo l'enciclopedia dovrebbe essere disabitata. Invece ci sono i cannibali, i nostri vengono catturati e rischiano di non tornare proprio più a casa. Quando ci tornano il letto, che era rimasto sulla spiaggia durante l'alta marea, è completamente zuppo. La zia s'infuria e rimanda i bambini a casa. Miss Price decide di rinunciare alla magia perché è pericolosa.
Il secondo libro è ambientato due anni dopo. È estate e la mamma di Carey, John e Paul deve lavorare, per questo ha bisogno di mandare i figli a pensione da qualcuno. Ma la zia intanto è morta. I tre finiscono con l'essere ospitati proprio da Miss Price, ma che delusione quando scoprono che lei ha davvero rinunciato alla magia. Però Paul ha ancora il pomolo, e Miss Price ha il letto (acquistato quando i mobili della zia sono stati messi all'asta). I bambini chiedono un ultimo viaggio, e lo fanno nel passato. Finiscono a Londra nel 1666, dove s'imbattono nel negromante Emelius Jones. Costui è un uomo timido e gentile, per quanto vessato dalla malasorte, e decide di seguirli nel presente per conoscere Eglantine, che a quanto pare è una sua simile. I due legano piuttosto bene, essendo entrambi appassionati di magia, ma poi Emelius viene riaccompagnato nel suo tempo. Eglantine è preoccupata per lui e i bambini la persuadono a compiere un ulteriore viaggio nel tempo per scoprire come sta. E scoprono che Emelius è stato arrestato e condannato al rogo per stregoneria (è accusato di aver causato l'incendio che distrusse Londra nel 1666). Eglantine decide di ricorrere di nuovo alla magia per salvarlo. Ma alla fine decide di tornare con lui nel passato e sposarlo, mentre i bambini tornano a casa e sanno che questa è stata veramente l'ultima avventura.
Be'? Che dire? Le storie sono graziose, senza tante pretese ma scorrevoli. Però, per una volta lo dico: forse (forse), preferivo il film...
* Una volta pensavo che la scelta dei nomi John e Paul fosse voluta, ma tale abbinamento è presente anche sul libro che è del '43, quando Lennon aveva solo 3 anni. Perciò a malincuore mi tocca ammettere che è solo un caso.
Di: Mary Norton
Editore: Orion Children's
Dove si trova: qui
Quanto costa:5,49 €
Perché ne parlo: perché mi va. È vietato?
Non so se ci avete mai fatto caso (sicuramente sì se, come credo e spero, siete mentalmente un po' più vispi di me), ma moltissimi film sono tratti da libri. Molto spesso i film sono più popolari dei libri da cui sono tratti. E anche se il luogo comune vuole che “sì, ma il libro era meglio”, certe volte può essere vero il contrario. Ci sono film, o serie TV, che sono tratte da libri ma quasi tutti pensano si tratti di soggetti originali. Tanto per restare nell'ambito dell'animazione, sono tratti da libri: Mary Poppins, La Carica dei 101, Alice nel Paese delle Meraviglie (questo è così ovvio che non varrebbe neppure la pena di dirlo), Peter Pan (come sopra), Basil di Baker Street, Heidi, Anna dai Capelli Rossi, L'ape Maia. E Pomi d'Ottone e Manici di Scopa, naturalmente.
Non so voi, ma Pomi d'Ottone e Manici di Scopa, film Disney del '71, ha segnato la mia infanzia. Perché mia mamma lo noleggiava e lo proiettava sempre alle mie feste di compleanno. Sempre. Se non lo conosco a memoria, poco ci manca.
La trama è ben nota: durante la seconda guerra mondiale i bambini vengono sfollati da Londra alla campagna per motivi di sicurezza. La piccola Carey, coi fratellini John (secondo me l'attore che interpreta John sembra in maniera inquietante John Lennon bambino) e Paul*, vengono affidati a Eglantine Price (l'inossidabile “signora in giallo” Angela Lansbury), che però si rivela un'aspirante strega. Per “comprare” il loro silenzio, Eglantine dona loro un pomolo magico che, applicato al suo letto, li porterà ovunque vorranno. Ma sarà lei la prima a doverlo usare, per recuperare l'ultima lezione del suo corso di stregoneria per corrispondenza. Dunque i quattro si recano a Londra, ma qui scoprono che il professor Emelius Browne, direttore della scuola di stregoneria, è solo un ciarlatano che ha copiato le lezioni da un vecchio libro. La ricerca li porta sull'isola di Naboombo, dove recuperano l'incantesimo del mago Astoroth durante una memorabile partita a calcio tra animali parlanti. Quest'incantesimo sarà utile, una volta tornati a casa, per animare un intero esercito di armature e uniformi militari inglesi antiche, grazie al quale i Nostri riusciranno a respingere un'invasione tedesca. Alla fine del film appare evidente (o perlomeno, a me appariva evidente) che Eglantine, Emelius, Carey, John e Paul rimarranno insieme per formare una nuova famiglia. Insomma, mago e strega si sposeranno e adotteranno i tre bambini. Non si vede, ma so che succederà dopo i titoli di coda.
