sabato 3 novembre 2012

Il Principe Serpente: una storia d'amore e di cipolle

Illustrazione di H.J. Ford
Questa è una fiaba antica. Nordica, mi pare, ma non ne sono certa. L'ho letta qualche anno fa e la ricordo solo parzialmente. La ricordo fino al punto in cui in qualunque fiaba dovrebbe esserci scritto “e vissero per sempre felici e contenti”. Solo che questo finale in realtà non ce l'ha quasi nessuna fiaba. La vera Bella Addormentata nel Bosco, per esempio, non termina col matrimonio tra il principe e la principessa. Magari, anzi. In realtà quel punto è a circa metà della storia (e dei guai). Ma non è della Bella Addormentata nel Bosco che voglio parlare adesso.
Adesso voglio parlare del Principe Serpente, così come lo ricordo.
Eccolo qua.


Il Principe Serpente

C'era una volta, tanto tempo fa, una regina (con relativo re) che desiderava tanto un figlio. Ma dai e dai, 'sto figliolo non arrivava e la regina era triste e sconsolata.
Un giorno la regina s'affacciò alla finestra e vide, giù in cortile, una maga che chiedeva l'elemosina. La mandò a chiamare e le raccontò del suo frustrato desiderio d'avere un pargoletto da abbracciare, un piccolo erede al trono da donare al re suo sposo.
“Regina mia”, disse la maga, “se fai come ti dico tu avrai non solo un figlio, ma due. Due gemellini.”
“Dimmi, dimmi tutto, maga. Farò come vuoi, ti coprirò d'oro.”
“Dunque, regina mia”, continuò la maga dopo aver intascato la ricompensa pattuita, che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, “ecco cosa devi fare. Devi farti portare in camera tua una grande vasca di rame, e farla riempire di acqua calda e oli profumati. E lì dovrai fare il bagno. Quando ti sarai lavata tutta, ma proprio tutta anche le orecchie, fai svuotare completamente la vasca, fino all'ultima goccia, poi falla portare via. Sotto la vasca troverai due cipolle. Mangiale. Ma bada, prima, di sbucciarle, o rischi di andare incontro a guai seri. Quando avrai mangiato le cipolle stai sicura che entro nove mesi darai alla luce due splendidi bambini.”
Tutta contenta, la regina congedò la maga e fece come le era stato detto.
Approntò la vasca, si lavò, fece svuotare e portar via il contenitore ed effettivamente trovò le due cipolle. Ma tanta era l'ansia di realizzare il desiderio d'una vita e di portare in grembo i regali marmocchi, ch'ella dimenticò la più importante raccomandazione: sbucciare le cipolle. Infatti la prima se la trangugiò tutta intera, così com'era, e solo quando fu in procinto di addentare la seconda si ricordò della raccomandazione della maga e la sbucciò, sperando che la prima dimenticanza non avesse conseguenze nefaste.
La maga non era maga per finta, perché di lì a poco certi segni inequivocabili fecero comprendere alla regina ch'ella era in dolce attesa.
Nove mesi dopo entrò in travaglio, e quella notte gran daffare ci fu per le reali levatrici, che finalmente ebbero qualcosa da fare.
Ma quale non fu lo stupore, e il disgusto, della Prima Levatrice, quando ad affacciarsi per primo alla vita non fu un bel bimbo biondo ma un verde serpente!
Presa dal disgusto, la Real Prima Levatrice lanciò la serpe fuori dalla finestra, e nel giardino sottostante, e continuò a seguire il travaglio, che vide la nascita di un bellissimo principino biondo e roseo, con certi riccioli e una boccuccia che pareva un cherubino.
Tanto bello era il principino nato, che la Real Prima Levatrice decise di non turbare la regina con la storia della serpe, e perciò non le disse nulla. Non disse nulla a nessuno, in verità.
La regina era tanto contenta d'aver avuto un figlio, che non badò al fatto che sarebbero dovuti essere due.
E perciò il principino crebbe felice e beato, nell'amore di mamma, papà e la sudditanza tutta.
