venerdì 15 aprile 2011

Perché non scrivo mai cose serie?

Già, perché non parlo mai di cose serie? O di cose meno serie, ma in modo serio? Forse perché non ne sono capace. O perché sono scema. O per entrambi i motivi.
Però un po' mi dispiace. Con tutto quello che succede nel mondo, sembra che io viva in un universo a parte, quello di frutta candita.
Non è così, naturalmente. So benissimo quel che mi capita attorno, vicino o lontano che sia. E ho anche le mie opinioni. Ma, come disse Battiato, preferisco non raccontarle in giro. Perché per farlo bisogna avere una cultura e una preparazione che io sento di non avere. Riconosco i miei limiti. Questo, dovete ammetterlo, va a mio onore. Rischierei di scrivere solo banalità se cercassi di fare la seria. Voi direte: ma guarda, che sei banale anche così. Avete ragione, ma almeno mi muovo in maniera più appropriata a me.
Mi arrabbio anch'io, cosa credete? Mica rido sempre! Spesso, ma non sempre. Però alla fine cerco di vedere i casi della mia vita, che non sono seri quanto i casi del mondo, attraverso le lenti dell'umorismo e del sarcasmo (che qualcuno potrebbe confondere con acidità di stomaco... anche perché il sarcasmo è effettivamente una dote un po' acida). E così mi accorgo che preferisco una risata a una lamentela. Tanto anche se mi lamento, che cambio? Nulla. Almeno se rido mi migliora l'umore.
Cerco di ridere tutti i giorni. Perfino quando faccio l'amore con G! Neanche in quei momenti riesco a mantenermi seria e passionale come etichetta vorrebbe. Ma in fin dei conti non è più divertente farlo ridendo che gemendo?

Essere o apparire? Questo è il dilemma...

"Se bella vuoi apparire, assai devi soffrire”, dice il proverbio. Perlomeno nella forma tramandata dalla mia famiglia. Lo sentii per la prima volta che ero piccola, e allora decisi che apparire bella non sarebbe mai stata la mia priorità. Un conto era essere belle per natura, ma se diventarlo voleva dire massacrarmi allora non ne valeva la pena.
Mia mamma non era d'accordo, ovviamente.
Io ho un conflitto con mia mamma. Ne ho parecchi, in realtà. Tutte le donne ne hanno. A meno di non essere orfane, è un fenomeno naturale e inevitabile come la pioggia e le maree.
Dunque, mia mamma sostiene che l'aspetto esteriore di una persona è importantissimo, fondamentale. Per anni ha cercato inutilmente di insegnarmi questo principio vitale. “La gente ti giudica da come ti vede”, mi dice scuotendo mestamente la testa. Lo scuotimento della testa indica chiaramente che secondo lei la gente mi vede malissimo.
Forse non ha tutti i torti, magari giudicare in base alla vista è una qualità istintiva per noi in quanto primati (primati intesi come animali, con come arcivescovi). Forse era questo il senso che permetteva ai nostri progenitori selvatici di sopravvivere e di portare avanti la specie. Probabilmente ci capita anche se non vogliamo, perché è un carattere innato e spontaneo. Del resto c'è anche stata qualche ricerca scientifica che ha dimostrato che i belli hanno tendenzialmente più successo nella vita che i brutti. Per successo intendo riuscire a ottenere ciò a cui si aspira, qualunque cosa essa sia.
Forse è per questo che io faccio fatica a raggiungere qualunque obiettivo. Per questo e anche perché sono, obiettivamente, pigra. Perché scapicollarsi quando invece posso fare un riposino?, mi dico. Ma questo è un altro discorso.
Il conflitto con mia mamma è fonte di stress. Perché non si limita alle frasi filosofiche e allo scuotimento della testa, ma va oltre. Tutte le volte che ho qualche incontro importante, soprattutto lavorativo, mia mamma comincia a sfrigolare come un uovo al tegamino e a concentrarsi (e costringermi a concentrarmi) sul mio patetico look. Non che lei sia una fashion-victim*, ma l'eleganza le piace e non capisce come mai non sia riuscita a lasciarmela in eredità assieme al naso e all'ovale del viso. Così facendo, però, mi distrae dai miei obiettivi. Che sarebbero, banalmente, di riuscire a preparare delle proposte interessanti in modo da aver qualcosa di cui parlare o da presentare a quegli incontri. Insomma, se devo girare come una trottola tra estetisti, parrucchieri e prove di vestiti e scarpe, me lo dite dove lo trovo il tempo per scrivere? Così generalmente finisce che mi presento, sì, a posto e “grossomodo” in tono con i desideri materni, ma che quando poi si deve effettivamente parlare di lavoro non ho quasi nulla da dire e l'incontro si conclude col classico “le faremo sapere”, che in gergo strettamente tecnico significa “sparisci, razza d'incompetente”.
Non va sempre così, certe volte riesco a far sì che mamma non sappia nulla dei miei progetti lavorativi, così posso dedicare il tempo alle cose che considero realmente importanti. Tipo cosa dire o cosa scrivere.
A guardarmi attorno mi viene da pensare, però, che se le volte in cui fallisco miseramente va così è perché non sono realmente bella. Altrimenti mi prenderebbero in considerazione lo stesso. Forse.
Visto che non vale la pena faticare tanto?

PS: ho scritto “look” e “fashion-victim” perché ho notato che le parole di ricerca che più attirano in questo blog sono quelle inerenti alla moda, malgrado sia l'argomento che meno al mondo mi si confà. Anzi, ne aggiungo delle altre: scarpe, leggings, sandali, tronchetti, stivaletti spuntati, fashion addict, stiletto, pantaloni alla turca, jeggings, skinny jeans, cuissardes... chissà che succede? :-P

Nell'immagine: un disegno che feci da ragazzina, quando progettavo di diventare stilista (Ah! Ah!): è anni Ottanta abbestia!!!

giovedì 14 aprile 2011

La parola di oggi è... PROCRASTINARE

So che starete pensando, guardando l'immagine qui a destra. Sbagliate. Non intendo parlare di orologio biologico e desideri di maternità. Quello è un fenomeno lontano anni luce dal mio essere. Oddio, forse da piccola progettavo di avere dei pargoli, da grande. Ma è un'idea che ho abbandonato attorno ai vent'anni, quando per un po' mi sono ritrovata a fare la baby sitter.
No, decisamente non è di questo che volevo parlare.
Parlavo proprio del verbo “procrastinare”. Che, vocabolario alla mano, significa “differire, rimandare qualcosa di giorno in giorno”.
Quello che sto facendo io adesso, in sostanza. Sto scrivendo sul blog invece di terminare quel lavoro urgentissimo che avrei dovuto consegnare in giornata. Stamattina mi hanno chiesto quando l'avrei consegnato. “In giornata”, ho risposto io. Ma non ho detto quale giornata.
No, non sono una lavativa come starete senz'altro pensando. È che alcuno dei lavori che mi tocca fare proprio non mi piacciono. Sono difficili, inutili e malpagati. Questo, poi, forse non me lo pagano neppure.
E urgentissimi, ovviamente. E mi cascano sempre tra capo e collo, quando ho mille altre cose da fare, anche loro urgenti. Ma puntualmente mi tocca mettere da parte le urgenti per le urgentissime, così alla fine mi viene l'ansia di non riuscire a fare tutto. Spesso, poi, le cose urgentissime sono più d'una, e io non so che pesci pigliare.
Siccome questa cosa non mi va giù, spesso e volentieri finisce che mi blocco. Perché fare le cose urgentissime (oltre che brutte, inutili e malpagate) mi logora i nervi. Così mi capita di starmene lì, a fissare la lista dei miei doveri, chiedendomi quale tra i lavori urgentissimi sia più urgente. Insomma, da quale devo cominciare? Nel dubbio, da nessuno. E procrastino.
E poi vado in crisi, come adesso.
Sapete che vi dico? Io me ne vado a dormire e il lavoro urgentissimo lo faccio domani mattina. Tanto lo so che in realtà nulla è mai urgentissimo come vogliono farmi credere...

mercoledì 13 aprile 2011

Questioni di cuore... e non solo

Oggi, mentre leggevo le notizie dalle varie newsletter a cui sono iscritta, mi sono imbattuta in quest'articolo: Uomo, più sesso fai meglio stai (potete aprire tranquillamente il link, non è roba porno ma un articolo sul sito di Ok, la salute prima di tutto, rivista medica a cura della Fondazione Umberto Veronesi. Roba seria, insomma).
A parte l'incipit alla Aldo Rock, che per un istante mi ha raggelato (“Uomo! Sei pronto a correre i cinquemila chilometri a testa in giù nel Sahara a mezzogiorno?” “Col piffero!”), il mio primo pensiero è stato: “Adesso stampo la pagina e la faccio trovare casualmente sul cuscino a chi so io!”
In sostanza l'articolo sostiene che agli uomini fa bene fare sesso più spesso possibile, almeno due volte alla settimana, perché quest'attività aumenta il testosterone proteggendo il sistema cardiovascolare e prevenendo gli infarti. Inoltre è un ottimo antidepressivo naturale.
“Bene”, mi sono detta, “se riesco a convincerlo che è vero sarà un'ottima cosa anche per me.”
Ma prima di partire col mio losco sotterfugio, ho deciso di dare un'occhiata al servizio, giusto per vedere di che si tratta. Sì, perché oltre a raccontare la faccenda del sistema cardiovascolare, danno anche un po' di consigli per “farsi venire la voglia”, per così dire.
E quelli io ho letto con attenzione. Ma di nascosto, e anche adesso ne scrivo a notte fonda. Un po' perché sono nottambula di mio, e un po' perché se il mio compagno se ne accorge è capace di aversene a male. Lui s'imbarazza moltissimo quando parlo di sesso, e non ho mai capito perché. Tra l'altro questo benedetto uomo dovrò pur chiamarlo in qualche modo, perché dire sempre “compagno” mi fa sentire tanto veterocomunista e termini come “ragazzo” o “fidanzato” alla nostra età sono sinceramente ridicoli. Ma lui non ci tiene a essere menzionato nel mio blog, preferisce un tranquillo e pacato anonimato web. Idea: lo indicherò con una lettera. G.
Ecco, G per certi versi è un po' timido e se parlo troppo esplicitamente di sesso s'imbarazza e arrossisce come Fabio Fazio quando la Littizzetto affronta il medesimo argomento.
Ecco perché ne scrivo di notte, quando lui dorme, così non mi vede e non può imbarazzarsi.
Torniamo a bomba, altrimenti va a finire che mi dilungo troppo sul mistero per cui spesso i nostri uomini sono capaci di dire porcate solenni quando sono tra loro ma se la loro donna accenna a parlare di sesso in maniera del tutto normale e innocente diventano timidi e pudichi come verginelle davanti al David di Michelangelo. Ne ho vista una, una volta: uno spettacolo.
Dicevo, torniamo a bomba.
I consigli dati sono sul cibo e sullo stile di vita.
Per esempio, pare che l'eccesso di ciccia diminuisca la quantità di testosterone trasformandolo in ormoni femminili. Se così fosse, allora io dovrei sprizzare femminilità da tutti i pori. Anzi, quasi quasi vado a finirmi quella porzione di tiramisù che da due ore mi chiama dal frigo, così poi sono ancora più femminile. Ma forse con le donne funziona in maniera diversa, qui non lo dicono.
Lo stress sul lavoro invece spegne la libido, quindi loro consigliano di evitarlo. Lo stress, non il lavoro! Peccato che spesso la cosa non dipenda dal singolo ma da tutto quel che gli sta attorno. Uno non si stressa apposta, no?
Una bella camminata, però, di almeno un'oretta al giorno e a passo veloce (a Milano è quantomeno ovvio: se provi a rallentare come minimo il pedone dietro t'investe!), riattiva la circolazione, soprattutto nella zona pelvica, favorendo la diuresi... pardon, l'erezione.
Un bicchiere di vino rosso, un po' di peperoncino piccante e una o due tazzine di caffè facilitano l'afflusso sanguigno innalzando la libido. Ma non bisogna esagerare perché altrimenti il sangue affluisce troppo con conseguenze nefaste.
Dunque, ricapitolando, io prendo G, lo porto a spasso per un'oretta tipo labrador (servirà mica anche un guinzaglio?), poi gli propino caffè, vino rosso (quindi devo ricordarmi di non bermelo tutto io ma di lasciarne un po' anche per lui), peperoncino piccante... anzi, il contrario: prima il peperoncino. Il vino gli servirà per smorzare l'effetto del piccante. E un'insalatina. Sì, perché sennò poi m'ingrassa. Per lo stress da lavoro non posso farci niente, non dipende da me, ma comunque mi sembra di essere già a buon punto. Dopodiché lui dovrebbe saltarmi addosso. Per dirmi: “Dove hai nascosto la pasta al sugooo??? Tirala fuoriii!”
A quel punto però l'avrò già mangiata io.
Sì, dovrebbe funzionare.
Peccato solo che non riesca a trovare un articolo corrispondente per le donne. Del tipo “Donna: più sesso fai più sarai sana e in forma, e il tiramisù ti renderà più avvenente che mai”. Sarebbe un bel colpo!

Romanticoni online

Per la verità è un fenomeno che c'è da tempo, ma da un po' mi pare si stia diffondendo come una fioritura di brufoli la mattina di un incontro importante. L'avete notato anche voi? Parlo dell'abbondanza dei romanticoni da internet. Facebook ne è piena. Tutte le volte che ci vado immancabilmente trovo nella homepage qualche frase impregnata di zucchero e miele, spesso accompagnata da foto altrettanto melense come cuccioli, bambini, farfalle, fiori e cuori intrecciati. Qualche volta anche figoni o figone con pochi vestiti, ma più raramente. Spesso tali frasi sono anche dense di strafalcioni, ma è una cosa che non si può far notare perché si sa: i romanticoni sono sensibili e ci restano male. E comunque non sono per niente interessati a scrivere bene. “Quel che conta è il pensiero”, direbbero loro, “solo un'insensibile come te potrebbe notare lo strafalcione.”
Siccome io sono effettivamente un'insensibile, almeno dal punto di vista di un romanticone classico, ho raccolto un po' delle loro frasi, trovate in rete, giusto per dare un esempio di ciò che intendo. Tra parentesi ci sono i miei commenti (insensibili come me). Quelli che mi nascono spontanei quando leggo le frasi, ma che non oso postare per tema di apparire insensibile.


1)    Una volta che una lampada è stata accesa, non può che far luce. (A meno che la lampadina non sia fulminata...)
2)    Il mondo sarebbe meglio se ci sarebbe più amore. (Evviva la lingua italiana!)
3)    Fa' che la tua vita sia come una rosa. (Piena di ragni come le mie rose?)
4)    Nella semplicità si nascondono le cose migliori. (Certe volte si nascondono molto bene)
5)    La felicità è il profumo della nostra anima. (Ecco, lo sapevo che dovevo lavarmi più a fondo!)
6)    Perché sorridi anche quando vorresti piangere? (Saranno anche fatti miei, no?)
7)    Ho un cuore malato d'amore. (Brutta cosa! Che dice il cardiologo?)
8)    Tutto quello che ho bisogno in certi giorni sarebbe un po' d'amore. (No: hai bisogno anche di una buona grammatica italiana!)
9)    Non mi piace capire le cose. (S'era capito)
10)    Le emozioni più forti sono quelle che rimangono nel silenzio. (E allora perché ci intasi la rete?)
11)    Solo chi ha coraggio non teme di mostrare le lacrime. (Dipende. Conosco un mucchio di gente che lo fa solo per farsi compatire ed estorcere attenzione in modo subdolo)
12)    Il mio difetto più grande? Sono troppo sensibile! (Traduzione: vieni a letto con me?)

