sabato 1 dicembre 2012

Biancaneve e i dodici briganti - una storia oscura

Sì, sì, avete letto bene. Non sette ma dodici, e non nani ma briganti. Perché è la versione italiana, e nani, gnomi ed elfi non fanno parte della nostra tradizione fiabesca.
Ciò non toglie che una Biancaneve l'abbiamo sempre avuta anche noi. Biancaneve è popolarissima, quasi quanto Cenerentola. Infatti lo vediamo anche al cinema, anche oggi.
Non a caso Walt Disney scelse proprio lei come protagonista del suo primo lungometraggio animato. Non fu lui a rendere famosa Biancaneve, ma il contrario. Lui la scelse proprio perché era già famosissima di suo.
Ma la Biancaneve che conosceva lui, quella di tradizione nordica, era un po' diversa dalla nostra.
Per cominciare, nella “nostra” Biancaneve la mela è un optional, come vedremo. La nostra NON ha i nani, come abbiamo detto. Nella nostra la “cattiva” spesso non è la matrigna. No. La nemica della nostra Biancaneve è proprio sua madre. Questo non solo nella versione italiana, in verità, ma in tutte. Perlomeno, lo è nelle versioni originarie.
Sì, lo so, la perfida Grimilde è affascinante proprio perché è la cattivissima della situazione. Ma non è la matrigna di Biancaneve, è proprio sua mamma. È la stessa dolcissima regina che aveva desiderato una figlia con “la pelle bianca come la neve, le labbra rosse come il sangue e i capelli neri come l'ebano”. Solo che una volta cresciuta, questa figlia non le piace più. Perché la mamma di Biancaneve sente di stare invecchiando, perché tutti cominciano a dire che Biancaneve sta diventando più bella di lei (e grazie: è più giovane!). Gli stessi uomini che prima corteggiavano la madre ora corteggiano la figlia, e trattano la madre come una cosa vecchia e superata. Una vecchia carampana, ecco. E  perciò la madre ha paura, teme che la sua tanto desiderata Biancaneve possa prendere il suo posto. Sostituirla. Spodestarla. Mandarla a ramengo. Rottamarla, per usare un termine attuale. “Mia figlia è più giovane e più bella di me, fra poco tutti -anche mio marito- la preferiranno a me!” Per questo cerca di eliminarla.
Nelle fiabe (e nel mondo) questo ricambio generazionale è spesso crudele per le donne. Per loro la bellezza è tutto, e la bellezza sfiorisce in fretta. La stagione di gloria di una principessa, principessa in senso lato, è breve: a vent'anni è giovane, bella e corteggiata da tutti, a venticinque è già considerata in declino, a trenta per lei è ormai finita: nessuno la desidera più.
Nelle fiabe spesso la mamma e la matrigna sono in realtà lo stesso personaggio, due lati della stessa medaglia, ma noi le separiamo in due persone differenti, una buona e una cattiva, perché altrimenti sarebbe troppo pauroso. Più spaventoso perfino della strega cattiva!

PS: l'illazione che il Principe di Biancaneve fosse un necrofilo è mia, ma mi pare che trovi riscontro anche in versioni più note. Insomma, a chi altri salterebbe in mente di baciare una morta? Con la lingua, per di pù???

Biancaneve e i dodici briganti

C'era una volta una locanda di lusso, una locanda dove andavano principi, conti e gente assai altolocata. Una locanda a cinque stelle, per così dire.
La Locandiera (che non si chiamava Mirandolina come quella di Goldoni) era una donna bellissima, che non aveva eguali in tutt'Italia.
Ed era anche molto, molto vanitosa.
A tutti gli uomini che alloggiavano alla locanda, lei chiedeva: “Di dove siete?”
“Di Milano”, per esempio, poteva rispondere quello.
“E l'avete mai vista una donna una più bella di me?”, domandava lei.
“No, mai.”
“Va bene, allora il conto sarebbe di dieci scudi ma per voi ne faccio cinque.”