Quand'ebbe compiuto diciott'anni il principino decise che ormai era un uomo e doveva fare quel che va fatto.
“Mamma, papà”, disse un giorno ai suoi regali genitori, “è tempo ch'io me ne vada per il mondo e mi trovi una brava fanciulla da sposare.”
“Bravo, figliolo”, gli dissero mamma e papà, gli diedero la loro benedizione e lo salutarono dalla soglia del castello mentre lui, sul suo cavallo bianco, andava incontro al mondo.
Ma era in viaggio solo da poco quando il sentiero gli venne sbarrato da un grosso serpe.
“Altolà!”, gli disse il serpe, “Dove credi d'andare? Io sono il primogenito e spetta a me trovarmi moglie per primo. Già m'avete abbandonato da neonato costringendomi a una vita di stenti quando mi sarebbe spettata una vita da principe. Sono dovuto sopravvivere a tante di quelle traversie che neanche te le immagini. E adesso volete levarmi anche questo privilegio? No, fratellino: tu non ti sposi se prima non mi sposo io.”
Il principino non seppe che dire, perché questa storia gli suonava del tutto nuova. Ma siccome non era tipo da prestare orecchio al primo pitone che incontrava, fece dietro-front e prese un'altra strada che lo conducesse in giro per il mondo alla ricerca di una fidanzata.
Ma anche sul secondo sentiero trovò il serpe, sempre con le stesse pretese. E anche sul terzo. E anche sul quarto. E alla fine non c'erano più sentieri che lo portassero nel vasto mondo, così il principe capì che l'unica cosa da fare era risolvere il mistero del serpe che diceva d'essere suo fratello maggiore.
Girò il cavallo e tornò al castello, e interrogò mamma e papà che ne sapevano quanto lui, ovvero niente.
Ma la mamma aveva qualche sospetto per via della storia della maga e delle cipolle, che il papà ignorava, così fece chiamare la Real Prima Levatrice e le domandò di raccontarle in dettaglio, e senza nasconder nulla, com'erano andate le cose la sera del Regal Parto.
E la Prima Levatrice confessò la storia del serpe che lei aveva gettato fuori dalla finestra.
Perciò il pitone aveva ragione: lui era il primogenito e in effetti gli spettava scegliersi una moglie per primo.
Quel che è giusto è giusto.
Il re e la regina lo convocarono al castello e dissero che d'accordo, gli avrebbero cercato una serpentessa di suo gradimento.
“Ma che serpentessa e serpentessa!”, s'offese il pitone, o meglio, il Principe Serpente, “Io sposerò una donna oppure niente. Ma se non mi sposo io non si sposa neppure mio fratello: fatevene una ragione.”
La cosa era imbarazzante: in quanto principe, il pitone doveva sposare una principessa. Ma come potevano i regali consorti chiedere a una principessa straniera di sposare un serpente, per quanto principe? Quella era roba di politica estera, roba che rischiava di compromettere legami diplomatici delicatissimi.
“Ma non è necessario che sposi una principessa”, disse il re dopo tanto meditare, “basterà prendere una servetta qualunque. Le offriamo un qualche titolo nobiliare, la paghiamo un bel po' e gliela diamo in moglie. Lei ci guadagna, e per lui è pure tanto. In fondo sarà anche principe, ma è pur sempre una bestia di principe.”
Detto fatto, il re selezionò una servetta giovane e graziosa e le nozze tanto insolite vennero celebrate. I due sposini vennero poi lasciati soli nella camera nuziale, come da tradizione.
Ma il mattino dopo, quale non fu lo sgomento della corte quando, nell'andare a svegliare la coppia, la fanciulla venne trovata morta, strangolata dal Principe Serpente che le dormiva mestamente accanto.
“Trovatemene un'altra”, disse il Principe Serpente ai genitori, “Se non ho una sposa io, non può avercela neppure il mio fratellino.”