L'ultimo commento non è casuale. Quando io ero adolescente, prima dell'era di internet (lo so, miei giovani amici: vi sembra impossibile ma c'è stato un tempo in cui internet non esisteva. E io, dall'alto dei miei innumerevoli anni, quel tempo l'ho visto e conosciuto!), frasi così le scrivevano solo le ragazzine nel diario. E attorno ci disegnavano cuoricini, stelline e coniglietti dalle orecchie lunghe come quello a inizio post. Fino a qualche anno fa pensieri di questo tipo li trovavo solo nei blog femminili, per lo più di adolescenti o di romantiche zitelle (che però non avevano smesso di aspettare l'uomo dei sogni, e ciò forse deponeva a loro favore). Questo mi fa tornare in mente la mia professoressa di lettere del liceo. Anche lei era una zitella romantica. Sapeva un mucchio di cose sulla letteratura (con netta preferenza per il dolce stil novo, naturalmente), ma tutte le volte che doveva parlare con un uomo, fosse anche stato quel buzzurro del prof. di matematica che le comunicava l'orario della prossima riunione, cominciava a balbettare e diventava tutta rossa. Faceva tenerezza. Noi provavamo tenerezza. Ma essendo anche giovani bastardi invece di trattarla con delicatezza approfittavamo della sua sensibilità per farci i comodi nostri, tipo scappare in bagno a fumare durante la lezione e senza chiederle il permesso.
Forse lei scriveva frasi simili nel diario, tra una carta di cioccolatino, una rosa appassita e una poesia di Guido Cavalcanti.
Ma torniamo a noi.
Se prima le frasi sdolcinate erano caratteristica femminile, adesso mi accorgo con una certa dose d'inquietudine che spesso e volentieri gli autori e/o postatori di quei pensierini sono uomini.
Non fraintendetemi. Non sono assolutamente la tipa che sbava dietro al “bello e dannato”, o che si sdilinquisce per il macho che “non deve chiedere mai niente a nessuno”. Però ci sono veramente uomini che scrivono quasi sempre e soltanto frasi del genere. Come se la loro missione nella vita fosse spargere miele sul mondo. Sono i romanticoni da rete. Ora, che gli uomini siano più sensibili ed emotivi che un tempo è anche una cosa bella. Ma quando esagerano e prendono a tracimare come una maionese impazzita, la faccenda comincia a puzzarmi. Vuoi vedere, mi dico, che questo è solo un subdolo trucco per broccolare le dolci fanciulle che sono ancora in fremente attesa del Principe Azzurro? Che quando scrivono online sembrano un concentrato di tenerezza, ma che poi dal vivo sono gli stessi che ti ruttano in faccia dopo averti palpato il sedere?
Tanto tempo fa conobbi un tipo così. Faceva il galante. Mi apriva la portiera dell'auto, mi pagava i drink, mi offriva le rose e mi scriveva frasi tipo “vorrei portarti sulla spiaggia di notte per vedere le stelle riflettersi nei tuoi occhi”. A parte il fatto che non ci credevo, questo eccesso di miele m'irritava, esattamente come mi irritano le frasi sdolcinate (e anche un po' banali, se vogliamo essere precisi e spietati fino in fondo) su internet.
Ma non gli diedi picche solo per questo. Anche per questo, ma non solo per questo.
Non basta razzolare nel romanticismo per trasformarsi nel Principe Azzurro. Per qualcuna forse sì, ma non per me.
Del resto che vi aspettate da un'insensibile par mio?
A questo punto meglio quell'altro, che conobbi una sera in un pub. Somigliava a un personaggio di E.R. No, non il Dottor Ross, quello di George Clooney. Quell'altro, l'amico del Dottor Ross, il Dottor Green. Quello magrolino, pelato e con gli occhiali. Siccome non mi ricordo il suo nome lo chiameremo Dr Green. Come dicevo, conobbi il Dr Green in un pub. C'ero andata con alcuni miei amici. Avevamo alzato un po' il gomito. Brutta cosa, roba d'altri tempi... quando alzavo un po' il gomito diventavo più espansiva del dovuto. Insomma, conobbi il Dr Green e cominciai a scherzarci. Chissà che deve aver pensato lui, ma si vedeva che la cosa non gli dispiaceva. L'amica che era con lui, invece, pareva piuttosto seccata, ma non è di lei che voglio parlare adesso (anche perché onestamente conservo un ricordo assai vago della fanciulla che appariva, se possibile, ancora più storta di me). Fatto sta che prima di lasciare il locale lasciai anche la mia email al Dr Green.
Il giorno dopo lui mi mandò un messaggio in cui m'invitava a cena fuori. Nel frattempo io avevo smaltito la sbornia e mi ci volle un po' per ricordarmi chi cavolo fosse quel Dr Green che mi scriveva e mi riempiva di complimenti. Poi, con una notevole dose d'imbarazzo (perché io non ero quel tipo di ragazza*, e l'idea di passare per una fanciulla allegra e disinibita che abborda gli uomini nei pub mi faceva arrossire), mi tornò tutto in mente. E mi preoccupai. Chi mi garantiva che quel Dr Green fosse davvero il bravo ragazzo che sembrava? E se invece fosse stato un serial killer pronto a sgozzare tutte quelle che invitava a cena? Lo so, è sciocco, ma io certe volte sono paranoica ed è bene che lo sappiate. Fatto sta che non gli risposi. Dopo qualche giorno di silenzio lui mi scrisse ancora un paio di volte per invitarmi fuori.  E io non gli risposi mai. Poi mi mandò un'ultima email. Aveva in allegato il disegno di uno scheletro coperto di ragnatele e sotto ci aveva scritto: questa è una ragazza che ha sprecato la vita nell'inutile attesa del Principe Azzurro. Io mi offesi parecchio (anche perché non era quello il motivo per cui lo stavo respingendo) e non gli risposi neanche quell'ultima volta.
Però forse non aveva tutti i torti...

*Se uso il passato non vuol dire che adesso, invece, sono "quel tipo". Il passato è riferito all'essere "ragazza". Sob!!!

martedì 12 aprile 2011

I sogni son desideri...