Capito l'antifona? Insomma, quella Locandiera ci teneva a essere bella e senza rivali, perciò cercava di scoprire se qualcuno potesse superarla, per così dire. È il concetto di "specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella di tutto il reame?", però senza specchio e senza magia. E tutto questo perché? Perché per lei essere la più bella era tutto. La bellezza era la sua unica ricchezza, lo sguardo ammirato degli uomini l'unica sua fonte di gioia, il potere che con la bellezza esercitava sui maschi l'unica sua arma.
Un giorno la Locandiera chiese a un cliente: “Avete mai visto una donna più bella di me?”, come di consueto, e quello rispose: “Sì, in verità!”
Come sì?!? Nessuno aveva mai detto di sì, prima.
“E chi sarebbe, di grazia?”, esclamò lei.
“Vostra figlia”, rispose l'avventore.
La Locandiera si voltò e vide sua figlia Biancaneve che serviva ai tavoli, sorridente come un raggio di sole, fresca come una mattina di primavera, appetitosa come una pesca matura. E in quel momento la Locandiera si sentì accecare dalla rabbia.
"D'accordo", disse ringhiando all'incauto avventore, "Il conto sarebbe di dieci scudi, ma per voi ne faccio venti", e si allontanò furibonda.
In quell'istante si rese conto che sua figlia non era più solo una bella bambina, ma lei stessa com'era stata a vent'anni. E si rese anche conto che lei ormai vent'anni non li aveva più, e fra poco tutti l'avrebbero considerata non più la Bella Locandiera, ma l'anziana madre della Bella Biancaneve. Non ci vide più e decise che Biancaneve doveva sparire.
Perciò la fece imprigionare in certi magazzini che teneva presso il bosco, lontano dalle piste battute.
Lì non ci passava nessuno, nessuno poteva vederla e confrontare la bellezza della fanciulla con la sua.
Per un po' le cose per lei tornarono a girare per il verso giusto e i nuovi avventori ripresero a dire che di donne belle come lei non ce n'erano in tutto il mondo.
Ma poi un giorno un cavaliere passò proprio da quel bosco, presso quei magazzini, e passò proprio mentre Biancaneve era affacciata alla finestrina che dava luce ai suoi locali, e al cavaliere parve che fosse proprio Biancaneve a emanare luce, tant'era bella.
Poi quell'uomo andò alla locanda, e quando la Locandiera gli pose la solita domanda lui rispose che sì, l'aveva vista una più bella di lei, fatta così e cosà e affacciata alla finestrella di uno scantinato presso il bosco.
“Di nuovo Biancaneve!”, ringhiò la Locandiera una volta rimasta sola, “Imprigionarla non basta, lì ancora qualcuno la può vedere. Ci vuole qualcosa di più risolutivo. Quella ragazza deve morire!”
Voi pensate che si sia fatta qualche scrupolo a decidere di eliminare sua figlia? Io dico di no. Perché se si fosse soffermata a riflettere non sarebbe andata avanti.
Andò quindi dal capo cameriere della locanda.
“Senti un po'”, lo abbordò facendo la svenevole, “Tu mi vuoi sposare?”
“Certo che sì!”, disse l'uomo avvampando. Perché anche se un po' appassita, la Locandiera era ancora un bel bocconcino, e il cameriere era da anni che le sbavava dietro e sognava di godere dei suoi favori. E poi era ricca, il che non guasta mai.
“E allora ti sposo”, fece lei avvicinandosi suadente, “ma tu prima mi devi fare un favore.”
“Quale? Tutto quello che vuoi.”
“Devi ammazzare mia figlia!”
Al cameriere gli si mozzò il fiato in gola, ma la Locandiera gli stava vicino così calda e seducente, con quella scollatura dalla quale sporgevano quei seni ancora sodi come pompelmi, e lui non capì più niente, e accettò quel patto scellerato.
“Senti cosa devi fare”, disse la Locandiera quando capì che ormai l'uomo era in suo potere, “devi portare Biancaneve nel bosco, e qui l'ammazzerai. Poi mi porti il suo cuore.”
L'uomo acconsentì.