Il re sospirò e gli diede in moglie un'altra servetta. E anche questa morì strangolata. E poi un'altra. E un'altra ancora. E alla fine fu impossibile tenere la cosa sotto silenzio, e per quanto il re e la regina promettessero titoli e denari non trovavano più nessuna aspirante sposa: neppure la più umile e derelitta sguattera era disposta a rimetterci la pelle maritandosi con il Regal Rettile.
“Meglio sguattere vive che principesse morte”, dicevano. E non avevano tutti i torti.
“Come posso dargli una sposa, se lui me le ammazza tutte?”, si lamentava il povero re. Ma il Principe Serpente era irremovibile: lui esigeva e pretendeva una moglie. Punto.
Perciò il re e la regina proclamarono un bando in cui promettevano mari e monti a chiunque avesse accettato di sposare quel loro figliolo.
Ora, dovete sapere che in quel regno abitava anche Cenerentola. No, scherzo, non era Cenerentola, ma le somigliava moltissimo.
Era una fanciulla molto buona, molto gentile e molto bella, figlia di un ricco mercante. Quando sua mamma era morta, il mercante si era risposato con una vedova che aveva un'altra figlia, molto brutta, molto egoista e molto viziata. Ma la vedova stravedeva per lei, e detestava la figliastra che metteva in risalto i difetti della figlia. Così mentre la figlia viveva tra gli agi e i vezzi, la povera figliastra doveva sgobbare e svolgere i lavori più umili. Come vedete, è Cenerentola sputata.
Anzi, chiamiamola Cindy, perché queste storie con protagonisti senza nome mi confondono alquanto, quando vado a raccontarle.
Torniamo a noi. La matrigna aveva un pensiero fisso: sbarazzarsi della povera Cindy in modo che tutta l'eredità del marito potesse andare a Jenny (fingiamo che la sorellastra si chiami così). Perciò quando vide il bando del re decise di approfittarne senza por tempo in mezzo. Se gli avesse consegnato Cindy, il re l'avrebbe ricompensata, e il Principe Serpente avrebbe fatto fuori l'odiata figliastra: due piccioni con una fava!
Tutta contenta per la brillante idea, comunicò la notizia alla fanciulla: “Cara mia, preparati a fare un salto di qualità: diventerai principessa. Andrai in sposa al Principe Serpente e vivrai a Palazzo. Non sei contenta?”
Cindy ringraziò sommessamente, e poi corse via disperata perché sapeva che quell'offerta in realtà era una condanna a morte.
Andò sulla tomba della mamma a raccontarle questa brutta notizia e pianse, pianse, pianse (e qui non posso non ricordarvi che anche nella versione dei Grimm Cenerentola piangeva sulla tomba della mamma). E tanto pianse che si addormentò, sfinita e affranta. E mentre Cindy così dormiva su quella tomba, la mamma le comparve in sogno.
“Non disperarti, piccina mia. Questa per te è davvero una fortuna, anche se la matrigna non lo sa. Se farai come ti dico, andrà tutto bene. Ascolta attentamente, perciò: per la prima notte di nozze dovrai portarti sette camicie da notte e una spazzola di ferro, e quindi...”, e le spiegò per filo e per segno cosa avrebbe dovuto fare.
Quando si risvegliò, Cindy si sentiva molto più sollevata, e il giorno dopo permise alla matrigna di condurla a Castello senza fare storie.
Le nozze tra Cindy e il Principe Serpente vennero celebrate, e quella notte i due sposi vennero lasciati soli nella camera nuziale.
Cindy indossò le sette camicie, prese la spazzola e si accinse ad affrontare la sua prova.
Il Principe Serpente le si avvicinò e le sibilò: “Spogliati.”
E Cindy rispose: “Mi spoglio se ti spogli anche tu.”
Il Serpe ci pensò e poi rispose: “Va bene.”
Cindy perciò si sfilò una camicia, poi afferrò la spazzola e con quella grattò via una delle pelli del serpente.
“Spogliati”, ripeté il Serpe.
E di nuovo Cindy gli rispose: “Io mi spoglio solo se ti spogli anche tu.”
