martedì 19 aprile 2011

Fiori d'arancio? No, grazie!

Questo è un libro molto carino :-)
Io sono allergica al matrimonio.
Lo so che detto da una donna suona strano, ma è così.
È un'allergia che ho sviluppato da bambina. All'epoca m'infastidiva il pensiero di dover cambiare cognome per prendere quello di un eventuale marito. Il mio cognome abbinato al mio nome sarà anche ridicolo, ma ormai mi ci sono affezionata, fa parte di me. Non sopporterei di doverlo cambiare. Poi ho scoperto che non è più obbligatorio, ma a questo punto sono intervenute altre considerazioni. Per esempio, il concetto stesso di sentirmi inesorabilmente e ufficialmente legata a qualcuno, con quelle formule che sanno di ineluttabile e definitivo, come una condanna alla pena capitale. E se il giorno dopo per un motivo qualsiasi cambio idea? E poi, detto fra noi, io detesto le cerimonie nuziali. E se solo dovessi beccare qualcuno a lanciarmi del riso addosso giuro che prima lo strozzerei e poi lo costringerei a raccattare da terra tutti i chicchi. Con la lingua.
Altra usanza tradizionale che mi irrita: il papà della sposa che accompagna la figliola all'altare. Che senso ha? Me l'ero sempre chiesta, da piccola pensavo che fosse perché la sposa aveva i tacchi troppo alti e non riusciva a sostenersi in piedi senza un supporto. Però nel dubbio lo chiesi alla zia Linda, ch'è sempre stata tanto una pia donna. Lei mi rispose che si trattava di un gesto simbolico: il padre che affidava la figlia alla custodia del marito. Custodia?!? Come in carcere? Come se la sposa fosse un oggetto che passava da una proprietà all'altra? Eh no, cari miei. A me non piace. Se mai io dovessi sposarmi -e non succederà MAI- voglio arrivare fin lì con le mie gambe e per mia volontà, e certamente non voglio farmi affidare alla custodia di nessuno: mi custodisco benissimo da sola, grazie. Però so che se dicessi a papà che non voglio essere accompagnata lui ci resterebbe male, motivo in più per tagliare la testa al toro e decidere di non sposarmi affatto.
Sono allergica anche ai matrimoni altrui. Volete farmi un dispetto? Invitatemi a un matrimonio. Tutte le volte che ricevo partecipazioni a matrimoni la mia mente comincia subito a formulare le scuse più varie per giustificare la mia assenza. Tranne che poi non ne trovo di plausibili e non riesco ad assentarmi. L'ultima volta si è sposata una mia amica e io il giorno prima ho tentato di tutto per buscarmi un malanno e non andarci. Un po' come quando all'università avevo un esame che mi spaventava e mentre mi recavo a farlo speravo sempre di spaccarmi una gamba lungo il tragitto in modo da poterlo saltare. Non mi sono mai spaccata una gamba, e anche per il matrimonio non sono riuscita ad ammalarmi, perciò ero stata costretta a subire cerimonia e festa, anche perché ero stata precettata come damigella e non potevo scamparmela con un banale “non me la sento di partecipare”. Non vi dico come sono stata obbligata a vestirmi, vi basti sapere che sembravo una brutta copia di Shirley Temple in acido e troppo cresciuta. Spero che gli annali non conservino memoria di quell'increscioso episodio, e anche che sposi, testimoni e invitati fossero troppo ubriachi per ricordarsi di me abbigliata in quel modo. Ci sono delle foto compromettenti, questo è vero, ma sono state custodite in un luogo totalmente inaccessibile per chiunque, umano o non umano che sia. Almeno lo spero ardentemente.
Anche le feste di matrimonio, che strazio. Mi basta vedere i buffet per sentirmi male. A me piace mangiare, ma mi piace farlo per conto mio, in tranquillità, e non circondata da parenti e sconosciuti generalmente avvinazzati e troppo loquaci. Io col cibo sono un po' come il commissario Montalbano: se ho della roba buona nel piatto voglio concentrarmi solo su quella, voglio gustarmela senza distrazioni esterne. E poi il mio unico neurone non mi consente di parlare e mangiare contemporaneamente. Se mi obbligano a parlare finisce che non sento più il sapore del cibo e allora ho il doppio svantaggio di accumulare calorie senza neppure essermi goduta il peccato di gola: il danno e la beffa, in pratica.
Da ragazzina avevo una fantasia ricorrente: immaginavo il giorno delle mie nozze con invitati, sposo, abito bianco, annessi e connessi. Tutto in perfetto stile “Cenerentola”. E al momento in cui mi si chiedeva di pronunciare il fatidico “sì” io rispondevo, invece, “no, grazie, ci ho ripensato.”, alzavo i tacchi e me ne andavo lasciando tutti profondamente costernati. Nella mia fantasia mia madre sveniva assieme a zia Ramona, mio padre imprecava, Valentina aveva un travaso di bile perché le avevo rubato la scena, i suoceri mancati scoppiavano in lacrime, i lanciatori di riso restavano ammutoliti e scornati con le loro inutili granaglie e lo sposo mi rincorreva, mi baciava le mani colmo di gratitudine giurando che ero io la donna dei suoi sogni, e quindi ci allontanavamo insieme e andavamo a spassarcela per conto nostro alla faccia delle istituzioni formali e di chi si aspettava di commuoversi alle nostre spalle.
Anche per questo spero che G non mi chieda mai di sposarlo: sarei costretta a dirgli di no. Perché diciamolo, la mia fantasia mi piace molto, ma sarebbe veramente da imbecilli spendere tutti quei soldi nell'organizzazione di una cerimonia nuziale soltanto per togliersi il gusto di dire “No.” sull'altare. A meno di non essere multimiliardari, ovviamente, ma in quel caso ci sono molte altre fantasie che realizzerei volentieri per prime. E non sono neanche solo fantasie erotiche, pensate un  po'.

2 commenti:

tenebrae ha detto...

io invece da piccolo pensavo che non fosse così scontato che la sposa dicesse sì... per cui mi immedesimavo nell'ansia dello sposo che fino all'ultimo non sapeva quale potesse essere la risp della sua fidanzata...

Mi fu detto che, nel cerimoniale, quella ("vuoi tu sposare la qui presente...?) era una domanda retorica....

;-))))))

Isabella Bella ha detto...

Anch'io da piccola pensavo che uno potesse decidere al momento, oppure rispondere "sì, ma non a queste condizioni. Trattiamo!"
Però penso che se dopo aver speso una barcata di soldi uno dei due rispondesse no, rischierebbe la vita :-P
Comunque io non riesco proprio a immaginarmi in quella situazione, con tutti che mi guardano e aspettano che io dica "sì"... LO SO che finirei col dire "NO" per puro spirito di contraddizione. E' un istinto innato per me :-P
I.