Prese Biancaneve e la portò nel bosco, ma quando fu sul punto di pugnalarla le lacrime di terrore della ragazza andarono a colpire quel poco d'umanità che ancora gli rimaneva, e lui non ebbe il coraggio di ammazzarla. Perciò la fece scappare, e al posto del cuore di Biancaneve portò alla Locandiera quello di un capriolo.
La donna sposò il cameriere e per loro le cose ripresero il solito tran tran.
Biancaneve si trovò a camminare a lungo senza meta e alla fina arrivò in una landa desolata, dove c'era una caverna. Lei si nascose su un albero per vedere cosa accadesse, e vide che da quella caverna, che si apriva smuovendo una roccia, entravano e uscivano dodici briganti. Quando i briganti furono tutti fuori e si furono allontanati, lei entrò e vide che nella caverna era allestito un covo comodo e confortevole. C'era anche una cucina, e qui lei vide una tavolata apparecchiata per dodici, con dodici piatti pieni di zuppa, dodici polli arrosto, dodici forme di pane e dodici boccali di vino. Biancaneve si rese conto di avere molta fame, ma certo non poteva finire un pasto intero o si sarebbe fatta scoprire, perciò prese un assaggino da ogni posto: dodici cucchiaiate di zuppa, dodici ali di pollo, dodici pezzetti di pane e dodici sorsate di vino, una da ciascun boccale.
Poi si guardò attorno, e visto che la casa era un po' in disordine si mise a pulire qua e là. Era il suo mestiere, in fin dei conti, quello che faceva alla locanda.
Comunque secondo me questa fissazione di Biancaneve per le pulizie è patologica. Io capisco che le  faccia quando è costretta, ma qui esagera. Non è neppure casa tua, anzi, devi perfino nasconderti, che cavolo ti metti a pulire a fare?
Comunque lei si mise a pulire, e poi si nascose sotto i dodici letti dei briganti e si addormentò.
Quando i briganti tornarono si accorsero che c'era stato qualcuno. Ma che ladro poteva essere uno che rubava un po' di cibo e poi si metteva a pulire?
I briganti erano curiosi, perciò il giorno dopo, quando uscirono per le loro razzie, uno di loro rimase di guardia fuori dalla grotta. Ma tanto Biancaneve stava dentro e nessuno la scoprì quando si rimise a fare le pulizie, e poi andò a mangiare le sue dodici cucchiaiate di zuppa, con le dodici ali di pollo, i dodici pezzetti di pane e le dodici sorsate di vino.
E così quando i briganti tornarono si accorsero che il misterioso ladro era tornato all'opera.
Ma evidentemente era già dentro, altrimenti quello rimasto di guardia l'avrebbe visto entrare.
Per questo il giorno seguente il brigante di guardia decise di appostarsi dentro, e non fuori, il covo.
E così vide Biancaneve che strisciava fuori da sotto i letti, si metteva a fare le pulizie e poi andava a rubacchiare le sue dodici cucchiaiate di zuppa, con le dodici ali di pollo, i dodici pezzetti di pane e le dodici sorsate di vino.
Allora il brigante uscì fuori e la fermò.
“Non mi ammazzare, non mi ammazzare”, pianse Biancaneve mettendosi in ginocchio, “Sono disperata e non so a chi chiedere aiuto”, e gli raccontò tutta la sua storia.
Il brigante era brigante, ma in fondo al cuore era un brav'uomo e si commosse per la storia della giovane sventurata. “Non preoccuparti”, le disse, “non voglio farti del male. Puoi fermarti qui quanto vuoi, noi ti daremo ospitalità e protezione. Non temere, parlerò io coi miei fratelli e vedrai che saranno d'accordo.”
Quando i fratelli tornarono, lui parlò loro e i briganti, di comune accordo, decisero di ospitare Biancaneve a casa loro. Lei, in cambio, si sarebbe occupata delle pulizie.