Ancora una volta il Serpe accettò, ancora una volta Cindy si sfilò una camicia e ancora una volta, con la spazzola di ferro, grattò via una delle pelli del Serpe.
Questa scena si ripeté per sette volte, e ogni volta volta Cindy si levava una camicia mentre il Serpe sgusciava via da una pelle, dimenandosi e contorcendosi fin quasi a diventare un ammasso di carne sanguinolenta, perché levarsi la pelle non è come levarsi una camicia, ma non si tirò mai indietro.
E dopo la settima camicia e la settima pelle, Cindy si ritrovò, nuda e bellissima, davanti al Principe Serpente. E anche il Principe Serpente non era più un Serpe, ma un bellissimo ragazzo, nudo e dallo sguardo ardente, che si era finalmente liberato da quelle pelli da rettile.
I due ragazzi si guardarono negli occhi e s'innamorarono perdutamente l'uno dell'altra, si abbracciarono, si baciarono appassionatamente, poi lui la prese in braccio e la portò a letto.
Quel che accadde poi, sono fatti loro.
Il mattino dopo il re e la regina andarono nella camera dei due sposi aspettandosi di trovare la povera Cindy morta, come tutte quelle che l'avevano preceduta.
Ma quale non fu la loro sorpresa quando videro sul pavimento le sette camicie e le sette pelli di serpente coperte di sangue. E nel letto Cindy e un bellissimo ragazzo che dormivano abbracciati, sorridendo dolcemente.
E quando si svegliò, il bellissimo ragazzo raccontò quel che era successo: “Io sono il Principe Serpente, vostro primogenito. Quando mamma trovò le due cipolle dimenticò di sbucciarne la prima, e quelle sette pelli di cipolla che lei non tolse divennero le mie pelli da serpe. Ora Cindy me le ha levate, e io sono libero.”
Il re e la regina ne furono tanto felici da fare gran festa in tutto il regno. Il Principe Serpente, riconosciuto primogenito, divenne erede al trono, e quindi re, e Cindy regina. E il principe secondogenito fu felice di aver ritrovato il fratello, e fu ancor più felice di potersene andare in giro per il mondo in cerca di avventure e di una sposa, senza più avere la responsabilità del regno e della primogenitura.
E tutti vissero per sempre felici e contenti.
Come vi ho detto prima, questa storia non finisce qui. Perché poi c'è la matrigna che è gelosa che Cindy non sia morta ma che sia diventata regina, e pensa che se lei fosse stata più avveduta quella sorte sarebbe spettata a Jenny, e allora va a Palazzo e si finge pentita con Cindy per averla maltrattata in passato e aver cercato di farla ammazzare dal Principe Serpente, e Cindy si commuove e la perdona, e la accoglie nel castello, ma la matrigna complotta per farla cadere in disgrazia e sostituire Cindy con Jenny, ma naturalmente non ci riesce.
Però questa è un'altra storia.
Il punto è che il Principe è una bestia, in tutti i sensi (le fiabe sono pieni di principi-bestie: principi-orsi, principi-foche, principi-ranocchi, principi-granchi, senza contare la Bella e la Bestia...), fino a che non incontra Cindy. Cindy è speciale perché non se ne resta passiva e sottomessa come le precedenti spose, ma ha il coraggio di tenere testa al principe ed esprimere i propri desideri: “Mi spoglio solo se ti spogli anche tu.”
Ovvero, può essere amore soltanto se il principe e la principessa sono sullo stesso livello, alla pari. Altrimenti è sopraffazione.
La seconda morale della storia é: sbuccia sempre le cipolle, sennò son guai.

1 commento:

fiabe antiche ha detto...

Ciao! Ti faccio i complimenti per il modo in cui scrivi, mi piace! Ma adesso torniamo alla fiaba: nessuno batte ciglio per le povere cameriere uccise? Il serial killer visse per sempre felice e contento? Sarà mica ambientata nell'Italia dei nostri giorni questa storia?