giovedì 26 dicembre 2013

Il Dodecamerone. Ovvero, Buon Natale a tutti!

Natale: c'è chi lo odia e c'è chi lo ama. Quest'anno va di moda odiarlo. Su facebook si leggono più commenti di fastidio e irritazione che di gioia e felicità verso questa festa. Il che è naturale. È un errore pensare che il Natale debba essere per forza una festa di sola positività. È una festa che segna un momento di transizione, la fine di un periodo e l'inizio di un altro. Per cui c'è la speranza verso il futuro, ma pure la paura verso il medesimo, il rimpianto verso il passato, verso ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato, verso ciò che non avremmo voluto capitasse ma è capitato, il timore che le cose possano peggiorare ma anche il desiderio che possano migliorare. È un sottile mix di questi sentimenti opposti e contrastanti e quindi è normale sentirsi confusi, spaesati, irritati, desiderare che finisca al più presto e che si torni alla normalità. Se aggiungiamo anche che le buone creanze ci impongono spesso di trascorrere il Natale con gente che altrimenti non frequenteremmo neppure pagati... abbiamo aggiunto la ciliegina sulla torta.
Io invece sono una di quelle persone irritanti che il Natale l'hanno sempre amato, anche per le contraddizioni che porta con sé, anche per i suoi lati d'ombra. È un tempo fuori dal tempo, che spezza i ritmi del quotidiano, e a me piacciono le cose che escono fuori dall'ordinario.
Mi piace tutto del Natale. Mi piace l'albero, mi piace il presepe, mi piacciono le lucine e i pacchetti infiocchettati, mi piacciono le canzoni, mi piacciono le abbondanti libagioni (la rima è involontaria), mi piacciono le fiabe, mi piace il suo eccesso, mi piace quando è esagerato. Penso che il Natale debba essere esagerato. Le tradizioni più antiche lo vogliono così, l'esagerazione dev'essere propiziatoria per l'anno nuovo. La semplicità non è una sua caratteristica, è qualcosa che è apparsa solo di recente e che fatica a prendere piede. Il Natale è materiale e spirituale assieme, non gli si può chiedere di essere solo una delle due cose. Non sarebbe più Natale.
Anche l'ipocrisia natalizia ci sta. Si tratta di una festa che ha due risvolti, uno intimo e uno pubblico. Quello intimo ce lo possiamo vivere come ci pare, ma quello pubblico ci impone una certa facciata. Insomma, non è bello andare in giro a mandare a quel paese tutti quelli che ci sono antipatici o non ci piacciono. È così tutti i giorni, ma a Natale lo sentiamo di più perché crediamo di dover essere più sinceri che in altri periodi dell'anno. E invece no, non è possibile esserlo, sarebbe assurdo pretenderlo. Vorrebbe davvero dire mettersi a litigare con un mucchio di gente, vi pare? Perché per qual motivo mai uno che mi è stato cordialmente antipatico per tutto l'anno dovrebbe diventarmi improvvisamente simpatico solo a Natale, anche se mi fa gli auguri? E viceversa, naturalmente: non pensiamo che siano solo gli altri a essere antipatici, anche noi potremmo essere per alcuni quelli “insopportabili e ipocriti”. Per cui vedete che non è proprio il caso di dare il via libera alla sincerità spinta, perché potrebbe venirne fuori un mucchio di guai.
Io sono sempre stata decisa a godermi il Natale a tutti i costi, anche trovandomi tra gente che il Natale lo detesta con tutta l'anima.
Anche a costo di risultare irritante e detestabile quanto il Natale stesso.
Infatti sto per scrivere qualcosa che irriterà molto chi detesta il Natale (ma forse anche chi lo ama, perché non mi faccio mancare mai niente).
E così dicendo, mi tocca spiegare perché ho scelto il titolo di cui sopra. Dodecamerone è una parola che deriva dal greco e che significa “dodici giorni”. Facile: se “Decamerone” (di Boccaccio) indica un periodo di dieci giorni e “Pentamerone” (di Giambattista Basile) ne indica uno di cinque, “Dodecamerone” vorrà giustamente indicarne uno di dodici.
Che dodici giorni?, direte voi. Ma quelli del Natale, ovvio. Il periodo che va dal 25 dicembre al 6 gennaio: i famosi dodici giorni di Natale. Avete presente quella commedia di Shakespeare che s'intitola “La dodicesima notte”? Be', quell'opera si chiama così proprio perché venne rappresentata per la prima volta il 6 gennaio, ovvero la dodicesima notte di Natale.
Ma che c'entra?, incalzerete voi, Natale c'è stato il 25, poi il 6 c'è l'Epifania e al massimo nel mezzo c'è Capodanno. Eh, no. Anche se da calendario sembrano tre festività distinte, in realtà sono esattamente la stessa. Ovvero una serie ininterrotta di dodici giorni natalizi. Una vera pacchia per quelli come me... però... ecco, se siete già lì a tirare un sospiro di sollievo solo perché è il 26 dicembre e a pensare “per fortuna Natale è ormai passato!” devo proprio darvi una delusione: in realtà è appena cominciato.
Questa è la brutta (o bella) notizia. Quella buona (o buona, perché neutrale) è che non siete in ritardo per fare gli auguri di buon natale. Avete ancora parecchi giorni di tempo.
Ma no, dai, non prendetela male. Certo, se speri che una cosa duri un giorno soltanto e invece scopri che ne dura dodici è seccante. Ma anche dodici giorni passano in fretta, no?
Perciò coraggio e sangue freddo: ce la potete fare!
Dimenticavo... BUON NATALE!!! :-)

1 commento:

unavistadisanfermo ha detto...

Mi e' piaciuto molto questo trattato cultural-personale....
Ciao,tesoro un abbraccio , e....buon Natale!