"I sogni son desideri”, cantava quella simpaticona di Cenerentola, “di felicità. Nel sogno non hai pensieri. Ti esprimi con sincerità...”
Accidenti, se le cose stanno così io sono messa male. Parecchio.
Non so voi quanto sognate. Io sogno moltissimo, e ho dei sogni ricorrenti che tendono a lasciarmi perplessa il più delle volte.
Il più angoscioso è quello degli animaletti in pericolo.
Gli animaletti possono variare, di solito sono pesci rossi, ma può anche trattarsi di gatti o perfino di topi o criceti. Le bestiole sono sempre in pericolo di vita e io mi faccio in quattro per salvarle, ma nonostante ogni mio sforzo difficilmente riesco nel mio intento. Mi risveglio sempre a metà sogno, senza sapere se gli animaletti si salveranno o no, col batticuore e madida di sudore. Generalmente, appunto, nel sogno c'è questa vasca coi pesci rossi che si rompe, e io mi dispero per metterli altrove e cercare acqua a sufficienza per farli sopravvivere, ma non ne trovo, o ne trovo pochissima, o i rubinetti non vanno, oppure i recipienti sostitutivi sono troppo piccoli o rotti... un dramma. Chissà, forse è tutta colpa di Pippo. Pippo era un pesce rosso che ho avuto per anni e che aveva la malsana abitudine di lanciarsi fuori dalla vaschetta. Dopo averlo salvato in extremis un tot numero di volte, trovandolo in terra che si dibatteva boccheggiante, mi sono decisa a prendergli una vasca dotata di coperchio. Gli è passata? Macché! Certe volte mi svegliavo di notte per il tonfo delle capocciate che dava al coperchio. Qualcuno mi spiegò che questo capitava perché i pesci rossi non si rendono conto che dall'altra parte della parete della vasca non c'è acqua, e che loro per natura tendono a saltare per superare i dislivelli dei torrenti. Però a me creava ansia lo stesso.
Altro sogno angoscioso ricorrente: sono incinta e non so come ho fatto. Cioè... come ho fatto tecnicamente diciamo che lo intuisco, quel che non comprendo è come mai sono incinta dal momento che non avevo nessuna intenzione di diventarlo. Come se l'avesse deciso qualcun altro per me e la cosa mi turba e mi disturba. Il bello è che alla fine non partorisco mai un bambino, ma sempre cose tipo gatti, o libri, o quadri o altri oggetti... e nessuno ci trova mai niente di strano. “Complimenti, signora”, mi fa l'ostetrica, “ha partorito un bellissimo Picasso! Lo tiene o lo mette all'asta?” “Mah, non so... in salotto non ci starebbe male.”
Sono strana io, però. Vero?
Ancora: torno nel passato e incontro me stessa da ragazzina. Allora cerco di darmi consigli per evitarmi certi errori, ma finisce sempre che mi risulto antipatica e mi mando al diavolo da sola. Cosa che certe volte faccio anche nella realtà, allo specchio.
Un altro: sono in una situazione di pericolo e le persone a me care non muovono un dito per aiutarmi, lasciano fare tutto a me. Guardano, ma non ritengono necessario intervenire. Anche se per salvarmi gli basterebbe alzare una mano o grattarsi la testa, non lo fanno. Caparbiamente e ostinatamente.
E quell'altro, di ritrovarmi improvvisamente fidanzata o sposata con un perfetto sconosciuto o, peggio ancora, con qualcuno che non sopporto? Pare che sia un sogno abbastanza diffuso: a voi è mai capitato? A me sì, spesso. Mi lascia sempre sconvolta, perché per tutto il sogno continuo a chiedermi quando, come e soprattutto perché mai ho fatto una cosa del genere.
C'è il sogno della moltiplicazione dei gatti. Nella realtà io ho tre gatti. Nel sogno parto dai tre veri ma poi, un po' per volta, cominciano ad aumentare. Fino a che mi trovo con la casa brulicante di gatti che corrono dappertutto, si lanciano dai balconi, si azzuffano sui letti e insomma ne combinano di cotte e di crude pur di ficcarsi nei guai.
Sui gatti ho anche un altro incubo ricorrente: io che sono in vacanza da un tot e all'improvviso mi viene in mente che ho abbandonato i gatti a casa da soli. Mi scapicollo per tornare a casa più in fretta possibile, anche se so che intanto i mici saranno già morti di fame e di sete, e non mi do pace finché non mi sveglio e li vedo lì, sul letto, che mi ronfano addosso.
La settimana scorsa ho sognato che mia mamma faceva scappare i miei gatti ma me lo diceva solo due giorni dopo. Io dovevo perlustrare palmo a palmo una fitta boscaglia per ritrovarli, pur sapendo che sarebbe stato tutto inutile. Tremendo!