Ora, non so voi, ma a me questo momento pare ambiguo. Abbiamo accettato, sia pure con un po' di fatica, che Biancaneve potesse vivere coi sette nani senza che ci fossero tra lei e loro rapporti particolari. Dopotutto i nanetti sono un po' come creature magiche, può davvero darsi che nessuno di loro ci abbia provato con lei. Ma qui abbiamo una bellissima ragazza che va a vivere insieme a dodici uomini adulti e single. Che per di più sono briganti, quindi vivono ai margini della società e hanno un senso morale quantomeno discutibile. E lei è alla loro totale mercé. Possibile che neanche uno di loro ci facesse un pensierino? Uno su dodici?!?
Io non credo proprio.
Perciò diciamo che Biancaneve si installò lì a fare le pulizie, e i briganti la ospitavano, la nascondevano e ogni tanto le davano una bottarella, anche se la fiaba questo non lo riporta.
Passò del tempo, e un giorno i briganti fecero una scorreria particolarmente fortunata. Uno dei briganti era un amante del bel vivere, perciò decise di trattarsi bene e andare a passare la notte nella locanda più bella e lussuosa della regione, ovvero quella della mamma di Biancaneve.
Siccome era un bell'uomo, con l'aria danarosa e raffinata, la Locandiera non perse tempo e andò a fare la smorfiosa anche con lui.
“E ditemi un po'”, gli disse come faceva sempre con tutti, “l'avete mai vista una donna più bella di me?”
“Certo che l'ho vista!”, affermò l'uomo addentando una coscia di pollo e tracannando un calice di vino buono.
“L'avete vista?”, si allarmò la Locandiera, “E dove?”
“A casa mia”, rispose il brigante, che sarà anche stato brigante ma non era certo furbo, “La ospitiamo io e i miei fratelli, perché c'è sua mamma che la vuole ammazzare perché è troppo bella. Proprio una bella pollastrella, ve l'assicuro.”
La Locandiera avvampò: aveva capito immediatamente che la bella pollastrella altri non era che Biancaneve. La Biancaneve che sarebbe dovuta essere morta e stecchita.
Andò immediatamente dal marito. “E così avevi ucciso Biancaneve, eh? E così mi avevi portato il suo cuore, eh? E allora com'è che quella sgualdrina ora vive dai briganti?”
Il marito impallidì e confessò di non aver poi ucciso la ragazza.
“Quindi mi hai mentito, perciò adesso per farti perdonare segui quel brigante e scopri dov'è il loro covo.”
Il marito lo fece, e la Locandiera convocò una vecchia comare mercenaria, amica sua, e la pagò cara perché si decidesse ad ammazzare Biancaneve.
La vecchia non era d'animo tenero come il cameriere, perciò non si fece scrupoli. Andò al covo dei briganti, aspettò che Biancaneve rimanesse da sola e poi bussò.
“Mi sono smarrita”, le disse, “mi fate entrare un po', per prendere fiato e riposarmi?”
Biancaneve era di buon cuore, così la fece entrare e le diede un bicchiere di vino con un panino (o qualunque altra cosa avesse in casa). La vecchia disse di avere gioielli da vendere e Biancaneve le chiese di vederli, allora la vecchia prese uno spillone, glielo conficcò in testa e l'ammazzò, poi scappò via.
Non vi dico quanto si disperarono i briganti quando tornarono e videro che la loro protetta era morta!
Piansero e piansero, ma poi se ne fecero una ragione. E siccome non potevano andare a seppellirla al cimitero perché erano latitanti, la nascosero in un albero cavo ai limiti del bosco.
Poco dopo di lì passò un principe, che era fuori a caccia. Questo si appoggiò all'albero, vide che era cavo e scoprì il cadavere di Biancaneve.
Oh, la fanciulla era così bella, così seducente anche da morta che lui se ne innamorò all'istante. Perciò la caricò sul cavallo e se la portò al castello, e giorno e notte stava lì a guardarsela e sospirare, non andava più neppure a pranzo e a cena.
La Regina Madre non era scema e si accorse che il figlio si comportava in maniera strana, perciò andò nei suoi appartamenti a chiedergli che avesse.
“Oh, mamma, sapessi!”, disse lui, “Mi sono innamorato di una ragazza bellissima. Guarda. Non è un incanto?”