Ecco, il film è tratto da due libri (molto brevi) del 1943 e 1945 di Mary Norton: “Il pomolo magico, ovvero come diventare streghe in dieci facili lezioni” e “Falò e manici di scopa”.
Nel primo libro vediamo i tre bambini che trascorrono le vacanze estive da una zia in campagna (non c'è alcun riferimento alla guerra) a scoprono che la vicina di casa, l'anziana zitella (e poi scopriremo che “l'anziana” ha circa trentacinque anni e ci rimarremo male) Miss Eglantine Price, è un'apprendista strega. Per “comprare” il loro silenzio, Eglantine dona loro un pomolo magico che, applicato al suo letto, li porterà ovunque vorranno (sì, questo pezzo è come nel film... o viceversa). Il letto è in casa della zia, perché è da lì che Paul ha svitato il pomolo. I bambini come prima cosa vanno a Londra, perché il piccolo Paul ha nostalgia della mamma. Ma la mamma non c'è, e loro vengono trovati da un poliziotto che li trascina in centrale (ma loro credono di essere stati arrestati e che quella sia la prigione), e solo per il rotto della cuffia recuperano il letto e tornano dalla zia prima che questa si svegli e scopra che i tre erano scappati nottetempo. Al secondo tentativo Miss Price si unisce a loro e i quattro visitano un'isola dei tropici che secondo l'enciclopedia dovrebbe essere disabitata. Invece ci sono i cannibali, i nostri vengono catturati e rischiano di non tornare proprio più a casa. Quando ci tornano il letto, che era rimasto sulla spiaggia durante l'alta marea, è completamente zuppo. La zia s'infuria e rimanda i bambini a casa. Miss Price decide di rinunciare alla magia perché è pericolosa.
Il secondo libro è ambientato due anni dopo. È estate e la mamma di Carey, John e Paul deve lavorare, per questo ha bisogno di mandare i figli a pensione da qualcuno. Ma la zia intanto è morta. I tre finiscono con l'essere ospitati proprio da Miss Price, ma che delusione quando scoprono che lei ha davvero rinunciato alla magia. Però Paul ha ancora il pomolo, e Miss Price ha il letto (acquistato quando i mobili della zia sono stati messi all'asta). I bambini chiedono un ultimo viaggio, e lo fanno nel passato. Finiscono a Londra nel 1666, dove s'imbattono nel negromante Emelius Jones. Costui è un uomo timido e gentile, per quanto vessato dalla malasorte, e decide di seguirli nel presente per conoscere Eglantine, che a quanto pare è una sua simile. I due legano piuttosto bene, essendo entrambi appassionati di magia, ma poi Emelius viene riaccompagnato nel suo tempo. Eglantine è preoccupata per lui e i bambini la persuadono a compiere un ulteriore viaggio nel tempo per scoprire come sta. E scoprono che Emelius è stato arrestato e condannato al rogo per stregoneria (è accusato di aver causato l'incendio che distrusse Londra nel 1666). Eglantine decide di ricorrere di nuovo alla magia per salvarlo. Ma alla fine decide di tornare con lui nel passato e sposarlo, mentre i bambini tornano a casa e sanno che questa è stata veramente l'ultima avventura.
Be'? Che dire? Le storie sono graziose, senza tante pretese ma scorrevoli. Però, per una volta lo dico: forse (forse), preferivo il film...
* Una volta pensavo che la scelta dei nomi John e Paul fosse voluta, ma tale abbinamento è presente anche sul libro che è del '43, quando Lennon aveva solo 3 anni. Perciò a malincuore mi tocca ammettere che è solo un caso.
mercoledì 15 agosto 2012
La mia estate in città in 30 scatti
Estate in città, sì. Anche quest'anno io e G. siamo rimasti qua.
Perciò tanto vale approfittare di tutta questa pace e solitudine per fare un bel reportage di quest'afosa estate cittadina.
Perciò tanto vale approfittare di tutta questa pace e solitudine per fare un bel reportage di quest'afosa estate cittadina.
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| Streets of fire 1 |
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| Streets of fire 2 |
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| Perché fotografo l'immondizia? Forse perché comincio a identificarmici?... |
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| Asfalto rovente |
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| Ombre lunghe |
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| Piante che cercano di sopravvivere, nonostante tutto... |
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| Dettagli artistici 1: elementi architettonici |
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| Dettagli artistici 2: pittura contemporanea |
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| Ma funzioneranno davvero? |
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| Noci di cocco, per creare l'illusione dei tropici |
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| Limoni di Sorrento, per creare l'illusione del mare |
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| Il Grande Cocomero (lo so, quello di Linus in realtà è una zucca...) |
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| Uva a volontà |
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| Chiuso per ferie |
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| Desolante solitudine al bar |
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| Pizza surgelata salvacena |
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| Un fico? Che fico! |
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| Rarità 1: una fontanella |
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| Rarità 2: distributore funzionante |
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| Rarità 3 (la più rara di tutte): parcheggi liberi (introvabili fino al mese scorso) |
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| Un raduno di piccioni |
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| Un innaffiatoio rotto |
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| Un mazzolino di prezzemolo |
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| Candelina antizanzare alla citronella (romantica ma assolutamente inutile) |
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| Erbagatta secca |
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| L'unica pianta in grado di sopravvivere alle mie cure |
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| Cibo (si spera) sano 1: frutta |
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| Cibo (si spera) sano 2: verdure in padella |
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| l'oleandro fiorito dei vicini: invidia multipla!!! |
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| Le mie nuove luci in cucina. Molto disco, sì... |
lunedì 23 luglio 2012
Non mi piace, proprio no...
Che sono un po' strana me ne sono accorta presto.
Quando ero piccola, per esempio, il fatto che tutti i miei coetanei detestassero mangiare verdura mentre io adoravo la minestra mi dava da pensare.
Mi preoccupava, soprattutto.
Perché io amavo la minestra quando a tutta la mia generazione faceva palesemente schifo?
Ero forse strana? Ero forse anormale?
Questo mi preoccupava a tal punto che quando mi toccava mangiare con i miei coetanei fingevo di disprezzare anch'io la verdura. Fingevo di amare le bibite gassate.
Fingevo di adorare canzoni che in realtà mi facevano sinceramente schifo.
Guardavo e riguardavo film che trovavo orrendi e leggevo libri che mi destavano ripugnanza.
Fingevo di essere come tutti gli altri, perché quando si è ragazzini è dura sapere di essere differenti dalla maggioranza... e la maggioranza te la fa pesare, se non la pensi come lei.
Poi sono cresciuta e ho capito.
Ho capito che non è giusto nascondersi così, che se uno ha dei gusti contrastanti con la maggioranza deve pur avere il diritto di esprimerli.
Presente lo yougurt col bifidus? Quello che funziona con otto donne su dieci? Ecco, io la vedo dal punto di vista delle due sulle quali non funziona.
Esistono anche quelle due e dobbiamo farcene una ragione, che ci piaccia oppure no.
Quindi ho deciso di fare coming out proponendo un elenco di cose che piacciono a tutti, o quasi, ma non a me. E vi invito a seguirmi, perché è assai liberatorio.
Molto molto.
E forse spiega anche perché questo blog ha così pochi lettori rispetto, per esempio, a quelli coi bambini tenerini e le troniste tettone...
Scrivetemi in commento tutto ciò che non vi piace, ma occhio... vale solo per quelle cose che a tutti piacciono meno che a voi. Quelle cose che se siete tra amici e dite “questa cosa qui a me non piace” tutti vi guardano esterrefatti e dicono “Ooooooh! Com'è possibile?” Quindi non valgono cose tipo “Le zanzare”, “I libri di Federico Moccia” (che neppure li avete letti, quindi obbiettivamente non potete dire che non vi piacciono), “I reality show”, “Marco Travaglio” e tutte quelle altre cose che fa figo dire “non mi piace”...invece no, mi riferisco proprio a quelle cose che vi vergognereste, in una cerchia di amici e conoscenti, a dire che non vi piace.
Ci credereste se vi dicessi che io, proprio io, anni fa riuscii a sollevare un putiferio solo ammettendo che una certa crema di nocciole e cacao non era proprio di mio gradimento? Eppure...
PS: non so come sono i regolamenti di google, nel dubbio vi prego di lasciar fuori tematiche politiche/religiose/entrambi, come ho fatto io...
Ed ecco la mia lista (a proposito di liste... non contano neanche Fazio e Saviano, vi avverto) di cose che non mi piacciono, si va dal semplice "non mi fa impazzire" al "proprio non lo sopporto". Ma non vi dico quali. Tanto la lista è in ordine di come mi sono venuti in mente, non di rilevanza. Sicuramente ci sono molte più cose, ma per il momento mi viene in mente solo questo.
A me non piacciono...
Il Piccolo Principe
La Nutella
Questo Piccolo, Grande Amore di Claudio Baglioni
Il sushi
Topo Gigio
I quadri di Raffaello Sanzio
Il Signore degli Anelli
Mila e Shiro
Il Rocky Horror Picture Show
Ascanio Celestini
La french manicure
Love Story (il film)
I Baci Perugina
Pizza e birra
La Coca Cola (qualsiasi cola, per la verità)
La guerra di Piero di De Andrè
Il calcio (partite della nazionale incluse, sì)
Il veglione di Capodanno
I preliminari
Nessun dorma eseguito da Pavarotti
L'abito da sposa
La pallavolo
Lady Oscar
Il cono gelato
Titanic (il film con Leonardo di Caprio)
Margherita di Riccardo Cocciante
…
Ditemi voi...
Quando ero piccola, per esempio, il fatto che tutti i miei coetanei detestassero mangiare verdura mentre io adoravo la minestra mi dava da pensare.
Mi preoccupava, soprattutto.
Perché io amavo la minestra quando a tutta la mia generazione faceva palesemente schifo?
Ero forse strana? Ero forse anormale?
Questo mi preoccupava a tal punto che quando mi toccava mangiare con i miei coetanei fingevo di disprezzare anch'io la verdura. Fingevo di amare le bibite gassate.
Fingevo di adorare canzoni che in realtà mi facevano sinceramente schifo.
Guardavo e riguardavo film che trovavo orrendi e leggevo libri che mi destavano ripugnanza.
Fingevo di essere come tutti gli altri, perché quando si è ragazzini è dura sapere di essere differenti dalla maggioranza... e la maggioranza te la fa pesare, se non la pensi come lei.
Poi sono cresciuta e ho capito.
Ho capito che non è giusto nascondersi così, che se uno ha dei gusti contrastanti con la maggioranza deve pur avere il diritto di esprimerli.
Presente lo yougurt col bifidus? Quello che funziona con otto donne su dieci? Ecco, io la vedo dal punto di vista delle due sulle quali non funziona.
Esistono anche quelle due e dobbiamo farcene una ragione, che ci piaccia oppure no.
Quindi ho deciso di fare coming out proponendo un elenco di cose che piacciono a tutti, o quasi, ma non a me. E vi invito a seguirmi, perché è assai liberatorio.
Molto molto.
E forse spiega anche perché questo blog ha così pochi lettori rispetto, per esempio, a quelli coi bambini tenerini e le troniste tettone...
Scrivetemi in commento tutto ciò che non vi piace, ma occhio... vale solo per quelle cose che a tutti piacciono meno che a voi. Quelle cose che se siete tra amici e dite “questa cosa qui a me non piace” tutti vi guardano esterrefatti e dicono “Ooooooh! Com'è possibile?” Quindi non valgono cose tipo “Le zanzare”, “I libri di Federico Moccia” (che neppure li avete letti, quindi obbiettivamente non potete dire che non vi piacciono), “I reality show”, “Marco Travaglio” e tutte quelle altre cose che fa figo dire “non mi piace”...invece no, mi riferisco proprio a quelle cose che vi vergognereste, in una cerchia di amici e conoscenti, a dire che non vi piace.
Ci credereste se vi dicessi che io, proprio io, anni fa riuscii a sollevare un putiferio solo ammettendo che una certa crema di nocciole e cacao non era proprio di mio gradimento? Eppure...
PS: non so come sono i regolamenti di google, nel dubbio vi prego di lasciar fuori tematiche politiche/religiose/entrambi, come ho fatto io...
Ed ecco la mia lista (a proposito di liste... non contano neanche Fazio e Saviano, vi avverto) di cose che non mi piacciono, si va dal semplice "non mi fa impazzire" al "proprio non lo sopporto". Ma non vi dico quali. Tanto la lista è in ordine di come mi sono venuti in mente, non di rilevanza. Sicuramente ci sono molte più cose, ma per il momento mi viene in mente solo questo.
A me non piacciono...