I sogni sul sesso sono quasi tragicomici. Ora, io nonostante sia una giovane (ehm...) donna intelligente che vive il suo tempo eccetera eccetera (seee, come no...) di base sono sessualmente assai repressa (o Depressa?). Sarà perché fin dalla più tenera età ho sempre avuto modelli femminili che non riuscivo a raggiungere, o concorrenze con le quali non mi sentivo all'altezza di gareggiare. Sarà perché non ho un incantevole rapporto col mio corpo (diciamo che tendiamo a pensarla in modo diverso su parecchie questioni, va'). Sarà per l'educazione cattolica di base. Sarà quel che sarà (sarà perché ti amo?), ma se nella vita non brillo nei sogni riesco addirittura a peggiorare. Comunque il sogno ricorrente è questo: sto per fare l'amore con un uomo meraviglioso ma sul più bello arriva sempre, costantemente e puntualmente, come solo le tasse sanno fare, e inevitabilmente qualcuno della mia famiglia a interrompermi. S-E-M-P-R-E! Una volta è la mamma che mi chiede dove stanno le cipolle (come se fosse quello il momento giusto per certe richieste), un'altra è papà che ha perso gli occhiali, oppure la Vale (sorella maggiore) che cerca le scarpe (e cercando cercando, già che c'è cerca pure di accalappiarsi il mio partner), oppure zia Ramona che vuole convincermi a smetterla con quell'attività poco sana per aiutarla nel decoupage, hobby che io notoriamente detesto (tra parentesi, zia Ramona è un mito, prima o poi dovrò parlarvi anche di lei). Insomma, cose così. Immancabilmente il sogno finisce col mio affascinante partner che si stufa e se ne va, certe volte con la Vale e certe altre da solo, oppure mi svanisce letteralmente tra le braccia. E a me non rimane da far altro che rivestirmi mestamente e lanciare insulti ai miei familiari. Quand'ero più giovane per un certo periodo sono stata addirittura convinta che lo facessero apposta a insinuarsi nel mio subconscio per il puro gusto di rovinarmi il divertimento anche in sogno oltre che nella vita reale. Li conosco, ne sarebbero capaci!
Un sogno non ansiogeno ma irritante, è quando sogno scenari strabilianti (tramonti, eruzioni vulcaniche, il mostro di Loch Ness...) e la macchina fotografica s'inceppa facendomi perdere scatti potenzialmente unici. Che nervi, poi, al mattino...
Faccio anche sogni piacevoli, però. Uno dei miei preferiti è quello della casa telescopica. Nel senso che si allunga. Nella realtà vivo in un appartamento di una sessantina di metri quadri. Io, il mio compagno e tre gatti. Se calcolate che il mio compagno e uno dei gatti, per conformazione corporea, occupano più spazio del dovuto vi renderete conto che certe volte stiamo un po' strettini. Nel sogno a un tratto scopro, con gioia e somma delizia, delle porte misteriose che si aprono su stanze nuove, ampie, ariose, e man mano la casa diventa sempre più grande. Mi piace talmente tanto ritrovarmi con quello spazio in più che quando mi sveglio mi rammarico sempre che nella realtà questo non sia possibile. Perché queste stanze in più non vanno a intaccare i confini della casa. Da fuori resta uguale, è solo dentro che s'ingrandisce a dismisura. Non so se mi spiego.
Ah, poi c'è quello dei superpoteri. Ci sono volte in cui sogno di averne di ogni tipo, di essere praticamente invincibile, e vivo fantastiche avventure salvando il mondo, i gatti e il mio compagno. Forse vuol solo dire che leggo troppi fumetti, però. Oppure sogno di saper parlare tutte le lingue del mondo e di saper suonare tutti gli strumenti possibili. Grandioso! Nella realtà ho provato a imparare a suonare la batteria, ma con scarsi risultati. In sogno sono così brava che farei crepare d'invidia Buddy Rich in persona (tranne che Buddy Rich è già morto di suo, ma era solo per farvi capire).
Ma fino a qualche anno fa il mio sogno preferito in assoluto era... di trovarmi al supermercato! Alt, prima di dire che sono fissata con la spesa, aspettate a leggere. Nel sogno c'era questo supermercato ai margini della città, non facile da raggiungere o da trovare. Diciamo che bisognava sapere dove cercare, trovarlo aveva un che di mistico, quasi. Io però sapevo come fare. E dentro questo supermercato, che era in apparenza identico a un qualunque altro supermercato, era tutto gratis. Potevo prendere a piene mani qualunque cosa e non pagarla. Tutto in omaggio, tutto facile da raggiungere, non come nella realtà, dove mi pare di dover sudare quattro camicie per raggiungere ogni minimo risultato. Di solito arrivavo lì dopo una serie di vicissitudini faticose ed era veramente una goduria girare per le corsie e poter prendere tutto quello che mi stuzzicava. E sapere che era facile e semplice. Ora però questo supermercato non lo sogno più da un sacco di tempo. Chissà, vuoi vedere che la crisi economica ha raggiunto anche il mondo dei sogni?

