giovedì 31 marzo 2011

La parola di oggi è... FASHIONISTA

FASHIONISTA: la prima volta che ho sentito questa parola, francamente, ho pensato fosse un insulto.
M'immaginavo già lo scambio di epiteti:
“Bastardo!”
“Fashionista!”
“Ma come ti permetti?!?”
Il fatto che l'avessi vista riferita a una bambola (una fashion doll, per l'appunto) per bambine mi lasciava ancor più perplessa.
Ora però ho capito, più o meno, di cosa si tratta.
Il termine “fashionista” deriva, come è facilmente intuibile, da “fashion”, ovvero “moda”, più il suffisso spagnolo “ista”, preso dall'inglese “ist”, come presa in giro di tutti gli “ismi” di cui è pieno il linguaggio moderno.
La parola fashionista è (o perlomeno è nata come) un termine denigratorio, spregiativo. In inglese è sinonimo di “frivolo”, talvolta anche “superficiale”.
Un fashionista è un appassionato di moda. Anzi, quasi sempre un'appassionatA, perché in molti ricordano che la moda è prevalentemente donna. Nata soprattutto per loro (noi, ok!).
Ma non bisogna confondere la fashionista con la fashion victim. Sono due cose diverse. La seconda è una seguace compulsiva di tutto quanto fa tendenza. La prima spesso è un'esperta, quasi a livelli professionali. Di moda ne capisce, insomma, ne scrive, ne parla, magari ci lavora anche. O forse la detta perfino. Il problema è che spesso una crede di essere fashionista e invece è solo fashion victim.
Entrambe, inutile dirlo, sono l'esatto opposto di me.
Questo non vuol dire che io non possa innamorarmi di un vestito o di un paio di scarpe, occhio. Però magari capita che perda la testa per un capo che è assolutamente fuori moda (o, ancor più facile, che mi sta malissimo). Proprio perché io la moda non riesco a seguirla, mi muovo a istinto. E pensare che a quindici anni volevo diventare stilista!!! Che ridere!!! E sapete perché poi non ho più seguito questa carriera? Solo perché le scuole costavano troppo! Che fortuna: vi siete risparmiati un mucchio di guai e di proposte improponibili!
Tornando a bomba, 'sta cosa che la moda è donna mi irrita un pochetto.
“Perché?”, mi sono chiesta.
La risposta che mi sono data non m'è piaciuta per niente. Perché la donna, da secoli e millenni, è relegata all'apparire prima che all'essere. “Il primo dovere di una donna è essere gradevole all'occhio dell'uomo”, diceva pressappoco un personaggio di Lucy Maud Montgomery. Che cosa brutta! Che cosa triste! È come dire che la confezione del regalo nel nostro caso conta più del regalo stesso. Chessò, come regalare un pacco perfettamente addobbato e poi, visto che l'impegno lo si è messo tutto nella carta e nei fiocchetti, decidere che il pacco dono può anche essere riempito di sabbietta usata. Dai gatti. Non so se mi spiego... non è molto incoraggiante...


Nel disegno: un improbabile abito da sera che disegnai all'età di 15 anni!!!

1 commento:

Fillon Stéphanne ha detto...

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