Il Piccolo Principe
La Nutella
Questo Piccolo, Grande Amore di Claudio Baglioni
Il sushi
Topo Gigio
I quadri di Raffaello Sanzio
Il Signore degli Anelli
Mila e Shiro
Il Rocky Horror Picture Show
Ascanio Celestini
La french manicure
Love Story (il film)
I Baci Perugina
Pizza e birra
La Coca Cola (qualsiasi cola, per la verità)
La guerra di Piero di De Andrè
Il calcio (partite della nazionale incluse, sì)
Il veglione di Capodanno
I preliminari
Nessun dorma eseguito da Pavarotti
L'abito da sposa
La pallavolo
Lady Oscar
Il cono gelato
Titanic (il film con Leonardo di Caprio)
Margherita di Riccardo Cocciante
…
Ditemi voi...
sabato 14 luglio 2012
Stress da computer lento? Chiedimi come!
Ormai è un dato di fatto che tutti conoscono: la lentezza dei nostri computer, che si tratti di lentezza della connessione internet o di qualunque altra operazione, è causa di stress.
Io il computer devo usarlo per lavoro, quindi ne so qualcosa.
Apro Google e lui impiega tanto tempo a caricarsi che quando alla fine ci riesce, non mi ricordo più cosa volevo cercare. Avvio un programma e quello si blocca facendomi perdere tempo e pazienza. Cerco di portare a termine un'operazione e il computer non la esegue...
Per questi, e altri inconvenienti informatici, ho contato un certo numero di reazioni:
a) dire al computer: “Perché? Perché mi fai questo?”
b) piangere, sbattere la testa al muro, strapparmi i vestiti.
c) giungere alla conclusione che gli dei dell'informatica mi odiano. Mi par quasi di vederli che sghignazzano alle mie spalle dandosi gomitate d'intesa...
d) chiedermi “Perché capitano tutte a me?”
e) andare a farmi un caffè mentre aspetto che la maledetta pagina lenta si carichi a dovere.
f) picchiare/mordere/pestare il computer.
g) attribuire tutte le proprie disgrazie alla lentezza del computer.
Però lo so che è sbagliato perché
a) posso parlare al computer quanto voglio, tanto lui non mi può capire.
b) questo è altamente controproducente.
c) gli dei dell'informatica non possono odiarmi per il semplice fatto che non esistono.
d) non capitano tutte a me, capitano anche agli altri.
e) rischio di bere troppi caffè e innervosirmi ancora di più.
f) non è che se rompo il computer lui poi diventa più veloce...
g) andiamo, non diciamo sciocchezze. Non può essere sempre colpa sua!
Mi dico tutte queste sagge cose mentre faccio l'unica cosa ragionevole: spegnere tutti i file e i programmi che non mi servono e che lo rallentano.
Provate anche voi.
Funziona?
No, vero? Neanche a me funziona mai...
Io il computer devo usarlo per lavoro, quindi ne so qualcosa.
Apro Google e lui impiega tanto tempo a caricarsi che quando alla fine ci riesce, non mi ricordo più cosa volevo cercare. Avvio un programma e quello si blocca facendomi perdere tempo e pazienza. Cerco di portare a termine un'operazione e il computer non la esegue...
Per questi, e altri inconvenienti informatici, ho contato un certo numero di reazioni:
a) dire al computer: “Perché? Perché mi fai questo?”
b) piangere, sbattere la testa al muro, strapparmi i vestiti.
c) giungere alla conclusione che gli dei dell'informatica mi odiano. Mi par quasi di vederli che sghignazzano alle mie spalle dandosi gomitate d'intesa...
d) chiedermi “Perché capitano tutte a me?”
e) andare a farmi un caffè mentre aspetto che la maledetta pagina lenta si carichi a dovere.
f) picchiare/mordere/pestare il computer.
g) attribuire tutte le proprie disgrazie alla lentezza del computer.
Però lo so che è sbagliato perché
a) posso parlare al computer quanto voglio, tanto lui non mi può capire.
b) questo è altamente controproducente.
c) gli dei dell'informatica non possono odiarmi per il semplice fatto che non esistono.
d) non capitano tutte a me, capitano anche agli altri.
e) rischio di bere troppi caffè e innervosirmi ancora di più.
f) non è che se rompo il computer lui poi diventa più veloce...
g) andiamo, non diciamo sciocchezze. Non può essere sempre colpa sua!
Mi dico tutte queste sagge cose mentre faccio l'unica cosa ragionevole: spegnere tutti i file e i programmi che non mi servono e che lo rallentano.
Provate anche voi.
Funziona?
No, vero? Neanche a me funziona mai...
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