PS: stanotte ho sognato che Madonna (la cantante) mi prestava il rossetto e che mi perdevo, di notte, per i canali di Venezia a bordo di un materassino a forma di foglia. Che vorrà dire???

Nella foto: Cenerentola sogna di lavare i piatti in abito da sera. Contenta lei...

Due ebooks per uno

SETTIMANA DELLA CULTURA: Fino al domenica 17 aprile 2011, per la settimana della cultura, per ogni ebook acquistato Il Gatto e la Luna Editrice ne regala un altro (in formato pdf) a vostra scelta. Basta indicare la scelta nel form dell'acquisto o, se acquistate l'ebook in un altro negozio, basta inviare copia della ricevuta a info@ilgattoelaluna.it indicando la scelta.
Per saperne di più andare su http://www.ilgattoelaluna.it/libri.html

domenica 3 aprile 2011

Cinque cose che...

Cinque cose che mi seccano quando navigo in rete.

1)    Il linguaggio da sms, con tutte quelle abbreviazioni, le k al posto delle c e via andare. Tt le vlt ke leggo frasi scrt ksì mi vn l'ortikaria.
2)    L'eccesso di frasi melense, del genere “la vita è in una goccia d'acqua” (o il contrario), “un sorriso asciuga le lacrime” (o viceversa).
3)    Le chat. Detesto chattare!
4)    I messaggi da inoltrare a catena, del genere “la puzzola rosa porta fortuna, se la invii ad altri dieci amici entro cinque secondo avrai una grande giornata”. Ma farai arrabbiare dieci persone, aggiungo io.
5)    I messaggi allarmistici inoltrati senza controllare se sono bufale o no. E il 90% delle volte lo sono.

sabato 2 aprile 2011

Pollice verde bis

Come ho già detto il 20 marzo, io non ho il pollice verde. Anzi, oserei dire che ce l'ho nero.
E come ho già detto, invidio da matti quelli che se la cavano con le piante.
Davvero, certe volte che me ne vado in giro per Milano e, alzando il naso, vedo quei bei balconi straripanti di piante e fiori mi sento letteralmente rodere il fegato dall'invidia.
Ma come ci riescono?
A me piacerebbe tanto avere anch'io un terrazzino così. M'immagino sempre di avere un bel balcone verdeggiante come un'oasi nel deserto, e io che me lo godo sorseggiando il tè, di prima mattina, in attesa di cominciare una giornata di lavoro.
Tranne che io non bevo il tè, la mattina, ma trangugio un caffè in tutta fretta, e quando comincia la giornata lavorativa sono già nevrotica.
E ovviamente manca anche il balcone verdeggiante.
Per ora.
Sì, perché come ogni primavera ho deciso di riprovarci. Partendo dalle quattro aromatiche sopravvissute, sto cominciando a ripopolarlo.
Adesso ci sono anche le rose, le margherite, la ginestra, il gelsomino... e un mucchio di immondizia in terra, perché non avendo ancora finito mi pare inutile pulire.
Ci sogno anche un pinetto, qualche altra pianta aromatica (dell'alloro, per esempio) e una bella edera che s'inerpichi sul muro a incorniciare la porta-finestra. E una dalia bianca col polline giallo come l'oro. Perché da piccola ero fissata con le dalie ed ero convinta che dentro ci vivessero le fate.
Gerani no, i gerani mi stanno antipatici.
Quand'ero piccola avevamo un bel terrazzo, e io avrei voluto riempirlo di iris, margherite e rose.
Invece la mamma ci faceva mettere sempre i gerani, perché dice che sono più eleganti.
Io dicevo che i gerani puzzavano e non erano a forma di fiore. Mi piacciono da lontano, sui balconi degli altri, come macchie di colore. Ma non da tenere.
Quindi gerani niente.
E poi magari proverò anche a piantare quei semi di fiori di campo che ho comprato l'anno scorso. Se mi ricordo dove li ho messi...