La Regina Madre osservò Biancaneve, che se ne stava distesa sul letto del Principe con le labbra atteggiate a un dolce sorriso e le mani incrociate sul petto. E siccome la Regina era un'ottima osservatrice, non poté non notare un dettaglio inquietante.
“Tesoro, è bellissima, sono d'accordo. Ma è... è morta, non vedi?”
“Oh, sì, purtroppo sì”, sospirò il Principe, “Ma io la amo e voglio sposarla. Sì, è morta, lo vedo, però ti assicuro che è il suo unico difetto. ”
Il che a mio avviso non fa altro che sottolineare il fatto che Biancaneve fosse considerata solo in virtù della sua bellezza. Che importa se è un burattino* senza personalità? Anzi, anche meglio: così non può avanzare pretese e rompere le scatole. L'unica cosa che conta è che sia bella. Bella e defunta: più docile di così...
“Figliolo”, disse la Regina, sentendosi un po' inquieta per le scelte del Principe, “capisco che ti piaccia, ma è morta. È un cadavere! Non puoi sposare un cadavere! Cerca di ragionare... ci sono tante altre belle fanciulle, al mondo. Belle e vive! Non lo preferiresti?”
“No, mi piace lei. Amo lei e solo lei. E poi guarda il lato positivo: con una nuora morta non ci puoi litigare!”
La Regina vide che il Principe era ostinato più che mai, così scosse la testa e sospirò sconsolata, non sapendo che pesci prendere. “Be', visto che sei deciso, almeno”, esitò, “almeno falla pettinare. Non lo vedi che disastro di capelli ha? Ora ti mando il mio parrucchiere.”
Il parrucchiere, un noto coiffeur parigino, arrivò, e anche se non era molto contento di pettinare una morta, lo fece perché era solo un parrucchiere e non poteva certo mettersi contro una Regina e un Principe. Sistemò la morta su uno scranno e cominciò a pettinarla. Ma mentre lo faceva il pettine s'impigliò in qualcosa e si spezzò. Ne provò un altro. Si spezzò pure quello. Dopo almeno una dozzina di pettini (e parecchie lacrime, perché quelli erano pettini di pregio), il coiffeur si arrese all'evidenza: la morta aveva qualcosa di strano in testa che gli impediva di pettinarla. Perciò superò il disgusto e palpò a mani nude quella cadaverica capoccia. E trovò un aggeggio metallico, tipo palla, che sporgeva. Lo tirò, ed estrasse uno spillone d'oro lungo così.
Be', voi potete anche non crederci (ed in effetti è abbastanza incredibile, vista l'assenza di magia finora palese in questa fiaba. Ma andiamo, è una fiaba. Cioè, se accettiamo Ridge Forrester che resuscita dopo essere arso vivo, perché mai non dovremmo accettare la morta che rivive quando le si toglie lo spillone dalla capoccia?), ma non appena lo spillone fu estratto la morta smise d'esser morta e tornò a vivere. Insomma, resuscitò.
E il Principe fu felicissimo e se la sposò, e la Locandiera ne fu così contrariata che morì di crepacuore, e i briganti vennero ricompensati con tanto oro che divennero ricchi e non dovettero più fare i briganti, e Biancaneve divenne regina, e tutti vissero felici e contenti.
E il parrucchiere non ne ebbe nulla, ma lui sapeva lo stesso che se Biancaneve viveva ancora era grazie alla sua messa in piega. Altro che bacio del Principe!

* colgo l'occasione per spiegare la differenza tra burattino e marionetta. La marionetta è quella sorta di pupazzo articolato che viene mosso dall'alto tramite fili. Come Pinocchio, insomma. Sì, lo so, Pinocchio viene sempre chiamato burattino, ma è un errore di Collodi. In realtà è una marionetta. Il burattino è invece quel pupazzo che viene animato infilandvi dentro una mano. Potrei aggiungere che forse pure il Principe infilava qualcosa in Biancaneve, per questo lei era come un burattino in più d'un senso. Ma non vorrei essere volgare...

Nessun commento: